Le denunce per estorsione continuano a essere troppo poche e questo rende più difficile contrastare il racket. È il messaggio lanciato dal procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, nel corso dell’incontro “A Palermo tornano le intimidazioni del racket. Cosa Nostra sta rialzando la testa?”, organizzato da Assostampa Sicilia ai Cantieri culturali della Zisa. Sul tema è intervenuto anche il sindaco Roberto Lagalla, che ha evidenziato come nella città permanga un clima di timore tra gli imprenditori vittime delle richieste estorsive.
De Lucia sul racket: “Le denunce? Troppo poche”
“Oggi il problema delle poche denunce, rispetto al racket, è serissimo – ha detto il procuratore nel corso del suo intervento – Palermo è totalmente diversa rispetto a 35 anni fa, ma non sarei così ottimista sulla reazione della società civile rispetto ai fatti che stanno accadendo. C’è ancora una significativa voglia di mafia che proviene dal circuito del terziario e le ultime indagini ci dicono che c’è chi ha fatto sparire le bottigliette incendiarie che sono state trovare fuori dal proprio negozio”.
“Se noi avessimo le denunce necessarie oggi potremmo fornire risposte, in tempi rapidissimi, individuando e perseguendo i responsabili del racket. Purtroppo, ancora oggi, una serie di fattori limitano queste attività, cioè le denunce dei cittadini”, ha aggiunto. Secondo de Lucia, una maggiore collaborazione da parte delle vittime consentirebbe di intervenire con maggiore rapidità nell’individuazione dei responsabili delle estorsioni.
“Recrudescenza racket nelle periferie”
Il procuratore de Lucia ha poi richiamato l’attenzione sull’evoluzione del fenomeno estorsivo, spiegando che il problema interessa ormai l’intero territorio cittadino, “soprattutto nelle aree periferiche della città di Palermo”. “Non ci sono parti dei territorio che oramai sono esenti dal fenomeno del racket e in alcune zone si paga il pizzo perché lo si è sempre fatto – ha evidenziato – Nel quartiere di San Lorenzo c’è una strategia precisa: il ritorno alla violenza perché in qualche modo si era un po’ perso, da parte della mafia, il controllo della situazione”.
De Lucia ha inoltre parlato della disponibilità di armamenti in mano alla criminalità organizzata. “Oggi vi è il ricorso ad armi da guerra – ha affermato – non solo Kalashnikov, ma anche bombe ad alto potenziale, che provengono da altri scenari italiani e da guerre passate e presenti, come l’ex conflitto balcanico, ad esempio, ma anche materiale che arriva dal conflitto tra Russia e Ucraina. Gli armamenti vengono diffusi nelle reti europee ma anche nella realtà siciliana”.
Il tema dell’esercito in città
Nel corso dell’incontro si è discusso anche della proposta avanzata della premier sull’impiego dell’esercito a Palermo. Per Maurizio de Lucia, un eventuale utilizzo dei militari può rappresentare un supporto limitato alle forze dell’ordine, senza sostituirne il ruolo. “La presidente Giorgia Meloni parla di portare l’esercito a Palermo? L’esercito per me deve fare l’esercito, ha compiti istituzionali diversi da quelli della polizia“, ha dichiarato. “Bisogna però anche essere pragmatici, in altri paesi da Parigi a Nizza, ci sono pattuglie operative sul territorio ma c’è da dire che questo non può essere un alibi. Altrimenti poi finito lo strumento dell’esercito a cosa si passa, ai caschi blu? Un limitato apporto, ossia una sostituzione nei presidi fissi le forze di polizia, e’ utile”, ha concluso.

Il sindaco Lagalla: “Non è militarizzazione”
Sulla proposta è intervenuto anche il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, che ha espresso una posizione favorevole a un rafforzamento della presenza dello Stato nelle strade. “Circa la proposta della Meloni di portare l’esercito nelle strade di Palermo, io sono tra quelli che, più volte, ha posto tra le ipotesi la possibilità di trasformare l’attuale azione di strade sicure nelle città metropolitane, ha dichiarato.
“I cittadini hanno una pretesa di sicurezza, ma anche una percezione di sicurezza, che l’uniforme accompagna – ha proseguito – Credo che questo possa essere utile anche perché l’utilizzo di polizia municipale distoglie gli uomini da altre funzioni. Non la vedo come una militarizzazione, ma come un controllo rafforzato della città, che in questo momento trova la comprensione dei cittadini”.
“A Palermo c’è ancora paura di denunciare”
Il primo cittadino ha quindi condiviso l’analisi del procuratore de Lucia sul basso numero di denunce presentate dalle vittime del racket. “La sensibilità di questa città è diversa rispetto a quella di trentacinque anni fa – ha sottolineato – Il numero delle denunce che viene rassegnato alle forze di polizia, rispetto al racket, però è esiguo per rapporto numerico. Questo ci dice che c’è una paura e un timore. Sta alle istituzioni far vedere come debba essere un atteggiamento di resistenza convinto, di tutti, a queste forme di violenza”.
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Lagalla ha ricordato le iniziative messe in campo dal Comune per sostenere le attività economiche che denunciano le estorsioni e ha concluso ribadendo la necessità di un cambiamento culturale. “C’è un arretramento, rispetto alla responsabilità generale, che si deve avere nei confronti della comunità – ha affermato – noi puntiamo molto sul valore persuasivo delle associazioni anti-racket e del volontariato. Noi stessi abbiamo messo a disposizione delle attività commerciali, che denunciano il racket, risorse aggiuntive del comune per due anni”.
“La violenza però – ha sottolineato Lagalla – è un abito ancora presente in questa città, nonostante abbia ricevuto un colpo importante da parte della magistratura e delle forze dell’ordine. Serve una rigenerazione sociale che passa soprattutto per l’alfabetizzazione della cultura. Finché non avremo una città in cui il livello delle competenze culturali sarà il più possibile omogeneo – ha concluso – continueremo ad avere dei divari sociali che faranno sì che alcune frange riterranno lodevole il potere accodarsi alla vergogna della mafia”.
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