Palermo, la 'squadraccia' del pizzo in azione a Brancaccio

“Quei pazzi scatenati”, 8 persone in scooter: la ‘squadraccia’ del pizzo

La denuncia di un commerciante rompe il muro di omertà

PALERMO – Si sono presentati lo scorso fine luglio in otto in sella a quattro scooter. La squadraccia del pizzo si muove in branco, a Brancaccio. Due presunti componenti – Filippo Bruno e Francesco Capizzi, di 34 e 35 anni – sono stati arrestati, ma i carabinieri del Nucleo investigativo proseguono il lavoro per identificare gli altre sei.

Una crepa nel muro di omertà

C’è una crepa profonda nel muro di omertà, tratto distintivo del rione periferico di Palermo. Decine di commercianti e piccoli imprenditori nei mesi scorsi sono finiti sotto accusa per avere negato di avere ricevuto richieste estorsive.

La vittima ha deciso di denunciare. All’inizio avrebbe chiesto aiuto a qualcuno che già in passato era intervenuto in suo soccorso. Stavolta ha capito che non poteva sottarsi alla richiesta di Bruno, figlio del boss Natale: “Da questo mese in poi devi versarmi 1.500 euro al mese per la famiglia nostra”. “Dacci una mano che c’è bisogno”, avrebbe aggiunto Capizzi.

La “mano” prevedeva 15 mila euro una tantum o, in alternativa, accettare un suo nuovo socio da loro indicato. Ad offrirsi come mediatore quando la faccenda si è complicata sarebbe stato Cosimo Fabio Lo Nigro, uno degli scarcerati tornati a girare nel quartiere dopo avere scontato le condanne per mafia.

Il pizzo a Brancaccio e il mediatore

“Prendi tempo, non ci andare che ora ci avvicino io, questi ci vogliono fare andare tutti in galera”, avrebbe detto Lo Nigro, il quale temeva il comportamento della squadra del pizzo tanto da definirli dei “pazzi scatenati”. Cani sciolti o si muovono autorizzati da qualcuno?

La vittima sarebbe stata presa a schiaffi. “Devi afre così, punto e basta”, gli avrebbero detto. Ed invece avrebbe scelto la strada della denuncia. Nella richiesta di arresto i pubblici ministeri Francesca Mazzocco e Giacomo Brandini sottolineano che “il famigerato rione palermitano di Brancaccio è connotato storicamente e sul piano giudiziario da un elevatissimo tasso di endemica omertà, più volte manifestata proprio da vittime delle estorsioni, rinviate a giudizio e condannate per favoreggiamento e false informazioni, avendo negato di essere state assoggettate ad estorsioni”.

Il racconto della vittima viene ritenuto attendibile dal giudice per le indagini preliminari Claudia Rosini. Un testimone e i carabinieri appostati davanti all’attività commerciale hanno confermato l’arrivo e il passaggio in scooter dei due indagati.


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