CATANIA – Confermata la sentenza di primo grado. E’ questa la decisione della Terza sezione Penale della Corte d’Appello di Catania che chiude il secondo capitolo giudiziario del drammatico caso di Giuseppe Marletta, l’architettto catanese in coma vegetativo dal 2010 a seguito di un intervento chirurgico al Garibaldi che prevedeva la rimozione di due punti di sutura alla mascella. Condanna a sei mesi di reclusione, pena sospesa, per l’anestesista Silvio Budello e l’infermiere Carlo Terrano accusati del reato di lesioni gravissime. Secondo la ricostruzione dell’indagine condotta nel 2010 dal pm Lucio Setola (che fu trasferito prima del termine del processo di primo grado) il paziente non sarebbe stato vigilato durante la fase del risveglio e quindi non ci si è accorti in tempo dell’arresto respiratorio e in conseguenza dell’arresto cardio-circolatorio. Budello e Terrano hanno sempre ribadito di aver “rispettato tutte le procedure del caso”. Il Pg Gambino aveva chiesto l’assoluzione per Budello.
L’udienza di oggi si è aperta con la rinuncia delle repliche da parte degli avvocati e poi la Corte si è riunita in camera di consiglio. Confermata la sentenza di primo grado anche nella parte relativa alla provvisionale di 80 mila euro per risarcire le parti civile costituite nel procedimento, la moglie Irene Sampognaro e i due figli. “Mi ritengo soddisfatta – commenta a LiveSiciliaCatania la moglie di Marletta – dal punto di vista legale è una vittoria perchè è stato ancora una volta riconosciuto che quanto accaduto a mio marito è un caso di malasanità. E’ importante che si continui su questa strada e che i responsabili siano condannati con pene esemplari. Da questo punto di vista non esiste una pena adeguata a quanto accaduto a mio marito che ha subito un danno irreversibile”.
In merito al risarcimento del danno l’ospedale Garibaldi ha fatto opposizione. “Ci continuano a dire che non hanno soldi – commenta Irene Sampognaro. L’unica strada a questo punto è che quando si sarà concluso anche il terzo grado di giudizio avvieremo una causa civile”.

