CATANIA – La verità processuale di un’assoluzione non cambia la realtà di una tragedia. La verità, terribile, è che nel 2009 a un angelo è stata strappata la vita da chi la vita gliel’aveva donata. Una tragedia nella tragedia. Per la Corte d’Assise d’Appello di Catania, però, quella mano che ha ucciso, soffocandola, la piccola Alexia apparteneva a una persona “incapace di intendere e di volere”. Insomma, per i giudici Claudia Barbera non era in grado di comprendere che con il suo gesto stava provocando la morte della creatura che aveva cresciuto per nove mesi all’interno del suo corpo.
La sentenza della Corte presieduta dal giudice Antonio Giurato ha ribaltato quanto deciso dall’Assise che aveva condannato Claudia Barbera a 12 anni di reclusione per omicidio volontario. Il sostituto procuratore generale Miriam Cantone (che era lo stesso pm che rappresentava l’accusa in primo grado) aveva chiesto la conferma della sentenza di 12 anni di carcere, ma la relazione del consulente della difesa sembra aver “convinto” i giudici d’appello. Lo psichiatra Gianfranco Rivellini ha messo a confronto le perizie svolte nel corso dell’incidente probatorio e nel procedimento di primo grado ed ha evidenziato le incongruenze, concludendo la totale incapacità di intendere di Claudia Barbera. Per il consulente tutti gli elementi determinano come la donna nel commettere il delitto si trovava in uno stato di “scivolamento psicotico”. La Corte ha deciso anche che la donna, ricoverata al momento in un ospedale psichiatrico giudiziario, come misura “per la sua incapacità di intendere e di volere” dovrà essere sottoposta al trattamento sanitario obbligatorio per cinque anni.
“Siamo soddisfatti di questa sentenza – commenta a LiveSiciliaCatania l’avvocato Giuseppe Primaverile – finalmente si è fatta giustizia. La condizione di “scivolamento psicotico” era già chiara, secondo noi, già lo stesso giorno della morte della piccola. Dalle dichiarazioni rese al magistrato nel 2009 emergeva già in maniera chiara ed evidente la gravissima condizione di disagio mentale della Barbera”.
Oggi la piccola Alexia, forse, giocherebbe al Viale Castagnola insieme al suo fratellino. Il suo pianto, invece, ha riempito l’aria di quella strada di Librino solo per 40 giorni.

