"Mercenari? D'Alia chieda scusa |Per Crocetta futuro nel Pd"

“Mercenari? D’Alia chieda scusa |Per Crocetta futuro nel Pd”

L'ex ministro Salvatore Cardinale

"Nella scorsa legislatura chi ha fatto un'operazione che acquisiva parlamentari da altri gruppi è stato proprio D'Alia. Non credo che gli amici che sono andati con lui nell'Udc meritino i termini che usa lui". Crocetta leader nazionale? "Sbaglia se pensa al suo futuro fuori dal Pd"

Intervista a Salvatore Cardinale
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5 min di lettura

PALERMO – “Vogliamo le scuse di D’Alia. Lui mercenari non lo dice a nessuno. Così offende anche i suoi”. A Totò Cardinale, l’intervista a Livesicilia del leader dell’Udc proprio non è piaciuta. L’esponente del Pd, grande regista dell’allargamento della maggioranza crocettiana all’Ars e della nascita del gruppo dei Democratici riformisti, ribatte a D’Alia e lo invita a lavorare “per il bene della maggioranza”.

Onorevole Cardinale, come sta la maggioranza di Crocetta?
“Crocetta è un uomo coraggioso che ha individuato alcuni punti di sofferenza del sistema regionale e ha avviato quest’opera di bonifica. Non significa che sia conclusa. Ora dopo la pars destruens, bisogna passare alla fase di costruzione. E c’è bisogno dello sforzo di tutte le componenti che sostengono il governo in Assemblea regionale. Questo governo deve avere la capacità di rapportarsi alle forze politiche che possono garantire la possibilità di far passare i provvedimenti in aula, a partire dal bilancio, che quest’anno purtroppo è ancora più magro”.

E questa ‘capacità di rapportarsi alle forze politiche’, Crocetta l’ha avuta fin qui?
“Crocetta, come tutti i geni ha la sua sregolatezza. Ha bisogno di essere affiancato e di seguire delle regole. Che partono dall’esigenza di dare ruoli dignitosi a tutte le componenti della coalizione”.

Ma non è che sta reclamando assessorati, come dice D’Alia?
“No, qui D’Alia mostra di non avere la lucidità necessaria per capire queste cose. Forse perché ancora preso dallo shock del risultato elettorale. Nessuno dei parlamentari, che io ho contribuito a mettere insieme, ha posto il problema della compagine del governo. Si tratta di condividere le scelte e di ragionare sui possibili obiettivi da raggiungere e sui risultati da conseguire. Partendo dalla necessità di tutelare i più deboli, evitando di creare nuove masse di disoccupati. Non penso solo ai precari ma anche alle imprese che non hanno oggi nessuna prospettiva. È chiaro che serve anche Roma, ci vuole anche un governo nazionale che spero possa nascere al più presto”.

Come? Servono le larghe intese, quelle auspicate da D’Alia. Su questo siete d’accordo?
“Non sono pregiudizialmente contrario alle larghe intese ma nel segno di una frattura col passato e di un nuovo corso che distribuisca al meglio le risorse del Paese”.

E in Sicilia, le larghe intese possono funzionare?
“Io partirei dall’esigenza di avere un governo con i numeri. E ho lavorato a questo obiettivo col solo interesse di mettere l’attuale maggioranza di Crocetta nelle condizioni di allargarsi e non di restringersi. Senza cadere nel tranello grillino per cui tutte le cose buone che si fanno sono merito loro, e il resto è colpa degli altri. È un vecchio trucco. Il governo Crocetta deve guardare in maniera autosufficiente a tutto il panorama politico siciliano. Con uno sforzo di mediazione, come si faceva al tempo della mia generazione. Oggi questo non avviene”.

D’Alia parla di mediazione, invitando a cercare intese con l’opposizione…
“Il leader di un partito con responsabilità di governo lavora forse per indebolire la maggioranza”.

