Omicidi ordinati da Cosa nostra |Condannati i killer dei Santapaola

Omicidi ordinati da Cosa nostra |Condannati i killer dei Santapaola

Omicidi ordinati da Cosa nostra |Condannati i killer dei Santapaola
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite:
quando cercherai
una notizia, ci troverai
più facilmente.
AGGIUNGI

Tre fatti di sangue degli anni '90. La sentenza di primo grado ripercorre una delle pagine più agghiaccianti della storia della mafia catanese.

CATANIA – Killer senza scrupoli, freddi e spietati. E’ la Catania degli anni ’90: quando si contavano i cento morti ammazzati. La mafia rispondeva agli sgarri con il sangue e tappava la bocca (per sempre) ai “traditori”. La cosca Santapaola non lasciava spazio al “perdono”. E’ in questa scia di regolamenti di conti che maturano due delitti e un tentato omicidio rimasti per oltre 20 anni “impuniti”. Alfio Amato è ammazzato il 22 maggio 1992, un giorno dopo la Sicilia piange la morte del giudice Giovanni Falcone. Giuseppe Sangiorgio sfugge all’agguato del 9 marzo 1991. L’estate del 1996 è funestata dall’omicidio di Umberto Formosa. Una sentenza di primo grado oggi pone le basi per avere una verità processuale su questa agghiacciante pagina della storia della criminalità catanese.

Il Gup Sebastiano Fabio Di Giacomo firma la condanna per alcuni dei boss storici (oggi ergastolani) del gotha di cosa nostra catanese capeggiato da Nitto Santapaola. I fratelli Filippo e Giuseppe Branciforte  sono stati condannati a un anno di isolamento diurno, stessa pena per Francesco Di Grazia e Salvatore Natale Fascetto, mentre il giudice ha condannato Vincenzo La Rosa a un anno di reclusione. Per i collaboratori di giustizia Fortunato Indelicato, Aldo Di Paola, Natale Di Raimondo, Ferdinando Maccarrone, Giuseppe La Rosa e Umberto Di Fazio non si è proceduto in quando i reati contestati sono estinti per avvenuta “prescrizione”.

La requisitoria del pm Rocco Liguori è uno spaccato della storia della mafia catanese di quegli anni. Catania era una polveriera: i mafiosi giravano armati e ad un certo punto la notizia di un omicidio quasi non sorprendeva i cittadini. Le indagini per far luce su questi efferati delitti partono dalle dichiarazioni di Santo La Causa, l’ex reggente di cosa nostra che ha provocato un terremoto tra le file dei santapaoliani: tra gli storici uomini d’onore e i nuovi boss. Alle dichiarazioni di La Causa si sono unite le rivelazioni di Indelicato, Di Raimondo e Di Fazio, solo per fare alcuni nomi. La magistratura catanese ha ripreso in mano i rilievi fotografici sulla scena del crimini e gli esiti degli esami autoptici sulle vittime per “incastrare” tutti i tasselli del puzzle e costruire la tesi accusatoria.

Ad Alfio Amato è tesa una trappola. Un vero e proprio appuntamento con la morte. Amato è attirato con un pretesto da Fortunato Indelicato a Monte Po’, vicino casa di Franco Di Grazia. Fascetto lo prende di sorpresa e lo trascina in un garage. All’interno ci sono i fratelli Branciforte, Di Grazia e Francesco Zammataro (ucciso in un agguato qualche tempo dopo). Amato è massacrato: un’escalation violenta mentre i killer lo insultano. Alla fine Amato muore strangolato con dei pezzi di corda legati a un bastoncino. Un regolamento di conti chiuso nel sangue il 22 maggio 1992.

Fallisce invece l’attentato organizzato per uccidere Giuseppe Sangiorgio. A decretare la sua morte i fratelli Branciforte e Di Fazio. Di Paola esplode i colpi da una calibro 38 ma la pistola si inceppa. Grazie a questo fuoriprogramma Sangiorgio riesce a scappare e sfuggire alla mano assassina dei Santapaola. E’ il 9 marzo 1991. A fornire le armi, secondo le ricostruzioni del pm, è Filippo Branciforte.

Nessuna pietà per Umberto Formosa: le pallottole esplose da Maccarrone una calibro 9 colpiscono la vittima alla testa e al petto. Il 2 agosto 1996 sono almeno in tre ad agire: Giuseppe Lanza muore qualche giorno dopo in un altro agguato, mentre Giuseppe La Rosa scorta Maccarrone nel luogo del delitto. E’ pronto ad agire in caso qualcosa va storto. La Rosa, inoltre, fornisce le armi usate per crivellare Formosa ed è sempre lui il delegato per distruggerle e farle sparire. Natale Di Raimondo è il mandante: sceglie personalmente i componenti del gruppo di fuoco. Un commando armato che non sbaglia il bersaglio.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI