L’ombra dell’ex generale Vannacci semina dubbi assortiti, anche tra i partiti in Sicilia. Quanti sono (i vannacciani)? Chi sono? Cosa portano? No, non un fiorino. In compenso, prendono.
Il messinese Tommaso Calderone è tornato alla destra-destra, dopo un lungo soggiorno, con vista sul Parlamento, tra i centristi di Forza Italia. Lui stesso ha raccontato l’evento in chiave epica. Non è il primo, né sarà l’ultimo.
Tuttavia, non ci sembra di potere derubricare l’accaduto alla voce ‘problemi dei forzisti’, per quanto sia una pista politicamente suggestiva, perfino accreditata. Altro, magari, sì, questo, no.
Per scelta, si esce da un mondo moderato e si entra in un contesto politico totalmente differente. Non si spiega un comportamento radicale, se non con un cambio di prospettiva. Ambizioni, orizzonti, pensieri e risentimenti avranno sicuramente contato.

Futuro Nazionale gongola…
Gongola Roberto Vannacci. Gongola il coordinatore regionale di Futuro Nazionale in Calabria, il deputato Domenico Furgiuele: “È un segnale politico che si aggiunge alle adesioni già registrate e all’interesse che stiamo raccogliendo sui territori”.
Quanto ‘sposterà’ in Sicilia, alle elezioni regionali, il vannaccismo? Una domanda che si ripropone. E’ presto per dirlo. Gli eventi prenderanno le mosse dallo schema nazionale complessivo. Comunque, si può tentare un discorso in generale.

Centristi in ansia
I centristi sono in fibrillazione e si capisce. “Per un centrodestra moderno, moderato, atlantista e liberale quella cultura non è alleabile – avverte Saverio Romano, di Noi Moderati -. Non lo è per il modo in cui intende l’Europa e il legame atlantico, e per il modo in cui concepisce il pluralismo e il confronto tra avversari legittimi”.
E c’è quell’antico esponente di centrodestra, incrociato sotto i portici, che riflette: “Se vanno col generale, il mio voto se lo possono scordare. Sarebbe un suicidio”. Dall’altra parte, come rinnegare il richiamo di sirena dei numeri? Il dilemma risulta spinosissimo per il centrodestra, fra Roma e Palermo.

Gli eccessi social e il resto
Ma non si possono nemmeno accettare, davvero in generale, gli eccessi social e non solo. Non si può passare, con leggerezza, oltre il post sulla sottosegretaria Matilde Siracusano (il presidente Schifani, con altri esponenti di primo piano del centrodestra, ha espresso una indignata solidarietà), né si può fingere di non cogliere una dialettica dalla configurazione estrema. Cose che nulla hanno a che vedere con la moderazione, se proprio non vogliamo chiamare in causa la decenza. E probabilmente sarebbe opportuno.
La Sicilia è una terra di indole moderata, appunto, capace di sobbalzi d’umore considerevoli. Ama lo status quo e abbraccia le rivolte, più o meno tali, senza cogliere alcuna contraddizione. La sua fisionomia mette in scena il perenne contrasto tra equilibrio e strappo. Talvolta, il reflusso confluisce in una agognata immobilità, con lo show dell’annacamento.

La sfida tra due anime
Il quadro si va componendo. Per il centrodestra, la candidatura bis del presidente in carica, Renato Schifani, si consolida, giorno dopo giorno, salvo sorprese. Il centrosinistra somiglia al campo larghissimo dei sofismi disponibili e scopre immancabilmente crepe rinnovabili.
Bisognerà aspettare, come già sottolineato, le decisioni romane, per sapere chi andrà con chi. In ogni caso, le gesta elettorali dei vannacciani, con qualunque combinazione, ci diranno molto sulla visione dei siciliani circa problemi e speranze.
Il discorso in generale, nell’eterno duello tra due anime divaricatissime – la Sicilia moderata ed estrema – andrà tenuto in considerazione, come dato della realtà, come esperimento morfologicamente ideale, come profezia politica a medio e lungo termine.
Le partite di domani
Nel calderone (non Tommaso) si misurano l’autoproclamato nuovo che guarda al passato, il centrodestra tradizionale, con le sue roccaforti regionali e cittadine, in un rapporto da scrivere. Ci sono pure – nello schieramento contrario – l’altro segmento dal piglio rivoltoso – Controcorrente con il leader Ismaele La Vardera – e il centrosinistra classico. Sarà interessante trarre le conclusioni delle urne, aspettando ‘Scateno’.
Dalla polarizzazione accennata – moderatismo ed estremismo – dipenderanno le partite di domani, superando lo schema della contrapposizione fra destra e sinistra. La vera trincea è già in movimento. Chi starà con chi?
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