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Il futuro va costruito. È questa la sfida che abbiamo davanti e che deve guidare le scelte politiche dei prossimi anni. Il 2032, anno di conclusione della prossima legislatura regionale che inizierà nel 2027, non è un orizzonte lontano. È una scadenza concreta, un punto di arrivo verso il quale orientare fin da oggi decisioni e investimenti.
In sei anni l’Isola può cambiare profondamente: diventando più moderna, connessa, competitiva e capace di trasformare le proprie straordinarie potenzialità in opportunità concrete. Per questo serve continuità amministrativa, per vedere i risultati di tutto ciò che già in questi cinque anni è stato programmato e realizzato con il governo del presidente Renato Schifani.
La vera sfida è costruire una Sicilia nella quale un giovane possa scegliere di restare perché qui trova un lavoro, può creare un’impresa, mettere su famiglia e realizzare i propri progetti. Una Sicilia capace di trattenere i propri talenti, ma anche di attrarre competenze, investimenti e nuove energie. Per farlo, però, serve una politica diversa.
Una politica che torni ad avere una geografia, una storia, un’appartenenza. Una politica capace di ascoltare i territori e di trasformare le loro esigenze in scelte concrete. È anche per questo che credo nel progetto della Lega in Sicilia. La Lega deve essere sempre più la Lega dei territori: una forza politica radicata nelle comunità, vicina agli amministratori, agli imprenditori, ai lavoratori, ai giovani e alle famiglie.
Una forza che non pretende di decidere tutto da lontano, ma che costruisce le proprie scelte attraverso il confronto con chi ogni giorno vive e conosce i problemi dei territori. Il rapporto diretto tra persone, comunità, territorio ed eletti deve tornare a essere il cuore della rappresentanza. Anche la possibilità per i cittadini di scegliere i propri rappresentanti attraverso le preferenze, comprese quelle per le elezioni politiche, va nella direzione di una politica più vicina alle comunità: restituire forza ai territori significa restituire loro voce e responsabilità.
Le infrastrutture per cambiare passo
Non può esserci sviluppo senza infrastrutture. E la Sicilia sta finalmente colmando un divario che per troppo tempo ha rappresentato un freno alla crescita. L’impegno del governo Schifani e quello del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini hanno messo a terra oltre 30 miliardi di euro di investimenti in Sicilia.
Strade, autostrade, ferrovie, porti, aeroporti, reti digitali e infrastrutture energetiche devono essere parte di una strategia unica. Non opere isolate, ma una rete capace di collegare persone, merci, imprese e territori. In questo quadro, il Ponte sullo Stretto rappresenta molto più di una grande opera. È una scelta strategica per la Sicilia e per l’intero Mezzogiorno.
Significa collegare stabilmente l’Isola alla rete infrastrutturale nazionale ed europea, ridurre tempi e costi di trasporto, rafforzare la mobilità e creare nuove opportunità per imprese e lavoratori. Ma il Ponte, da solo, non basta. Il ponte non va visto soltanto come attraversamento stabile dello Stretto ma soprattutto in chiave di grande attrattore. E deve essere accompagnato dalla modernizzazione delle infrastrutture siciliane: ferrovie più efficienti, porti competitivi, aeroporti adeguati alla crescita dei flussi e collegamenti interni finalmente all’altezza delle esigenze dei cittadini. L’obiettivo deve essere chiaro: la Sicilia non deve più essere considerata periferia, ma deve diventare una piattaforma strategica nel Mediterraneo.
Giovani, lavoro e imprese: la vera sfida
La misura del successo di questa trasformazione sarà semplice: quanti giovani siciliani nel 2032 avranno scelto di vivere e lavorare qui? Per anni abbiamo assistito a un’emorragia silenziosa di energie, competenze e intelligenze. Giovani formati nelle nostre università sono stati costretti a cercare altrove quelle opportunità che la loro terra non riusciva a offrire.
