Incendi, pompieri in emergenza: | "Niente miracoli ma solo sicurezza"

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Carmelo Barbagallo, del coordinamento Usb dei Vigili del fuoco denuncia le condizioni in cui operano i pompieri etnei: una situazione che mette a rischio l'intera gestione dell'emergenza.

la denuncia del sindacato
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2 min di lettura

CATANIA – Non solo emergenza incendi per il corpo dei Vigili del fuoco della provincia di Catania. Carenza di organico e mezzi vetusti mettono a repentaglio l’intera gestione delle emergenze – di cui i roghi, nella stagione estiva, fanno ovviamente la parte del leone – ma anche la sicurezza dei cittadini e degli operartori. Dopo l’allarme lanciato dalla Cgil in relazione alla distribuzione del personale e, in particolare, alla mancata convenzione con la Provincia – poi firmata il giorno dopo l’uscita dell’articolo – è l’Unione sindacale di Base e il suo rappresentante, Carmelo Barbagallo, a tornare sull’argomento, facendo un quadro della situzione nel mese più “caldo” dell’anno. “Rispetto a un anno fa – spiega a LiveSiciliaCatania – la carenza di organico si è accentuata, soprattutto per i tagli ai precari. A fronte di venti richiami di discontinui – prosegue – che facevano periodicamente un turno di servizio, ora possiamo contare solo su tre persone che chiamiamo mensilmente. Attualmente a Catania mancano circa ottanta unità”.

La mancanza di personale, denuncia ancora Barbagallo, è uno dei motivi per i quali non si è ancora aperto il distaccamento Nord, a San Giovanni Galermo e quello di Palagonia. “Inoltre – aggiunge il sindacalista – non arrivano i fondi per la nostra formazione, né, quando ci sono, possiamo frequentarli perché non possiamo scoprire il servizio”. Anche se un piccolo incremento di organico è stato ottenute e “ora le partenze dalla centrale sono due. Possiamo respirare, ma i disagi rimangono”.

In stallo anche le condizioni dei precari. “Anche in questo caso – sottolinea Barbagallo – chiediamo che vengano stabilizzati e che, fino ai 40 anni, siano operativi”. Per questo sono stati proclamati due stati di agitazione provinciali, uno unitario e uno solo USB, per il mancato arrivo di ulteriori unità e mezzi, oltre che per la condizione delle caserme.

Una situazione denunciata già da tempo da tutte le sigle sindacali, che ha portato a numerosi stati di agitazione che, però, non hanno dato alcun risultato. Insieme a quella, delicatissima, delle condizioni dei mezzi di soccorso, vecchi e non adatti al carico di lavoro richiesto. Oltre alle sedi adeguate. “A Catania circolano autobotti che non sono stabili – continua – e che hanno un’incidenza di ribaltamento alta, per cui non le possiamo portare a pieno carico di acqua. L’anzianità è di circa quindici, vent’anni, con il risultato che la maggior parte si rompono e sono sempre in officina. Non chiediamo mica miracoli – incalza – ma la sicurezza, quella la pretendiamo. Ci erano stati promessi 4 mezzi di seconda mano e sarebbero dovuti arrivare entro luglio, ma non li abbiamo visti”.

Per le sedi – qualche tempo fa si paventava la chiusura del distaccamenti Sud della zona industriale, la situazione pare immobile. “Dovrebbero realizzare un’altra sede accanto al Polifunzionale di San Giuseppe La Rena – spiega Barbagallo – ma per adesso non si sa nulla, per cui le condizioni di lavoro per i colleghi al momento rimangono le stesse”.

Per questo, sono pronti a scendere in piazza nuovamente.

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