PALERMO – Palermo si stringe nel ricordo del giudice Cesare Terranova e del maresciallo Lenin Mancuso, uccisi nel centro di Palermo, in quello stesso chilometro quadrato in cui cadranno per mano mafiosa anche Piersanti Mattarella, Boris Giuliano, Rocco Chinnici e Ninni Cassarà.
Terranova, Mancuso, il delitto
Il 25 settembre 1979, intorno alle ore 8 del mattino, Cesare Terranova esce dalla propria abitazione di via Rutelli per recarsi in ufficio. Ad attenderlo il maresciallo Lenin Mancuso, da più di venti anni addetto alla sicurezza personale del magistrato.
Terranova si mette alla guida della sua Fiat 131, al suo fianco siede Mancuso. Percorsi alcuni metri in retromarcia, l’auto viene avvicinata da alcuni uomini e raggiunta da una trentina di colpi esplosi da diverse armi: sul luogo verranno, infatti, rinvenuti bossoli calibro 38, 357 Magnum e quelli di una carabina 7,62 Winchester.
Cesare Terranova muore sul colpo, Lenin Mancuso nel percorso verso l’ospedale.
Lagalla: “Palermo si stringe nel ricordo”
“Nel giorno dell’anniversario del vile attentato mafioso – dice il sindaco di Palermo Roberto Lagalla – in cui persero la vita il giudice Cesare Terranova e il maresciallo Lenin Mancuso, la città di Palermo si stringe nel ricordo di due uomini dello Stato che hanno sacrificato la propria esistenza per la giustizia, la verità e la libertà. Oggi ricordiamo due servitori dello Stato che, con coraggio e integrità, hanno combattuto la mafia in un’epoca in cui farlo significava esporsi, senza protezioni, a rischi altissimi”.
“Cesare Terranova è stato un magistrato visionario, tra i primi a comprendere e indagare i legami tra mafia e potere. Lenin Mancuso ha condiviso con lui questo destino, testimone silenzioso e valoroso della lotta alla criminalità organizzata. Nel 1979, l’omicidio di Cesare Terranova e Lenin Mancuso segnò uno spartiacque nella storia della lotta alla mafia – prosegue il primo cittadino – A distanza di oltre quarant’anni, la memoria di quel tragico giorno rappresenta non solo un doveroso omaggio, ma un monito per le istituzioni, la società civile e le nuove generazioni. Palermo non dimentica. Onorarli significa continuare la loro battaglia con gli strumenti della democrazia, della legalità e della cultura”.
Russo (FdI): “Magistrato di straordinaria integrità”
“Il 25 settembre 1979 la mafia colpiva vigliaccamente il giudice Cesare Terranova e il maresciallo maggiore della Polizia di Stato Lenin Mancuso. Terranova, magistrato di straordinaria integrità e competenza, dedicò la sua vita alla ricerca della verità e alla difesa delle istituzioni repubblicane, affrontando con coraggio i poteri criminali che minacciavano la società. Mancuso, fedele servitore dello Stato, lo accompagnava con disciplina e dedizione, onorando fino all’ultimo istante la divisa che indossava con orgoglio”.
Lo dice il senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, componente della commissione parlamentare Antimafia.
“Il loro sacrificio – prosegue Russo – rappresentò un attacco diretto allo Stato e ai valori di giustizia e legalità. La loro eredità continua a essere esempio e stimolo per l’impegno delle istituzioni e dei cittadini nella lotta alla criminalità organizzata. Oggi, nel ricordarli, rinnoviamo la volontà di portare avanti il loro insegnamento, certi che la loro memoria resterà una guida nella battaglia per la legalità e per la libertà”
Barbagallo (Pd): “Terranova è stato un antesignano”
“Cesare Terranova fu il primo a capire il ruolo propulsore della nuova mafia, quella violenta e poi stragista, dei corleonesi di Riina e Provenzano. E’ stato un antesignano: già nel 1969 nella sentenza istruttoria della strage di viale Lazio mise in evidenza il ruolo di alcuni amministratori comunali di Palermo legati a cosa nostra”. Afferma il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo.
“La sua esperienza da magistrato, le sue intuizioni le ha profuse successivamente anche in ambito parlamentare – aggiunge – Da segretario della commissione nazionale antimafia dal 1972 al ’79, assieme a Pio La Torre predispose la relazione di minoranza in cui venivano evidenziati i rapporti tra mafia, politica e imprenditoria, citando allora nomi quali Giovanni Gioia, Vito Ciancimino e Salvo Lima. Un esempio da ricordare e da seguire – conclude – in tempi oscuri come quelli che stiamo vivendo in cui si cerca di tacitare la magistratura”.
Ferrandelli: “Coltivare il ricordo”
Per l’assessore alle politiche giovanili, Fabrizio Ferrandelli, “oggi più che mai è importante coltivare il ricordo di chi ha pagato con la vita per rendere la nostra città libera dal giogo di cosa nostra e della criminalità organizzata e la presenza dei ragazzi delle scuole ci ammonisce sull’importanza di custodirne la memoria per proiettarci sempre più consapevolmente al futuro”.
“Nessuno di questi bambini era nato 46 anni fa ed è importante che sappiano che le nuove opportunità acquisite le dobbiamo ad uomini come il giudice Terranova ed il maresciallo Lenin Mancuso, affinché possano essere fari ed esempi formativi che li accompagnino nella vita”, aggiunge Ferrandelli.

