PALERMO – Passato e presente di Cosa Nostra si intrecciano in questa afosa giornata di luglio a Palermo. Il passato è nelle lamiere contorte della Fiat Croma su cui viaggiavano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, il giorno in cui li trucidarono a Capaci nel 1992.
L’auto è stata temporaneamente trasferita dalla scuola della polizia penitenziaria di Roma per essere esposta al “Museo del presente”, realizzato dalla fondazione Falcone a Palazzo Jung.
Il presente è cristallizzato nel blitz con cui nella notte appena trascorsa la Procura di Palermo e i carabinieri hanno arrestato 22 persone. L’inchiesta conferma che la mafia esiste. Per fortuna non più nella declinazione corleonese che seminò morte e orrore.
È vero, non c’è più il tritolo ma ci sono i kalashnikov che mettono paura ai commercianti. Il blitz conferma anche un’altra cosa: l’azione repressiva funziona, è quella preventiva che mostra grosse lacune, alimentando l’insicurezza dei cittadini.
Le risposte devono arrivare dalla premier Giorgia Meloni, che oggi è presente a palazzo Jung e ha partecipato al comitato per l’ordine alla sicurezza pubblica convocato in prefettura, insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e della Giustizia Carlo Nordio. Servono più uomini e mezzi. La premier non escude l’utilizzo dell’esercito per le strade di Palermo.
“Non avevo mai visto la Croma dove è morto Giovanni. I trentaquattro anni mi sono caduti tutti addosso e mi hanno lasciato un dolore dilagante”, la voce di Maria Falcone è rotta dall’emozione.

“Presidente la ringrazio per aver capito una cosa così importante – dice la sorella del magistrato ucciso nel ’92 rivolgendosi a Giorgia Meloni -. Lo abbiamo chiamato ‘Museo del presente’ perché vogliamo che la memoria qui raccolta non sia memoria morta che parli di passato, ma memoria viva che possa emozionare i ragazzi. Dall’emozione nasce la reazione, qui si fa educazione perenne alla legalità”.
“Bisogna inchinarsi di fronte a quella macchina – dice in uno dei momenti più emozionanti -, quanto dolore ma quanta reazione nella società. Da allora la lotta alla mafia è stata degna di uno stato civile. Ringrazio il sindaco (Roberto Lagalla, fra i presenti ndr) che mi ha dato questo luogo”.
L’ultimo pensiero lo rivolge a Paolo Borsellino e a Francesca Morvillo, di cui Maria Falcone ricorda “tutto l’amore che avevo per lei. Senza Francesca dietro di lui la storia sarebbe stata diversa. C’erano annotazioni con la calligrafia di Francesca negli atti di Giovanni”.
“L’emozione è penetrante”
L’emozione segna anche le parole di Giorgia Meloni: “Sono abituata a parlare in pubblico. Anche per una veterana come me non è facile farlo qui dopo lo svelamento della macchina. L’emozione è penetrante, tagliente, fatta di carne e sangue. È la Storia con S maiuscola che ha cambiato la traiettoria dell’Italia che fece i conti con qualcosa di spaventoso. Un male che moltissimi avevano fatto finta di non vedere e minimizzavano. Dopo la strage non si poteva fare finta di non vedere. Cosa nostra era reale e il suo potere era enorme. Falcone diede un nome alla mafia, la portò in tribunale. Ha sbattuto in faccia la verità che per molti andava taciuta”.

Il sangue cambiò il corso della storia di un intero paese perché “da quella strage che era voluta per piegare lo Stato, invece nacque la consapevolezza che combattere la mafia non era compito solo delle forze dell’ordine e dei magistrati, che ringraziamo ogni giorno, ma serviva una mobilitazione. Abbiamo compreso che c’era una responsabilità collettiva”.
“Oggi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono eroi ma erano persone normali” , dice Meloni. “Volevano essere non idoli ma persone perbene – aggiunge -. Gli eroi non sono dotati di poteri straordinari ma sono persone normali che nel momento di scegliere hanno saputo da che parte stare”.
La forza, aggiunge, è in “Giuseppe Costanza e Tina Montinaro (l’autista che si salvò nella strage e la moglie di Antonio Montanaro, uno degli agenti di scorta morti assieme a Rocco Dicillo e Vito Schifani ndr) e di Maria Falcone. Non c’è motivo di ringraziarmi. Stiamo facendo solo il nostro dovere, insieme al sindaco e al presidente della Regione Renato Schifani”.
Quindi un riferimento all’attualità che spacca la politica. E cioè alle indagini sul dossier “mafia appalti” che secondo le ultime indagini potrebbe essere una delle cause della strage di via d’Amelio. Ad ascoltarla c’è anche Lucia Borsellino, uno dei figli di Paolo: “Come dimostrano le indagini della Procura di Caltanissetta e della commissione parlamentare antimafia (in prima fila c’è la presidente Chiara Colosimo accanto ai ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio ndr) chi ha tramato nell’ombra è stato sconfitto ed caduta l’ipocrisia”.

