Marco, il cuore batte forte | Palermo è la Curva Nord

Marco, il cuore batte forte | Palermo è la Curva Nord

La favola del palermitano Cecchinato. Ecco come la sua città ha vissuto l'impresa.

Roland Garros
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Sono i dettagli, solo loro. E’ dai particolari che capisci che stai giocando la partita della vita. Da come soffia il vento. Dalle immagini di chi ami, dalla velocità con cui passano, mentre le porti dentro. Dal tono dell’azzurro sopra i campi. Dalla pallina che ti obbedisce come, forse, non ha mai fatto in una intera esistenza di sudore e corse.

Marco Cecchinato, ragazzo di Palermo, ora è in ginocchio sulla terra battuta che somiglia al prato più verde che c’è: un istante che durerà in eterno. Le braccia stese al cielo, il cuore già disperso nel doppio fallo della felicità. All’altro capo della rete, Nole, il guerriero valoroso, il gentiluomo che assiste al trionfo dell’altro e lo omaggia. Sì, è da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia. E dal dolore di cui è capace, prima della gioia. Sono i dettagli che impreziosiscono le anime in gioco. I dettagli, solo loro.

Ieri, in ogni casa palermitana, dalle tre e mezza del pomeriggio, si è eretto il palco di una intensa Curva Nord del tifo e dell’entusiasmo. Amiamo ogni sport, quando c’è una sfida impossibile in mezzo, soprattutto se è uno di noi il protagonista. Uno che ha la faccia come l’abbiamo noi. E ci sentiamo espertissimi, ovunque competenti, i’ miegghiu, seppure siamo cresciuti a ravazzate e Super Santos sulla spiaggia.

Le suggestioni abbondano. Anni fa, in tempo di regate e di barche italiane, un simpaticissimo residente nei dintorni del Borgo mentre assisteva allo spettacolo, da una tv di fortuna in mezzo alla via, si adirò parecchio per un supposto errore dello skipper. E commentò, indignato, a filo di canottiera: “Ma comu guida chissu, mi pare tutto Guidolino (Guidolin, grande allenatore rosanero, all’epoca in bassa fortuna ndr)”.

Perfino nel tennis, non mancano gli aneddoti. Era – si narra – l’inizio degli anni Ottanta, quando un ignoto palermitano incrociò Bjorn Borg – dio supremo della racchetta – sulla sua strada, in una contrada straniera. Chi c’era racconta che l’aficionado borghiano di casa nostra si lanciò a testa bassa per abbracciare il campione, gridando: “Me cucino Borghe, me cucino Borghe!”. E che Borghe (Borg), sorpreso da tanto entusiasmo gesticolante – una volta tranquillizzate le inquiete guardie del corpo – lo abbracciò di rimando. Preciso o arricchito che sia, l’aneddoto citato muove alla tenerezza e a una allegra, chissà perché, malinconia da estraniamento. Un sussulto del mare di Mondello nella vastità dell’universo. Un’arancina abburro mangiata, calda e croccante, sulla luna.

Sì, sappiamo tutto. E tutto abbiamo letto. Che era dai giorni di Barazzutti che, a Parigi, non si esultava così, quando il televisore era in bianco e nero e, se spuntavano i pallini, un cazzotto bastava per rimettere a fuoco l’inquadratura. Ma adesso conta soltanto quello che c’è adesso. Marco, le sue braccia al cielo, le case palermitane inondate da un perepeppè da Curva Nord, l’orgoglio di sentirsi insieme, l’uno addosso all’altro, come per la rovesciata di Santino Nuccio contro la Juve Stabia. E molti di noi, che poco sanno tennis, conoscono però le regole della terra, della rete e del cielo: la pallina è rotonda.

Cecchinato, spadaccino dell’impossibile, ha, infine, commentato la sua impresa con gentile misura: “’Mi batteva molto forte il cuore – ha detto – lui ha spinto e alla fine giocava meglio e iniziavo a crederci meno, ma ora sono in semifinale. Ho iniziato il match convinto che non avevo nulla da perdere e ho iniziato a crederci, non pensavo di fare questo match sono stato aggressivo, convinto di vincere, coraggioso e perfetto. Ho fatto tanti sacrifici, è incredibile aver raggiunto le semifinali”.

Sì, certo, la pallina è rotonda, la partita della vita è quella che verrà. Ma il cuore, nelle scarpe, batte più forte di tutto. Sempre.

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