Parla il medico aggredito: |"Sono fuggito da Catania"

Parla il medico aggredito: |”Sono fuggito da Catania”

Il racconto di Rosario Puleo al giornalista Felice Cavallaro.

Dal corriere della sera
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CATANIA – Il medico aggredito al pronto soccorso del Vittorio Emanuele di Catania si racconta in una lunga intervista al Corriere della Sera. Il giornalista Felice Cavallaro raccoglie la testimonianza del medico aggredito la sera di Capodanno che è “in fuga per sicurezza”. “Qui scappa chi viene aggredito”, commenta amaro da una città lontana Rosario Puleo. “Mi hanno lasciato solo. Già la notte del pestaggio quando ho dovuto chiamare dei familiari perché mi scortassero fino a casa. Poi, quando hanno arrestato il capobanda e denunciato altri quattro dello squadrone composto da almeno dieci persone, dalla polizia è arrivato il consiglio di allontanarmi. E io sono andato via con moglie e figli…” – racconta al CorSera. “A Capodanno però è stato toccato davvero il fondo», racconta Puleo parlando dell’arrestato, Mauro Cappadona, 47 anni. “Stavo visitando una paziente. Questo signore irrompe in ambulatorio alle 21.20 e pretende dati che non potevo certo riferire. Intanto, perché è vietato da codici e deontologia. Ma anche perché il fatto era accaduto intorno alle 17 e io avevo preso servizio alle 20”. Cappadonna torna altre tre volte. “La seconda con un altro. La terza pure. Arroganti, volgari, accompagnati da un operatore del 118 in abiti borghesi. La quarta volta è una valanga. Con il capobanda spalleggiato dallo squadrone. È il raid della punizione. Pochi secondi e mi ritrovo ammaccato, gli occhi pesti, a terra, senza possibilità di reagire perché circondato”.

“Ho scoperto che, oltre al gruppo del pestaggio, lo squadrone era composto da altri cinque o sei compari rimasti fuori come pali, come vedette, a controllare ogni porta del corridoio per bloccare la collega della stanza vicina, infermieri ed eventuali soccorritori. D’altronde, grazie a quell’operatore del 118, per il raid finale erano riusciti pure a farsi aprire una porta codificata. Che si tratti di mafia o di delinquenza, è un’azione di un’arroganza unica e indescrivibile con connivenze esterne e interne. Per il momento, io sono in fuga. E loro a piede libero. A parte il caporione arrestato. Si aspetta l’udienza di convalida il 31 gennaio. Ma posso tornare a lavorare? Può tornare a lavorare mia moglie? Posso mandare lunedì i miei figli a scuola?»

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