Palermo, interrogazione al sindaco sullo 'Stand Arena' da 6 milioni

Palermo, interrogazione al sindaco sullo ‘Stand Arena’ da 6 milioni di euro

Lo stadio modulare è stato acquistato dal Comune di Roma

PALERMO – Le opposizioni consiliari hanno depositato un’interrogazione al sindaco di Palermo “per fare piena luce sull’operazione che l’amministrazione Lagalla intende realizzare con il “Grand Stand Arena”, che il comune di Roma dismette e Palermo posiziona nel parco della Favorita”.

Lo dicono i consiglieri di opposizione al comune di Palermo in riferimento dello stadio modulare che può ospitare diverse discipline e che a Roma era il secondo stadio di tennis.

L’interrogazione è firmata dai consiglieri Antonino Randazzo, Giulia Argiroffi, Massimo Giaconia, Fabio Giambrone, Mariangela Di Gangi, Franco Miceli, Fabio Teresi, Concetta Amella, Carmelo Miceli, Rosario Arcoleo, Teresa Piccione, Alberto Mangano, Ugo Forello, Giuseppe Miceli.

Palermo, interrogazione al sindaco

“Un’operazione – aggiungono i consiglieri – da oltre 6 milioni di euro che solleva interrogativi gravi sotto il profilo giuridico, economico, urbanistico e politico, e che rischia di trasformare Palermo nell’ennesima destinazione finale di strutture dismesse altrove, secondo una logica che nulla ha a che fare con la rigenerazione sociale e molto con una visione coloniale del Mezzogiorno”.

“Il progetto viene impropriamente ricondotto al Decreto-legge n. 208/2024 – “Modello Caivano” e il suo commissario, che individua in modo chiaro e tassativo, per Palermo, il solo quartiere Borgo Nuovo come area destinataria degli interventi – aggiungono – La Favorita non è una periferia degradata: è un parco urbano centrale, sottoposto a stringenti vincoli paesaggistici e monumentali. Forzare questo quadro normativo significa piegare la legge a un’operazione politicamente discutibile. Ancora più grave è la natura dell’impianto: una struttura usata, realizzata nel 2018 per un utilizzo temporaneo, con una vita utile stimata di 20 anni, già parzialmente deprezzata e della cui dismissione anticipata a Roma non sono state chiarite le reali motivazioni. Palermo dovrebbe spendere milioni di euro per acquistare, smontare, trasportare e rimontare un bene di cui non è stata certificata né la reale convenienza economica né la sostenibilità futura. Lo stesso ragioniere generale del Comune segnala rischi evidenti: assenza di un piano economico-finanziario, incertezza sui costi di gestione, mancanza del parere della Soprintendenza, possibilità concreta che l’opera non sia realizzabile. Tutto questo mentre il Comune è sottoposto a piano di riequilibrio finanziario pluriennale”.

“Palermo non come città da valorizzare”

“Questa operazione racconta una precisa impostazione culturale e politica: Palermo non come città da valorizzare, ma come luogo dove collocare ciò che altrove non serve più – sottolineano ancora – Una logica che richiama da vicino la visione della Lega e del governo nazionale, che esportano al Sud modelli emergenziali, strutture usate e soluzioni calate dall’alto, mentre le vere periferie restano prive di interventi strutturali. Le risorse pubbliche dovrebbero essere investite nei quartieri ad alta vulnerabilità sociale, non in una grande opera simbolica, costosa e localizzata in un’area centrale della città. Palermo non ha bisogno di diventare la pattumiera d’Italia, ma di politiche serie, coerenti e rispettose del territorio e dei suoi cittadini”.


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