Papa Leone ha scelto il linguaggio dei simboli durante la sua visita a Lampedusa, dove ha reso omaggio alle vittime delle migrazioni e incontrato la comunità dell’isola. Tra i momenti più significativi della giornata, la deposizione di fiori sulle tombe, il passaggio attraverso la Porta d’Europa e la preghiera sugli scogli affacciati sul Mediterraneo.
Ad accompagnare il Pontefice anche un gesto destinato a lasciare il segno: il dono di un pallone consegnato da Leo, un bambino di dieci anni arrivato a Lampedusa da neonato a bordo di un barcone.

Papa Leone a Lampedusa, il pallone donato da Leo
Poco dopo l’atterraggio sull’isola, prima di raggiungere la Porta d’Europa, papa Leone ha ricevuto il pallone e una lettera scritta dal piccolo Leo.
“Caro Papa – ha scritto il bimbo nella letterina che ha riposto fiducioso nella mani del Pontefice assieme al pallone – sono super emozionato di incontrarti! Dieci anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho smesso di giocare”.
“Spero tanto – prosegue il testo – che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me. Grazie, Leo”. Successivamente papa Leone ha raggiunto la Porta d’Europa tenendo per mano una bambina migrante, proseguendo idealmente il messaggio di accoglienza e solidarietà rappresentato dal dono ricevuto.

“Questo è un luogo in cui parlano i gesti”
Nel suo saluto alla comunità lampedusana, il Pontefice ha spiegato il significato della visita. “Non sono venuto a fare discorsi – ha affermato – ma a celebrare l’eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti”.
Papa Leone ha quindi sottolineato il valore umano della solidarietà: “I gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore”.

Il lavoro dei volontari dell’isola
Le parole del Pontefice hanno richiamato il lavoro svolto negli anni dai volontari e dagli operatori umanitari di Lampedusa, che hanno assistito migliaia di migranti sbarcati sull’isola.
Tra questi anche Leo, arrivato da neonato dopo un viaggio della speranza e accolto dalla rete di soccorso che opera sul territorio. La sua storia, raccontata attraverso il pallone donato al Papa, è diventata uno dei simboli più significativi della visita di Leone XIV a Lampedusa.

