Rifiuti, politici e imprenditori: richieste di pena NOMI - Live Sicilia

Rifiuti, politici e imprenditori: richieste di pena NOMI

Processo Gorgòni: tutte le richieste di pena. Chiesta anche un'assoluzione
CATANIA, L'INCHIESTA DELLA DIA
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CATANIA – L’unico assente è stato Rodolfo Briganti. Gli altri imputati, tra cui l’ex sindaco di Aci Catena Ascensio Maesano, hanno ascoltato con la massima attenzione la requisitoria delle pm Antonella Barrera e Tiziana Laudani, che al termine hanno formulato le richieste di pena. Precisamente la richiesta di 10 condanne e un’assoluzione. È al giro di boa il processo scaturito dalla maxi inchiesta Gorgòni che ha documentato un vorticoso sistema criminale nella directory rifiuti, mafia e mazzette. Gli uomini della Dia hanno scoperto una serie di infiltrazioni mafiose nella gestione del servizio di igiene urbana tra Aci Catena, Trecastagni e Misterbianco. Negli ultimi due comuni sarebbe entrata a gamba tesa la società E.F. Servizi, di cui era amministratore Vincenzo Guglielmino – deceduto da diversi anni –  considerato dagli inquirenti il volto finanziario del clan Cappello. L’imprenditore avrebbe ottenuto gli appalti, grazie alla compiacenza di funzionari ed imprenditori, il servizio di igiene urbana nei comuni. In particolare la pm Tiziana Laudani ha approfondito il quadro accusatorio in riferimento a Trecastagni, che per questa inchiesta è stato anche sciolto per mafia. Rischiano una pena di 8 anni e 6 mesi, i  funzionari Domenico Nicola Orazio Sgarlato e Gabriele Antonio Maria Astuto, accusati di concorso in corruzione e turbativa d’asta. Invece, le pm hanno chiesto l’assoluzione del funzionario di Misterbianco Orazio Condorelli. 

La pm Antonella Barrera ha analizzato la posizione di Lucio Pappalardo considerato il referente del clan Laudani di Aci Catena. Due giorni fa, per volontà del Tribunale – presidente Roberto Passalacqua – è stato ascoltato il pentito Pippo Laudani che ha argomentato sull’appartenenza al clan dell’imputato. Il collaboratore ha parlato anche di una serie di incontri in cui avrebbe incontrato Pappalardo per discutere di affari mafiosi. “Mi dichiaro colpevole d’innocenza”, ha detto l’imputato oggi rilasciando dichiarazioni spontanee. Pappalardo continua a rispedire al mittente l’accusa di essere un affiliato del clan Laudani e ha ribadito la non veridicità delle parole dell’ex capomafia. In merito all’incontro in un autosalone sarebbe stato solo un caso fortuito, senza alcuna organizzazione preordinata. La procura ha chiesto la condanna a 16 anni di reclusione. 

L’ultimo capitolo riguarda il comune di Aci Catena. L’ex sindaco Ascenzio Maesano (che rischia una condanna a 6 anni) avrebbe garantito a Rodolfo Briganti (richiesta di 6 anni), della Senesi srl, in cambio di un sostegno economico per la campagna elettorale e di assunzioni, l’annullamento di alcune sanzioni inflitte dal comune all’azienda, impegnata nel servizio di raccolta dei rifiuti. La pm ha citato alcune precise intercettazioni da cui sarebbe emerso il patto corruttivo. 

Le richieste di pena. Gabriele Astuto, 8 anni e 6 mesi, Alessandro Mauceri, 8 anni e 6 mesi, Angelo Piana, 8 anni e 6 mesi, Domenico Sgarlato, 8 anni e 6 mesi, Ascenzio Maesano, 6 anni, Salvo Cutuli, 6 anni, Rodolfo Briganti, 6 anni, Lucio Pappalardo, 16 anni.

L’assoluzione di Orazio Condorelli perché non vi è prova che il fatto sussista.

Il processo ha avuto una brusca accelerazione in questi ultimi mesi. E infatti la prossima udienza, per le arringhe della difesa, è fissata per il prossimo 6 luglio. “Abbiamo ascoltato le ragioni della procura che ha portato a una richiesta di condanna, ma siamo convinti che quanto emerso nel dibattimento porterà ad un’assoluzione”, afferma l’avvocato Dario Fina, difensore del giornalista Salvo Cutuli. Se non si terminassero in giornata gli interventi difensivi si continuerà il giorno dopo, 7 luglio. Scadenza massima per il verdetto. 


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