"Vannacci? Come il fantasma formaggino". Parla Mulè

Mulè: “Vannacci? Come il ‘fantasma formaggino’. Cosa serve in Sicilia”

Giorgio Mulè
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Parla il vicepresidente forzista alla Camera

“Vannacci? Come il fantasma formaggino di una barzelletta dei nostri tempi. Può fare paura, ma alla fine, metaforicamente, lo spalmi sul panino dei consensi altrui e capisci che non ha un vero ruolo”.

Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, ovvero: la fantasia al potere. La metafora del famosissimo fantasma formaggino (‘vieni qua che ti spalmo sul panino’, completava la filastrocca-battuta), forse, almeno nella pungente irriverenza, vale più di un armadio di retoriche da ripassare.

Il discorso calabrese, certo, con le elezioni che confermano il centrodestra tradizionale, sul cardine di Forza Italia. Ma anche (ovviamente) la Sicilia, con le sue sfide non distanti. Ci può essere un rapporto suggestivo? Chissà. Mulè, intanto, non sfugge, da siciliano, alla regola della prossimità originaria. “Anche se dipingo una mela, c’è la Sicilia” (Renato Guttuso, citato da Leonardo Sciascia).

Da Reggio Calabria a Palermo. Esiste un filo conduttore?
“Ogni elezione ha una storia a sé, le suppletive, poi, in particolare. In Calabria, Forza Italia ha un radicamento che la rende una punta di diamante politica. Ci sono un governatore, Occhiuto, e un sindaco di Reggio, Cannizzaro, che sono bravissimi e stra-amati. Cannizzaro è frutto di un rinnovamento della classe dirigente. Parliamo di un percorso compiuto, comunque, al Sud, che ci dice qualcosa. La Sicilia deve confermare il valore della classe dirigente del centrodestra”.

Lei lancia, da sempre, appelli al rinnovamento, alla coesione, alla rapidità nelle scelte fondamentali. Sono ascoltati?
“Noto che c’è un fermento siciliano, unito a una attenzione nazionale crescente. Ho visto le iniziative di Carolina Varchi, fondate sulla capacità di proporre un programma. Io vengo accreditato, ma non so se sono un esempio di rinnovamento. Ci provo. I riflettori sono puntati sulla Sicilia, ripeto, e lo saranno sempre di più, man mano che si completerà il quadro nazionale in vista delle elezioni”.

Proprio lei punterebbe sulla candidatura bis Schifani-Lagalla, alla presidenza della Regione e come sindaco di Palermo?
“No, guardi, non partecipo a questo torneo e non scommetto, per non mancare di rispetto a entrambi e soprattutto a chi dovrà necessariamente fare i conti con gli equilibri nazionali. Da parte mia resta la disponibilità di rimettermi alle decisioni, con la capacità quotidiana di lavorare in Sicilia e per i siciliani, con ogni ruolo. Quella non mancherà mai”.

Una parte del centrodestra sembra preoccupata dalla ‘carica dei vannaccini’. Lei?
“Parafrasando, non penso che i lanzichenecchi siano metaforicamente e politicamente alle porte di Palazzo Chigi. Vannacci accende i fari, ma è pari a nulla. Come il fantasma formaggino, ti fa paura, solo se non capisci chi è, nella sua inconsistenza”.

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Dunque, onorevole Mulè?
“Basta mantenere la maturità e il livello del buongoverno nel centrodestra. Anche le percentuali calabresi e i sondaggi lo dicono chiaramente: tutto un gran parlare dell’Italia che va male, della sinistra incombente, di Vannacci… Poi, quel campo larghissimo si rivela per ciò che è: una bolla di sapone. E torniamo al fantasma formaggino...”.

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