Noce, in aula i legali delle parti civili| Trantino: “Perizie approssimative”

Noce, in aula i legali delle parti civili| Trantino: “Perizie approssimative”

Si è svolta oggi la penultima udienza del processo d’appello per il duplice omicidio di Stefania Noce e Paolo Miano.

Il 24 novembre la sentenza.
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CATANIA – Processo Noce: le arringhe dei legali delle parti civili. Tre ore piene di udienza vedono alternarsi in aula, davanti ai giudici e alla giuria popolare, gli avvocati: Enzo Trantino, Pier Paolo Montalto, Cecilia Puglisi, Valeria Sicurella, Marisa De Corrado ed Enrico Trantino. Il primo a prendere la parola è Enzo Trantino, legale di Rosa Miano (madre di Stefania e figlia di Paolo Miano). Cinquantaquattro minuti che ripercorrono le dichiarazioni rilasciate dal perito nominato della difesa (Giuseppe Catalfo) e da quelli indicati del Tribunale (Bruno e Calabrese) incardinate attorno all’impossibilità di “formulare una diagnosi” delle condizioni dell’imputato Loris Gagliano. “L’unica certezza è quella dello stress di cui ha parlato Catalfo”, ma, sottolinea il penalista, si corre il rischio di confondere un fenomeno sociale, che accumuna svariate persone, con uno patologico.

Il tentativo di dimostrare l’incapacità dell’imputato al momento del fatto andrebbe considerato una strategia difensiva. L’idea, ripresa da tutti gli avvocati intervenuti, è sposata anche da Montalto, legale di Giovanni Noce (padre di Stefania), che ricorda come in primo grado le cose fossero diametralmente opposte: la linea era quella della “piena coscienza e capacità”. “La difesa con un’abilissima mossa cambia strategia”, dice il legale ricordando che un grave disturbo deve avere due elementi “non riscontrati” nel caso dell’imputato: il delirio psicotico e la continuità del tempo. Al contrario, Gagliano è stato più volte definito “lucido”.

L’avvocato muove delle critiche ai periti che sembrano avere espunto il dato centrale, cioè l’omicidio della ragazza, per concentrarsi sull’imputato con argomentazioni poco convincenti (“la balestra simbolo del super io, la denuncia per stalking come ferita narcisistica”) e attraverso una ricostruzione stravolta dei fatti (l’ingresso in casa non fu rocambolesco ma silenzioso, tenuto conto che Gagliano entra con le chiavi).

Un argomento ripreso anche dall’avvocata Cecilia Puglisi, legale del Comune di Licodia Eubea. “Si è cercato di dare un certo significato”, cioè la fuga dalle pressioni dei genitori, alla scelta dell’imputato di andare a studiare a Roma, quando si tratta di una valutazione normale preferire un’università rinomata. La psichiatria, le fa eco la collega Sicurella, insomma sarebbe una “disciplina soggettiva nell’interpretazione”.

Di “sconcertante approssimazione” parla Enrico Trantino in merito alle perizie. Perché se è vero che Gagliano non si è sottoposto a un esame approfondito è altrettanto vero che i periti “non hanno preso in esame un atto processuale dove avrebbero trovato numerosi dettagli”. Il riferimento è all’interrogatorio effettuato a poche ore dal duplice omicidio. Il legale, inoltre, considera la scelta della rinuncia all’impugnazione “un’azzardata scommessa dell’imputato” pronto a giocarsi il tutto per tutto. Il frutto di una mente lucida che si tradisce quando, davanti a una domanda del presidente sulla sua intenzione di sottoporsi alla perizia, risponde: “Se possibile vorrei consultare il mio difensore”.

La prossima udienza è attesa il 24 novembre quando in aula, dopo l’arringa dell’avvocato della difesa Giuseppe Rabbito, sarà emessa la sentenza. Quel giorno si saprà se le richieste del Pg Giulio Toscano (inammissibilità del processo in secondo grado per la rinuncia all’impugnazione avanzata dall’imputato e, in subordine, la conferma della sentenza di primo grado all’ergastolo) verranno accolte dalla Corte.


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