Musumeci: "Nove comuni su dieci in Sicilia ad alto rischio frane"

Musumeci: “Contro il governo sciacalli dentro e fuori le istituzioni”

L'informativa del ministro della Protezione civile al Senato e alla Camera

ROMA – “Il rischio frane in Sicilia non è emergenziale, ma strutturale. Secondo i dati dell’Ispra aggiornati al 2024 circa nove comuni su dieci nell’isola presentano aree ad alto rischio frane. La situazione non è certo migliore nel resto d’Italia, dove, secondo gli scienziati, oltre il 94% dei comuni si trova in territori esposti al rischio idrogeologico, valanghe ed erosione costiera”.

Così il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, nel corso dell’informativa al Senato sugli eventi meteorologici che hanno colpito Sicilia, Calabria e Sardegna.

Contro il governo, dopo le devastazioni causate dal maltempo in Sicilia, Calabria e Sardegna si sono verificati “veri e propri atti di sciacallaggio dentro e fuori le istituzioni, anche dietro un’apparenza formale – ha detto il ministro -. Non intendo certo ignorare la campagna mediatica che si è sviluppata attorno a presunte inefficienze del governo e questo ministro in tema di Protezione civile”.

Una campagna mediatica che “è andata ben oltre la normale dialettica politica” e si è caratterizzata per “giudizi sommari e frettolose ricostruzioni che hanno cercato in malafede un capro espiatorio, soprattutto sulla frana di Niscemi, invece di contribuire a una seria comprensione dei fatti”, lamenta Musumeci.

In tutto ciò “non sono mancati veri e propri atti di sciacallaggio dentro e fuori le istituzioni, anche dietro un’apparenza formale. Non sono mancati sciacalli in giacca e cravatta”, attacca Musumeci. Ma “prima di fare pagelle sulla credibilità degli altri bisognerebbe avere l’umiltà di pesare alla propria credibilità”, conclude il ministro. 

“Ho il diritto e il dovere – aggiunge il ministro – di respingere con fermezza la rappresentazione che isola strumentalmente un singolo passaggio negli ultimi tre mesi del mio mandato, dal maggio all’agosto del 2022, quando cioè sarebbe stato a me notificato, ed è stato notificato, l’esito del Pai con R4″, il rischio più elevato, a Niscemi, “di una parte di quel fronte franoso tentando così di coprire un quarto di secolo di inerzie, omissioni e sottovalutazioni di altri. Non è compito mio cercare i responsabili. Ci penseranno altre istituzioni ma non sono disposto a fare da copertura a chi aveva il compito istituzionale dopo il 1997 di intervenire per mettere in sicurezza quel territorio e non lo ha fatto”. 

“Secondo gli esperti – ha spiegato il ministro – frane di questa tipologia”, come a Niscemi ,”hanno una tipica tendenza alla retrogressione. L’arretramento del ciglio di scarpata tende infatti a propagarsi progressivamente verso monte, cioè verso il centro storico, in direzione del centro abitato, secondo un meccanismo già documentato negli eventi storici. Il fenomeno attuale è suscettibile di evoluzione retrogressiva, purtroppo. Sulla base delle geometrie osservate del confronto con la frana del 1997 e dell’evento storico del 1790 è plausibile ipotizzare, dicono ancora gli scienziati, un ulteriore arretramento del ciglio di scarpata dell’ordine di alcune decine di metri, soprattutto in caso di nuove piogge abbondanti”.

Un’evoluzione che “potrebbe coinvolgere ulteriori edifici posti in prossimità del margine instabile e compromettere in modo permanente tratti di viabilità strategica – aggiunge – allo stato attuale non è ancora definita la soluzione da dare alle famiglie che sono state costrette ad abbandonare per sempre le loro case. Spetta alle autorità comunali avanzare una proposta risolutiva”.

Musumeci fa poi sapere di “aver istituito presso il dipartimento Casa Italia che si occupa di ricostruzione e di prevenzione e strutturale, una commissione di studio per indagare sulle possibili evoluzioni del fenomeno e perché in questi anni il fenomeno si è sviluppato così rapidamente. Entro poche settimane avremo il parere tecnico sugli interventi da effettuare naturalmente nel post emergenza”.