Lei la legge così?
“Non so a cosa si riferisce D’Alia e a chi. Nella scorsa legislatura chi ha fatto un’operazione che acquisiva parlamentari da altri gruppi è stato proprio D’Alia. Non credo che gli amici che sono andati con lui nell’Udc meritino i termini che usa lui: “mercenari”, “uomini della legione straniera”, ma scherziamo? Il gruppo dei Democratici e riformisti ha quattro eletti nella lista del Megafono, più Salvo Lo Giudice. A questi se ne aggiungono altri che vengono da un’area di centro e rompono nel momento in cui i loro leader tornano nel centrodestra. Sono persone serie la cui dignità non va calpestata. Come fa D’Alia. Io gli consiglio di ritrovare la sua intelligente lucidità e di lavorare per rafforzare il governo Crocetta”.

D’Alia parla di malumori in quel gruppo per le nomine di Crocetta.
“Semmai c’è stato un malumore forte di D’Alia che aveva chiesto la Serit per un suo amico, persona dignitosissima. Quando è stato scelto Ingroia chi ha vissuto un certo malessere è stato D’Alia. Che c’entrano gli altri? La dignità deve essere alla base di ogni rapporto tra gruppi. Dignità che mi pare D’Alia abbia calpestato con le sue dichiarazioni. E a proposito, mi faccia dire un’altra cosa”.

Prego.
“Non ho fatto mai niente in questa vicenda che non fosse raccordato con autorevoli rappresentanti del mio partito nazionale”.

L’onorevole Picciolo ha detto che i Democratici riformisti non parteciperanno più a vertici con D’Alia. Ma così come può andare avanti una maggioranza di governo?
“Noi vogliamo che ci siano le scuse di D’Alia. E si scusi anche con i suoi. Non possono essere chiamati mercenari. Lui mercenari non lo dice a nessuno. Perché nessuno qui ha scambiato merce. Questo gruppo ha sostenuto il governo senza chiedere nulla, in maniera del tutto generosa”.

Ma questa aria non aiuta certo l’approvazione del bilancio, non trova ?
“Ci sono alcune cose su cui bisogna riflettere. Intanto, diciamolo: non c’è trippa per gatti. Nessuno può sperare di gestire i bilanci per risolvere problemi, seppure legittimi, che riguardano categorie di soggetti che possono farne a meno. Nello specifico non saprei entrare, so che l’assessore al Bilancio, che è persona assai onesta a capace, saprà fornire soluzioni adeguate”.

Crocetta deve diventare leader nazionale?
“Qui entro subito in rotta di collisione col mio amico Crocetta. Io credo che lui possa essere un leader apprezzato e stimato a livello nazionale, ma un leader del Partito democratico. Ogni altra via risulta distorsiva. Se dovessi dargli un consiglio, gli direi di concentrare gli sforzi sul buon governo nella Sicilia, come ha fatto finora. E di irrobustire il Pd con l’ingresso degli uomini del Megafono nel Partito democratico, che poi sta nelle finalità dei Democratici riformisti. È uello l’orizzonte, il Pd. E devo dire che la lista del Megafono, alle Politiche come alle regionali, è stata voluta da Roma e costruita con fatica”.

Insomma, lei lo aveva già detto e lo ribadisce: questo gruppo è un’anticamera per l’ingresso nel Pd.
“Io sono tra i fondatori del Pd e ci credo tantissimo. Ho rinunciato, all’epoca della fondazione, a delle posizioni privilegiate che avevo nella Margherita. È il Pd l’unica novità politica italiana del terzo millennio. A parte Grillo, che però voglio considerare un incidente legato alla rabbia diffusa e alla voglia di protesta. Tra tanti movimenti lideristici, l’unico partito veramente organizzato e democratico è il Pd. Verso il quale devono confluire sensibilità moderate e di centro, con la condizione pre-politica che ci sia lontananza siderale da metodi clientelari e dalla mafia, per evitare che il Pd sia considerato una prosecuzione dell’esperienza dei Ds. Rivedere la propria posizione è segno di intelligenza, solo gli asini restano legati a un palo”.

 

 


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