Nuova Ionia, 12 condanne |Assolti gli amministratori - Live Sicilia

Nuova Ionia, 12 condanne |Assolti gli amministratori

Si è concluso ieri davanti al Gup di Catania Alessandro Ricciardolo il processo in primo grado con rito abbreviato.

la sentenza
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CATANIA. Dodici condanne e cinque assoluzioni. Si è concluso così ieri pomeriggio il processo in primo grado con rito abbreviato Nuova Ionia. Dopo quasi sette ore di camera di consiglio il Gup di Catania Alessandro Ricciardolo ha emesso sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste per l’ex assessore all’Ecologia del comune di Giarre Piero Mangano, per l’ex sindaco di Mascali Filippo Monforte e per l’ex assessore ai Lavori Pubblici e l’ex funzionario dell’area tecnica di Mascali Rosario Tropea e Bruno Cardillo. Nessuna condanna quindi per gli amministratori e funzionari pubblici che hanno optato per il rito alternativo. Con la stessa formula è stato assolto anche Pietro Pagano, imputato per spaccio di sostanze stupefacenti.

Pene più dure di quelle richieste dal Pm Giovannella Scaminaci sono state invece inflitte ad Alfio Tancona e Francesco Mangano, condannati rispettivamente a 14 anni e 10 mesi e a 12 anni, e a Mauro Miceli, condannato a 9 anni e 8 mesi. Nico Mariano Benedetto, Santo Cristaldi, Salvo Musumeci e Carmelo Tancona (classe ’86) sono stati condannati a 9 anni. A 7, invece, Arianna Ingegneri, Alessandro Mangano e Sebastiano Vitale. Infine sono stati condannati a 3 anni Antonio Grioli e a 2 anni e 8 mesi Girolamo Zappalà. Il Gup ha rigettato tutte le richieste di risarcimento avanzate dalle parti civili.

LE REAZIONI. Parla per la prima volta dopo lunghi mesi di silenzio Piero Mangano, assistito dai legali Giovanni Spada e Laura Brischetto. “Sono felice che questa paradossale vicenda abbia avuto un esito conforme alla verità – ha dichiarato a caldo l’ex assessore, presente in aula al momento della pronuncia del Gup – La sentenza che ha stabilito la mia innocenza mi ripaga di questo lungo periodo nel corso del quale all’affetto della mia famiglia e alla solidarietà dei veri amici si è contrapposto un clima di sospetto nei miei confronti volutamente alimentato, ma basato sul nulla. Tra l’altro dai documenti acquisiti al comune di Giarre dall’autorità giudiziaria nel corso delle indagini – ha proseguito Piero Mangano – è emerso che sotto il mio mandato l’ente non ha concesso alcun incarico esterno per le bonifiche delle cosiddette micro discariche. Ancora oggi non trovo giustificazione ad un’accanimento giudiziario e politico che mi ha visto, mio malgrado, coinvolto in una vicenda di cui ero totalmente estraneo e che mi ha bloccato nella mia attività politica. L’unica spiegazione che riesco a darmi – ha concluso l’ex assessore giarrese – è che nel corso della mia attività politica ho sempre anteposto il bene dei miei concittadini alle pressioni indebite di chiunque, anche di chi era ai vertici delle istituzioni”. Grande la soddisfazione anche di Nino Lattuca, difensore di fiducia di Monforte e Cardillo. “Sono pienamente soddisfatto della sentenza del Gup – ha detto l’avvocato Lattuca – che ha dichiarato la non colpevolezza dei miei assistiti, che fin dall’inizio del procedimento si erano detti estranei rispetto ai fatti contestati. Ciò dimostra la legittimità del comportamento amministrativo del sindaco Filippo Monforte e del funzionario Bruno Cardillo”. Si dice invece parzialmente soddisfatta Lucia Spicuzza, difensore di fiducia di Carmelo Tancona, per l’assoluzione per due dei quattro capi d’imputazione contestati. “Conto su una notevole riduzione della pena in appello – ha dichiarato il legale – poiché per errore è stata contestata la recidiva al mio assistito, che invece è assolutamente incensurato. Inoltre – ha concluso il legale – i giudici potranno constatare l’insussistenza del capo relativo all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti”.

LE RICHIESTE DELL’ACCUSA. Diciassette gli imputati che hanno optato per il rito alternativo. Al termine della requisitoria il Pm Giovannella Scaminaci ha chiesto la condanna a 10 anni per Carmelo Tancona, imputato tra gli altri reati di associazione finalizzata al traffico di droga, a 9 anni e 8 mesi per Alfio Tancona e Francesco Mangano, e a 8 anni e 8 mesi per Antonio Grioli, imputati per associazione mafiosa. Per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti chiesti 9 anni e 4 mesi per Nico Mariano Benedetto, Santo Cristaldi, Alessandro Mangano, Mauro Miceli, Salvo Musumeci, Sebastiano Vitale e 8 anni invece per Arianna Ingegneri. Per spaccio di sostanze stupefacenti è stata chiesta una condanna di 6 anni per gli imputati Pietro Pagano e Girolamo Zappalà. Infine chiesti 2 anni e 9 mesi per Piero Mangano, ex assessore all’Ecologia del comune di Giarre, e per Filippo Monforte, Rosario Tropea e Bruno Cardillo, rispettivamente gli ex sindaco, assessore ai Lavori Pubblici e funzionario del comune di Mascali, tutti accusati di corruzione aggravata.

 L’INCHIESTA. Nel gennaio del 2013 un vero e proprio terremoto giudiziario scuote il comprensorio ionico etneo. Al centro dell’inchiesta, condotta dalla Dia e dalla Procura di Catania, la gestione del servizio di raccolta dei rifiuti nei 14 comuni dell’Ato Ct1. Ventisette ordinanze di custodia cautelare raggiungono esponenti della criminalità organizzata, dirigenti di società, funzionari e amministratori pubblici. Altri sedici risultano indagati. Le accuse variano dall’associazione mafiosa alla truffa aggravata ai danni di enti pubblici, dal traffico illecito di rifiuti all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, dalla detenzione di armi alla corruzione aggravata. Per la Procura etnea il clan Cintorino, operante tra Giarre e Calatabiano, avrebbe messo le mani nella gestione dei rifiuti compiendo, grazie alla complicità di funzionari ed amministratori, una serie di frodi che avrebbero fatto lievitare i costi del servizio. Tutti e 14 i comuni si costituiscono parte civile nel processo. Il 30 dicembre, nell’ambito del rito ordinario, il Gup Alessandro Ricciardolo proscioglie da ogni accusa gli ex dipendenti della Joniambiente Antonino Germanà e Giuseppe Grasso e l’ex funzionario interregionale dell’Aimeri Ambiente Gianfranco Claudio Del Tufo. Anche per Giuseppe Arcolia, accusato di frode, e per Antonino Pennisi, imputato per associazione per delinquere di tipo mafioso, viene emessa sentenza di non luogo a procedere.

Gli altri 18 imputati vengono rinviati a giudizio. Il processo con rito ordinario si è aperto lo scorso 11 marzo davanti alla terza sezione penale del Tribunale di Catania.


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