Questo non può essere il nostro destino. Dobbiamo costruire una Sicilia nella quale il talento venga premiato, la formazione sia collegata alle esigenze delle imprese e l’accesso al lavoro non dipenda dalla necessità di lasciare l’Isola. È questa la direzione nella quale si inserisce anche il lavoro portato avanti dal nostro Mimmo Turano alla guida dell’assessorato regionale all’Istruzione e alla Formazione: più formazione tecnica e professionale, un rapporto più stretto tra università e mondo produttivo, sostegno alle startup e incentivi per chi decide di investire qui il proprio futuro.
L’obiettivo deve essere trasformare la fuga dei cervelli in circolazione dei talenti: far tornare chi è partito e attirare chi, da altre parti d’Italia e d’Europa, vede nella Sicilia un luogo nel quale vivere e lavorare. Ma non esiste una politica seria per l’occupazione senza una politica seria per le imprese. La Sicilia deve diventare una regione nella quale investire sia semplice, conveniente e sicuro.
Per farlo occorre ridurre gli ostacoli burocratici, garantire tempi certi, digitalizzare la pubblica amministrazione, facilitare l’accesso al credito e costruire una fiscalità capace di sostenere gli investimenti. Perché dietro una piccola impresa che cresce non c’è soltanto un bilancio migliore. Ci sono famiglie più stabili, nuovi posti di lavoro e competenze che rimangono sul territorio.
Agricoltura, identità e valore aggiunto
L’agricoltura è una delle grandi ricchezze della Sicilia. Ma anche in questo settore dobbiamo avere il coraggio di guardare avanti. La Sicilia del 2032 dovrà essere una terra di agricoltura di qualità, innovativa, sostenibile e capace di competere sui mercati internazionali. È una sfida che passa anche dal lavoro del nostro vice presidente della regione e assessore all’Agricoltura, Luca Sammartino, e dalla necessità di valorizzare le nostre produzioni, rafforzare le filiere e investire nella trasformazione agroalimentare.
Non possiamo limitarci a produrre materie prime. Dobbiamo essere capaci di trasformarle, confezionarle, commercializzarle e portarle nel mondo con il valore aggiunto del marchio Sicilia. Servono tecnologia, irrigazione efficiente, agricoltura di precisione, ricerca e ricambio generazionale. E serve una battaglia senza ambiguità contro la concorrenza sleale e la contraffazione, perché dietro ogni prodotto siciliano ci sono lavoro, sacrificio e identità. Difendere queste produzioni significa difendere il territorio e le comunità che su quelle produzioni hanno costruito la propria storia.
Innovazione e Mediterraneo: la Sicilia al centro
La Sicilia può diventare uno dei luoghi più interessanti del Mediterraneo per chi lavora nell’innovazione, nella ricerca e nelle nuove tecnologie. Abbiamo università, competenze, giovani preparati, centri di ricerca e una posizione geografica unica. Digitale, intelligenza artificiale, energie rinnovabili, spazio, biotecnologie, agritech e cybersecurity sono settori nei quali possiamo creare nuove opportunità e nuovi lavori qualificati. La Sicilia deve smettere di pensare all’innovazione come qualcosa che arriva da fuori. Deve diventare un luogo nel quale l’innovazione nasce.
La nostra posizione geografica, del resto, non è una condanna alla marginalità. È il nostro più grande vantaggio competitivo. Siamo al centro del Mediterraneo e possiamo essere un ponte naturale tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Possiamo rafforzare il nostro ruolo nella logistica, nell’energia, nel turismo, nella manifattura e negli scambi commerciali. Per riuscirci servono infrastrutture, energia disponibile a costi competitivi e una pubblica amministrazione capace di accompagnare gli investimenti.
