PALERMO – C’è il rischio che non sia fatta giustizia per Ida Castelluccio, trucidata assieme al marito, l’agente Nino Agostino. Anche in caso di condanna degli imputati per l’omicidio del poliziotto la prescrizione impedirebbe di dichiararli colpevoli per l’assassinio della donna.
L’unica possibilità di cambiare un percorso giudiziario che sembra segnato è legata al ricorso della Procura generale di Palermo e dei familiari, parte civile al processo, che hanno impugnato la sentenza di condanna all’ergastolo inflitta al boss Gaetano Scotto. In primo grado è stata esclusa la premeditazione per il solo delitto Castelluccio. Non era la donna incinta il bersaglio dei killer di mafia, ma si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato.

I processi in corso sono due. Nei mesi scorsi la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna al carcere a vita del boss Nino Madonia per l’omicidio dell’agente Agostino. “Sconvolto”, si era definito il nipote, mentre la difesa del killer ha sempre sostenuto che le prove “non sono sufficienti” per giungere a una condanna.

Annullamento senza rinvio per l’omicidio Castelluccio. Il delitto è prescritto e Madonia non può essere più chiamato a risponderne. La prescrizione è intervenuta perché è venuta meno la premeditazione. I killer non potevano sapere che il marito sarebbe stato in compagnia della moglie, il 5 agosto 1989 a Villagrazia di Carini, in provincia di Palermo, quando giunsero a bordo di una moto e fecero fuoco contro la giovane coppia. Senza aggravante l’omicidio, seppur volontario, è caduto in prescrizione.

Uno sbocco processuale a cui sembrava destinata anche la posizione di Scotto. I supremi giudici, però, in alcune recenti sentenze hanno sancito un orientamento diverso sul tema della premeditazione. Su questo si basa il ricorso della procuratrice generale Lia Sava, del sostituto Umberto De Giglio e degli avvocati di parte civile Salvatore Modica, Claudio Alongi e Sergio Ferraro.

