Movida e spaccio, patto tra clan: le rivelazioni del pentito Porto - Live Sicilia

Movida e spaccio, patto tra clan: le rivelazioni del pentito Porto

L'ex boss catanese dei Cintorino ha fornito ai pm pezzi del mosaico dell'inchiesta Alcantara
IL BLITZ DI MESSINA
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CATANIA – Un patto tra clan per vendere droga nei locali della movida taorminese. Due gruppi criminali che erano pronti a massacrare di botte chi non riusciva a ottemperare ai debiti di sostanze stupefacenti. O chi era sospettato di essere uno “sbirro” (un confidente, ndr). Pusher minorenni che per pochi spiccioli smerciavano cocaina, marijuana e hashish davanti la porta dei locali della riviera ionica. Sono questi i pezzi del mosaico che compongono l’inchiesta Alcantara scattata ieri all’alba. Un’operazione condotta dai carabinieri e che – sotto la direzione della Dda di Messina – ha colpito due organizzazioni parallele che si sarebbero spartite lo “spaccio” nelle piste da ballo delle Perla dello Ionio. L’effige mafiosa è fornita dal clan Brunetto di Giarre, alleati storici di Cosa nostra, e i Cintorino di Calatabiano, referenti dei Cappello di Catania. L’ultimo anello dell’indagine, quello che fa da collante di riscontro, è dato dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo Porto, ritenuto uomo di vertice proprio del clan Cintorino. La scelta di diventare pentito è arrivata poche ore dopo l’arresto nel blitz Isola Bella, che ha documentato le interferenze mafiose nel settore turistico a Taormina. 

Porto, in un verbale dell’ottobre del 2019, ha raccontato di “essersi dedicato” al traffico di cocaina e marijuana “nella fascia ionica della provincia di Messina”. La droga sarebbe stata acquistata “dal clan Cappello e dai Santapaola”. Lo stupefacente sarebbe stato venduto “a Giardini, Calatabiano e Gaggi”. “So che vi erano dei ragazzi di Taormina che spacciavano sia erba, che cocaina e che riescono a vendere bene la droga. Vi erano gruppetti di soggetti che spacciavano”, ha rivelato ai magistrati. Il pentito ha spiegato che nella riviera ionica sarebbe stata operativa “un’organizzazione dedica al commercio di stupefacenti tra i giovani avventori dei locali ove si svolgeva la vita notturna, al vertice della quale si ponevano Marco Giovanni Condorelli e dopo l’arresto di quest’ultimo Carmelo Coco”.

Condorelli è stato coinvolto lo scorso anno nel maxi blitz Jungo che ha falcidiato il clan Brunetto. E in quell’operazione è stato arrestato anche Pippo Andò, u cinisi. Sono tutti personaggi che Porto – a suo dire – conoscerebbe bene. “Conosco Giovanni Marco Condorelli che fa parte del gruppo Brunetto ma è gestito da Pippo Andò. Pippo Andò è cugino di Melo Oliveri, mi ha procurato della droga che mi ha consegnato Condorelli… Condorelli è un ragazzo giovane e spaccia forte” in una discoteca taorminese “è di Fiumefreddo e abita lì. Spaccia anche a Giardini. Vi sono diverse piazze di spaccio e lo spaccio è suddiviso per locali come discoteche e bar. Per stabilire le piazze di spaccio vi sono accordi fatti tra i gruppi Brunetto e Cintorino in passato. Anche i Laudani hanno qualche locale, soprattutto a Recanati, dove spacciano dei ragazzi. Vi è quindi suddivisione di locali – ha spiegato il pentito – che viene stabilita dai responsabili”. 

Ma se i Cintorino e i Brunetto avrebbero trovato un’intesa. Lo stesso non sarebbe successo tra i referenti dei Santapaola di Giarre e i Laudani. Porto ha raccontato ai pm di un violento pestaggio. Molti gli stralci che sono stati omissati. 

“Omissis Ultimamente ci sono problemi a Giardini: ai primi di gennaio 2019 si sono presi a botte persone dei Brunetto e persone dei Laudani per questioni di droga. Era coinvolto Melo Coco, Condorelli, Omissis e due ragazzi dei Laudani di cui non ricordo il nome. Questi soggetti si sono presi a botte ma poi la questione è stata chiarita”. Dietro questi omissis potrebbe esserci il nome da cui far partire una nuova inchiesta. 


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