PALERMO – Dissequestrata la villa a Mondello e dissequestrati anche i soldi depositati alle Poste.
Non regge l’accusa che ci fosse la mafia dietro alcuni investimenti dell’imprenditore edile Antonino Arnone e della moglie Rosa Lo Cacciato.
Per quest’ultima la Procura della Repubblica ha chiesto l’archiviazione. Il marito era deceduto quando tre tre anni fa fu emessa un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di oltre 90 persone. Arnone era ritenuto legato alla famiglia mafiosa dell’Acquasanta.
Il collaboratore di giustizia Vito Galatolo lo aveva descritto come imprenditore in affari con i boss. Uno dei tanti costruttori al servizio dei mafiosi.
In particolare Arnone, secondo l’accusa, avrebbe ripulito i soldi della mafia comprando terreni e costruendo immobili. A lui restava una parte del guadagno una volta ultimate e vendute le abitazioni. Per ultimo i soldi sarebbero stati investiti nell’acquisto di un terreno in via Castelforte a Partanna Mondello.

Così aveva raccontato Galatolo, parlando di consegne di denaro in contanti. Una tesi smentita grazie alle indagini difensive dell’avvocato Alessandro Musso. Il legale ha acquisito testimonianze e ricostruito la tracciabilità del denaro. La ricostruzione di Galatolo è stata picconata.
Nessun versamento di soldi in contanti nel conto correnti, ma assegni circolari versati a conclusione di alcuni affari immobiliari leciti.
Nei confronti della donna il giudice per le indagini preliminari non aveva disposto alcuna misura cautelare, non ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza. Il Gip decise però un sequestro per equivalente di 250 mila euro. Per coprire la somma furono bloccati una villa a Mondello e 40 mila euro versati su un conto postale. Ora il dissqueestro è venuto meno.