Una Lega radicata nei territori
Dentro questa prospettiva si colloca anche il ruolo della Lega. La Lega deve essere una comunità di amministratori, militanti, rappresentanti delle categorie produttive e cittadini. Una forza capace di raccogliere le esigenze delle province, delle città e dei piccoli comuni e portarle nelle istituzioni regionali, nazionali ed europee. Il radicamento territoriale non è soltanto una scelta organizzativa. È un modo di intendere la politica, così come più volte ha ribadito il nostro vice segretario federale Claudio Durigon.
Significa conoscere i problemi prima di scrivere le soluzioni. Significa confrontarsi con chi amministra i Comuni, con chi apre ogni mattina la propria attività, con chi lavora nei campi, con chi studia all’università, con chi aspetta un treno e con chi chiede servizi migliori. Significa costruire una rappresentanza fondata sulla fiducia e sulla responsabilità. È questo il legame con il territorio che deve caratterizzare la Lega: identità, ascolto, rappresentanza e capacità di trasformare le esigenze delle comunità in azione politica. Siamo un partito nazionale, che però non ha mai perso la sua vocazione federale. Prova ne è la collaborazione con altre forze politiche locali.
L’autonomia come responsabilità
Anche l’autonomia differenziata deve essere inserita dentro questa visione. Per la Sicilia, l’autonomia non può essere soltanto una rivendicazione identitaria. Deve diventare uno strumento di responsabilità, efficienza e sviluppo.
La nostra Regione ha caratteristiche, esigenze e potenzialità specifiche. Valorizzarle significa programmare meglio, utilizzare in maniera più efficace le risorse, avvicinare le decisioni ai cittadini e responsabilizzare chi governa. L’autonomia, però, deve essere accompagnata dalla capacità amministrativa di trasformare le competenze in risultati.La sfida è quindi duplice: più responsabilità per i territori e istituzioni più efficienti.
La Sicilia che vogliamo nel 2032
Tra sei anni dobbiamo lasciare alle future generazioni una regione non isolata nella quale attraversare lo Stretto sia più semplice e veloce ma con una rete ferroviaria moderna, infrastrutture efficienti, porti competitivi, aeroporti capaci di sostenere una crescita economica e turistica di qualità e una Sanità che ha le eccellenze per non essere seconda a nessuno.
Una Sicilia nella quale un giovane, dopo l’università, non debba chiedersi «dove devo andare?», ma «quale progetto posso realizzare qui?» Una terra nella quale le imprese investono, assumono e innovano; le campagne utilizzano la tecnologia per produrre meglio e consumare meno risorse; i prodotti siciliani raggiungono i mercati internazionali con un valore sempre maggiore. Una Sicilia capace di attrarre ricercatori, professionisti, imprenditori e investimenti. Città più vivibili, territori interni meno isolati, servizi migliori e una pubblica amministrazione più veloce e digitale. E, soprattutto, una Sicilia che abbia smesso di chiedere permesso per crescere.
Questa è la Sicilia che vorrei. Non una terra perfetta, perché nessuna terra lo è. Ma una terra che abbia finalmente deciso di credere in se stessa. Il 2032 può sembrare lontano. In realtà è dietro l’angolo. Le scelte che abbiamo fatto in questi anni incideranno sulle future generazioni e quelle che faremo nella prossima legislatura andranno a consolidare il lavoro fatto e tanto altro da fare.
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La Sicilia ha tutto ciò che serve: posizione geografica, cultura, capitale umano, agricoltura, turismo, imprese, università, energia, bellezza e una storia millenaria. Quello che è mancato troppo spesso è stata la capacità di mettere insieme queste ricchezze dentro una visione. È arrivato il momento di scegliere. Scegliere di investire sulle infrastrutture, sui giovani, sul lavoro, sulle imprese, sull’agricoltura e sull’innovazione. Scegliere di rafforzare il rapporto tra istituzioni e territori. Scegliere di trasformare le nostre debolezze in punti di forza. Soprattutto, scegliere di non considerare più il futuro qualcosa che deve arrivare da fuori. Il futuro della Sicilia deve nascere in Sicilia.
Sen. Nino Germanà
Segretario regionale della Lega in Sicilia




