Mafia e violenza sessuale: Agrigento, condanne e assoluzioni

Mafia, droga, violenza sessuale: Agrigento, 2 condanne e 5 assoluzioni

Non regge la storia di una violenza per vendetta

Due condanne e cinque assoluzioni al processo che nasceva dall’inchiesta denominata “Kerkent” sulle cosche mafiose agrigentine. La sentenza è della prima sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato. Tre le imputazioni anche la ricostruzione di una violenza sessuale come vendetta.

Chi sono gli imputati

Pasquale Capraro è stato condannato a 6 anni, Angelo Cardella a 13 anni. Gli assolti sono Angelo Iacono Quarantino, Francesco Luparello, Gabriele Miccichè, Saverio Matranga e Calogero Trupia. Erano difesi dagli avvocati Cinzia Pecoraro, Salvatore Virgone, Ninni Giardina, Salvatore Provenzani e Salvatore Pennica.

Il processo era lo stralcio in ordinario, quello in abbreviato si è chiuso tempo fa con le condanne degli imputati tra cui Antonio Massimino, considerato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo il capomafia di Villaseta. Miccichè era imputato anche per violenza sessuale ai danni di una donna e sequestro di persona, in concorso con Massimino che in appello è stato assolto da questo reato. L’assoluzione è stata annullata con rinvio dalla Cassazione e si sta celebrando un nuovo processo di appello.

La vicenda della violenza sessuale

Questa vicenda è stata ricostruita dalle presunte vittime. Massimino, che aveva già scontato una condanna per mafia, avrebbe ordinato che il marito venisse portato al suo cospetto in un magazzino. Era “colpevole” di avere truffato la persona sbagliata. Massimino pretendeva che gli restituisse 10 mila per una vecchia fornitura di droga. Ben presto il debito schizzò a 40 mila euro. Per saldare il conto l’uomo organizzò una truffa, acquistando una macchina e pagandola con un assegno falso.

Massimino se la sarebbe presa con la donna, le urlava “tua madre è una puttana e lo stesso tu”. Poi, cercò di strapparle la maglietta, la palpeggiava, le accarezzava le gambe e la vagina. Provò a baciarla in bocca. Arrivò persino a mostrale le sue parti intime. Per questa vicenda si attende a sentenza nei prossimi mesi.


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