Palermo, i giovani fuori controllo e la paura di vivere allo Zen

Pistolettate in chiesa. Giovani fuori controllo: la paura di vivere allo Zen

I rilievi della polizia davanti alla parrocchia dello Zen
Droga, macchine rubate, armi: quartiere polveriera

PALERMO – “Non ho mai avuto paura come adesso”, racconta una donna che vive allo Zen. Lo si legge nei suoi occhi e in quelli di altri residenti del quartiere. Si sono dati appuntamento in un’abitazione. Si confrontano, cercano di darsi conforto a vicenda. Niente nomi e cognomi perché “altrimenti devi cambiare zona, ma io qua ci devo vivere”. Prove di resistenza di chi con orgoglio rivendica che allo Zen vivono tante persone per bene.

“Non ne possiamo più: droga, macchine rubate, colpi di pistola”, aggiunge un uomo. Come quelli sparati contro la parrocchia di San Filippo Neri. Ieri mattina, venerdì 2 gennaio, a scoprire i buchi sul muro è stato padre Giovanni Giannalia.

I proiettili hanno attraversato una porta di alluminio e si sono conficcati sulla parete dell’androne. Che sia stata usata una pistola è certo. Bisogna capire il modello e il calibro dei proiettili. Di bossoli attorno alla chiesa di via Fausto Coppi ne sono stati trovati parecchi, tutti raccolti e repertati dai poliziotti del commissariato San Lorenzo e della Scientifica. Nei giorni a cavallo di Capodanno, allo Zen, si è sparato parecchio. Troppe le armi in circolazione nel quartiere. Da quale o quali sono partiti i colpi contro la parrocchia?

Un nuovo episodio dopo le fucilate dei giorni scorsi. Presto si riunirà il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Si valuterà l’assegnazione di una tutela al sacerdote, che ieri ha formalizzato la denuncia in questura e secondo cui, non si tratta più di una bravata ma di una intimidazione: “Evidentemente quello che fa la Chiesa nel quartiere Zen dà fastidio a qualcuno, ma io non ho paura. Chi ha fede non ha paura. Non possiamo escludere che sia opera di giovani che vivono in una bolla di delirio, si sentono dentro un gioco, in un film. Potrebbero avere approfittato del caos della notte del 31 dicembre, qui si sentivano i colpi come se fossimo in un campo di battaglia. Il quartiere ha bisogno di interventi strutturali. Le periferie non vanno abbandonate”.

Sui social girano i video. Imbracciano e impugnano fucili e pistole. Non temono di essere identificati. Si fanno riprendere mentre sparano in aria tra i padiglioni. Poi caricano le immagini sulle pagine social perché il loro prestigio si misura con like e condivisioni. Se una cosa non viene vista è come non averla fatta.

Anche se fossero stati dei giovani a sparare contro la chiesa la faccenda viene affrontata con la massima attenzione. Si tratta, infatti, di giovani fuori controllo. Non rispettano le regole. Non temono né lo Stato, né chi gestisce spaccio di droga e affari illeciti e non gradisce la presenza delle forze dell’ordine.

Sono mesi che si susseguono blitz e controlli a tappeto. La strage di Monreale e l’omicidio di Paolo Taormina sono opera di giovani dello Zen dove il clima è teso danni. I primi ad averlo capito sono stati i mafiosi. “Lui deve sistemare lo Zen… se ne è capace… questi cani con la barba… un quartiere perso… perso…”, diceva Gennaro Riccobono all’anziano boss di Partanna Mondello, Giovanni Cusimano.

Si fronteggiavano due gruppi. Da un lato gli uomini di Nunzio Serio, reggente di Tommaso Natale e San Lorenzo. Dall’altro la fazione emergente di Mirko Lo Iacono, soprannominato in modo dispregiativo “varbazza”. Ora che i mafiosi che contano sono tutti in carcere è saltato il tappo. “Ci sono dei gruppi di giovani che non sono legati all’organizzazione mafiosa e non sono neanche più controllati dall’organizzazione mafiosa. Sono in qualche misura allo sbando, vivono di idoli che non sono solo quelli tipici della mafia. Vivono sopra le righe, girano armati”, ha spiegato il procuratore Maurizio de Lucia a Livesicilia.

Persino i boss fanno fatica a tenere a bada questi giovani pronti a tutto. Hanno osato rubare il quad del nipote di Domenico Serio, fratello di Nunzio, e la macchina del boss di Partanna Mondello, Michele Micalizzi. Gli autori furono individuati e massacrati di botte, ma non hanno imparato la lezione.

In un contesto simile famiglie come i Maranzano hanno acquisito potere. Sergio Macaluso, che prima di pentirsi è stato il reggente del mandamento di Resuttana, diceva: “Sono 250 mila questi Maranzano in quel padiglione… quando c’è una sciarra partono tutti. E le persone di loro si spaventano”.

Ai Maranzano appartiene anche l’assassino reo confesso di Paolo Taormina, assassinato nel pub di famiglia. Un omicidio senza un movente, probabilmente maturato per la voglia di dimostrare di essere forti.

Mattias Conti, arrestato assieme ad altri due ragazzi dello Zen – Salvatore Calvaruso e Samuel Acquisto – per la strage di Monreale, citava Gaetano Maranzano nelle sue conversazioni intercettate. Una notte, durante un controllo delle forze dell’ordine nei padiglioni, avvertì Gaetano Maranzano, in carcere per l’omicidio Taormina: “… vieni Maranzano… mi sono calato la corna a terra esco dal portone e c’è uno sbirro 4×4. Una volta fuori ce ne siamo saliti tutta rotta all’Occhio (verosimilmente a piano dell’Occhio)”.

Armati, spavaldi, riottosi alle regole ma pronti a proteggersi. La madre di Samuele Acquisto riferiva al marito del colloqui in carcere con il figlio detenuto: “… a Samuel gli hanno riferito che il suo amico Salvo ha parlato quindi parla pure tu”. La risposta era stata tranciante: “Il mio amico si chiama Salvatore Calvaruso, io mi chiamo Samuel Acquisto e non ho niente da dire”.

In famiglia qualcuno si dava un gran da fare per zittire chi aveva messo in giro una notizia che Samuel Acquisto fosse “carabiniere e spione” per avere tradito i tuoi compagni e l’interrogatorio. Il rischio di restare tutta la vita in carcere viene percepito come il problema minore. È il contesto in cui i giovani crescono seguendo la legge del più forte. “… qui le mani si usano… si vince al più forte”, spiegava Conti parlando con la madre della sua nuova vita in carcere. Lo rispettavano quando diceva di essere dello Zen. Droga, furti, omicidi, giustizia fai da te. E la gente ha paura.


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