Zen, Lorefice: "Palermo è risorta"

Mozione di fiducia allo Zen

Le divisioni della 'città dei buoni' saranno superate?

PALERMO- “Sbummichiaaaa!” Segue il rumore di una botta secca al pallone. La partita, nel campetto dello Zen, è molto accesa. Intorno alla cancellata parrocchiale si mostrano i consueti luoghi comuni della periferia. Munnizza accatastata di qua e di là. Motori a vario titolo che sfrecciano. Capigliature tipiche di certe nozioni lontane sul mondo giovanile.

Esiste una città riluttante che non sopporta lo Zen. Che vorrebbe vederlo – e lo dice apertamente – circondato da muri di cinta e siepi di concertina. Ignora, questa Palermo ‘perbene’, che, purtroppo, è già accaduto, molti anni fa, nella costruzione di blocchi invisibili quanto impenetrabili. La disperazione del ghetto nasce da due spinte contrapposte. Quella degli ignavi e dei cattivi che stanno dentro, in mezzo agli onesti. Quell’altra dei cinici benpensanti che stanno fuori. Nel guado, soffre il resto.

La ‘città dei buoni’

Dentro il teatro della parrocchia, ecco ‘la città dei buoni’, accorsa in massa, con i suoi due vizi capitali da scongiurare: la fiera delle vanità di cui è solita ammantarsi, la riottosa indisponibilità a cementarsi. I buoni – si sa – hanno la presunzione di saperla lunga e non accettano intromissioni, né associazioni temporanee. I cattivi, invece, puntano al risultato e se ne fregano.

Nel primo giorno di dicembre, si tengono, proprio qui, gli“Stati Generali per l’infanzia, l’adolescenza e le Politiche Giovanili”. L’iniziativa è promossa da una rete di associazioni, singoli e istituzioni. Loris, ragazzo del quartiere, frate e cappellano del ‘Pagliarelli’, sussurra speranzoso: “Può essere una svolta”.

Riusciranno, finalmente, i buoni a ricucire gli strappi, a rammendare le incomprensioni, a dare seguito al manifesto programmatico che racconta ‘un’esigenza urgente’: “Aprire un confronto pubblico e costruttivo sul futuro dei bambini, delle bambine, dei e degli adolescenti, dei e delle giovani della nostra città”? La riflessione parte da fatti atroci e incalza: “Vogliamo che lo Zen non sia più una periferia, ma il ‘centro’ e il punto di partenza di un cammino inclusivo”. Non è la prima volta che un obiettivo del genere viene proclamato.

Per il Comune ci sono gli assessori Anello, Calabrò, Carta, Ferrandelli, Tamajo. Ci sono i buoni che sono buoni davvero, tra palco e platea. Un sintetico elenco: il parroco, don Gianni Giannalia, don Enzo Volpe, don Sergio Ciresi, padre Gianni Notari, fra’ Mauro Billetta, don Antonio Garau, Nino Rocca, Fabrizio Arena, Costantino Visconti, Daniela Crimi… e tanti altri.

“Sta sorgendo la speranza”

Spiccano le parole di Don Corrado, l’arcivescovo Lorefice, tra Vangelo e Costituzione. La citazione degli articoli della Carta sono seguiti da un auspicio che prende l’avvio dai cardini della partecipazione e della responsabilità:”La democrazia rappresentativa sarà così meno distratta dagli equilibri di potere e dalla tenuta delle alleanze politiche, sarà meno autoreferenziale, perché possa essere sempre di più politica che presuppone passione per la città”.

“Le periferie sono un tradimento della Costituzione – continua l’arcivescovo – che si fonda sulla dignità inalienabile della persona. Le periferie nascono quando perdiamo l’unico vero centro: ogni persona che abita la città, ovunque sia dislocata la sua abitazione. Palermo è risorta, stasera sta emettendo il vagito della sua nuova rinascita, non è la prima. Credo che questo sia l’impegno di tutti. Un anticipo di speranza sta sorgendo proprio oggi”.

La serata si conclude con gli ultimi interventi. Lo Zen si prepara alla notte periferica, dentro le sue mura impalpabili e onnipresenti. Ci vorrà il coraggio di una vera e persistente mozione di fiducia per cambiare le cose.

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