Nell’ultima parte dell’intervento Meloni ringrazia “il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e le forze dell’ordine per l’ennesima operazione antimafia di oggi”.
Infine un messaggio politico. Il governo che guida lavorerà per “potenziare la legislazione antimafia. Nessun detenuto al 41 bis lascerà il carcere, costruiremo una legislazione affinché nessun figlio subisca la condanna di crescere mafioso come il padre e impegnandoci a fare luce sulla pagine ancora oscure delle stragi”.
Schifani: “Coltivare la memoria è un impegno per il futuro”
“Il ritorno a Palermo della macchina su cui viaggiavano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo è la testimonianza viva di una ferita mai rimarginata. Non è un semplice gesto simbolico, ma un atto dovuto verso chi ha sacrificato la propria vita per la legalità. Coltivare la memoria è un impegno per il futuro, per i nostri giovani, perché chi non ha vissuto quegli anni terribili capisca cosa significhi dire no alla mafia, per tutti i cittadini che credono nella libertà e nella giustizia”. Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani che ha partecipato alla cerimonia dello svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano i due magistrati uccisi il 23 maggio 1992 con gli agenti della scorta e che da oggi è esposta al Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
“Come Regione Siciliana abbiamo il dovere di custodire questi luoghi e questi oggetti, perché parlino alle nuove generazioni con la forza della verità – aggiunge Schifani –. Questo museo rappresenta uno spazio dove il ricordo diventa impegno concreto. Ringrazio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i ministri Nordio e Piantedosi per aver voluto essere presenti a Palermo in una giornata così importante per la nostra comunità. La loro vicinanza conferma quanto il contrasto alla criminalità organizzata sia una priorità condivisa da tutte le istituzioni, a ogni livello”.
Lagalla: “Palermo capitale dell’impegno civile contro la mafia”
“La presenza del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla cerimonia di svelamento della Fiat Croma sulla quale viaggiavano i giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza il 23 maggio 1992 rappresenta un momento di grande valore istituzionale e civile per Palermo e per l’intero Paese. Desidero rivolgere al Presidente Meloni il mio più sincero ringraziamento per aver voluto prendere parte a un’iniziativa che rinnova il dovere della memoria e testimonia la vicinanza delle istituzioni ai valori della legalità, della giustizia e della lotta alla criminalità organizzata, incarnati dal sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, e di tutte le vittime di mafia”, lo ha detto il sindaco di Palermo Roberto Lagalla partecipando allo svelamento della Fiat Croma di Falcone.
“La Città Metropolitana di Palermo ha creduto fin dall’inizio nel progetto della Fondazione Falcone, affiancandola concretamente attraverso la concessione di Palazzo Jung quale sede del Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Una scelta che conferma la volontà del nostro Ente di mettere il proprio patrimonio al servizio della memoria, della formazione delle giovani generazioni e della diffusione della cultura della legalità. Il Museo del Presente è oggi un luogo vivo, capace di parlare ai cittadini, agli studenti e ai visitatori provenienti da tutta Italia e dall’estero, trasformando il ricordo in consapevolezza e responsabilità. La cerimonia odierna rafforza ulteriormente il valore di questo spazio e conferma Palermo come capitale della memoria e dell’impegno civile contro ogni forma di mafia”.
“Come Città Metropolitana continueremo a sostenere, insieme alla Fondazione Falcone e a tutte le istituzioni coinvolte, ogni iniziativa che contribuisca a custodire e tramandare l’eredità morale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, affinché il loro esempio continui a indicare la strada della libertà, della giustizia e della democrazia”.