“Quando arrivo alla Regione nel dicembre del 2017 la Sicilia è l’unica regione italiana a non avere l’autorità di bacino quindi la pianificazione e la gestione delle frane del rischio idrico e del rischio idrogeologico era frammentata fra mille enti – spiega -. Abbiamo istituito l’autorità di bacino in appena tre mesi, lo voglio dire con legittimo orgoglio: la salvezza, la sicurezza, la tutela del territorio era il primo obiettivo del mio governo”.     

A maggio 2022, “mancano quattro mesi alla scadenza della mia legislatura, la conseguenza dell’aggiornamento Pai era relativo a una porzione di suolo di alcune strade provinciali a basso versante e diceva che il rischio ormai si era talmente consolidato da arrivare a R4, cioè il rischio più elevato – aggiunge Musumeci -. Parliamo non dell’abitato, ma di una porzione a valle di territorio attraversata dalle arterie provinciali. Proprio grazie a quell’aggiornamento si apre una fase operativa nuova tra il dipartimento regionale di protezione civile e il Comune di Niscemi a cominciare da ulteriori sopralluoghi che furono effettuati nell’ottobre del 2022 per verificare la compatibilità tra i vecchi progetti del 1997 e lo Stato attuale dei luoghi. Si capì che non erano più attendibili”.     

Il ministro fa poi sapere che “il tema Niscemi approderà dopo qualche anno a Roma al dipartimento di protezione civile nazionale con una riunione risolutiva che affida al Comune il compito di quantificare finalmente la somma necessaria al piano di demolizione di 71 edifici inabitabili, adempimento che consente al Comune di Niscemi di ottenere le risorse necessarie e di potere quindi agire”.

Il ministro ha continuato poi la sua informativa alla Camera dei Deputati dove ha ribadito e rivendicato le azioni intraprese sia da governatore siciliano, sia da ministro della Protezione civile.

“Il rimpallo di responsabilità e di competenze produsse sin da subito una condizione di stallo quasi permanente a Niscemi – ha detto Musumeci -. Basti pensare che il progetto esecutivo per il consolidamento a valle della frana arrivò solo dopo dieci anni. Nel 2017 siamo a vent’anni dalla frana e il progetto non era ancora diventato un cantiere. Non lo diventerà mai. Nel 2014 erano passati 17 anni dalla frana e restavano da demolire a Niscemi 71 edifici inabitabili. Il dipartimento nazionale di protezione civile provò a fare da mediatore tra il Comune e la Regione siciliana e l’11 febbraio del 2015 scrisse alle due istituzioni comunicando di volersi tirare fuori da ogni competenza sulla vicenda frana – aggiunge -. L’anno seguente il Comune sollecitò la Protezione civile siciliana a intervenire, in quel momento alla Regione non c’ero io presidente. La Regione nel 2016 rispose al Comune di Niscemi ricordando che la messa in sicurezza di quel territorio era di esclusiva competenza comunale”.

“La nostra protezione civile gode di una leadership internazionale riconosciuta, ma va anche detto che la nostra protezione civile è stata costruita sull’emergenza – ha rivendicato con enfasi il ministro -.  Molto spesso, in questi ultimi quarant’anni, in Italia non si è parlato di prevenzione né strutturale né verbale che è quella che dovremmo e vorremmo insegnare ai bambini nelle scuole. Io credo che sia proprio il caso di spiegare ai nostri figli a scuola come si fa a comportarsi di fronte a un determinato rischio forse perché la percezione del rischio non mi pare essere una cultura molto diffusa” 

“Sarei un ministro inadeguato secondo alcune forze di opposizione e secondo altre un coniglio. Dire ‘coniglio’ a un uomo come me che ha perso un figlio e che ha trovato il coraggio di rialzarsi e che da anni vive sotto scorta, ci vuole davvero tanto. Io accetto qualunque tipo di aggettivo ma misuriamo le parole soprattutto da parte di chi conosce la storia personale dell’avversario di cui si vuole parlare”.

“Il coraggio è il motto della mia vita – ha continuato – non sono il solo per carità, ma vorrei che nessuno si trovasse mai nelle condizioni in cui mi sono trovato io a misurare il mio coraggio e la mia voglia di guardare avanti e di rialzarmi”. Musumeci ha poi sottolineato: “In Sicilia durante la mia presidenza non sono stato né un eroe né credo un pavido. La politica non è fatta di diavoli, ma non è fatta neanche di santi, come sapete. Ci sono querce e ci sono bonsai. Forse tanti bonsai”.


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