PALERMO – Meno sedute d’aula ma più disegni di legge presentati e approvati. I dati dell’Assemblea regionale siciliana aggiornati all’estate 2025, con un check sui primi due anni e mezzo di legislatura, parlano di un Parlamento che ha aumentato i giri del proprio motore.
Palazzo dei Normanni è finito nel miro del leader di Azione Carlo Calenda, secondo cui la Sicilia non dovrebbe più avere il suo Parlamento. I numeri sull’attività dei settanta deputati regionali, tuttavia, descrivono una realtà che non si può certo definire bloccata, al netto delle polemiche sulle mance sorte nell’ultimo anno e mezzo.
I numeri dell’Ars
Quasi mille i disegni di legge presentati finora (oltre ottocento di natura parlamentare e circa 150 governativi), contro gli 872 della passata legislatura, quando i ddl a firma dei deputati furono 779.
Le leggi approvate sono state ottanta (65 nell’esperienza precedente), alle quali si aggiungono sei leggi-voto (furono tre nella diciassettesima legislatura).
Le sedute d’aula
I dati degli uffici di Palazzo dei Normanni dicono che le sedute del Parlamento siciliano sono leggermente diminuite rispetto al passato: il 9 settembre Sala d’Ercole aprirà la sua duecentesima riunione, dato lievemente più basso rispetto al passato. Al 24 luglio le sedute svolte nell’attuale legislatura erano 195, a fronte delle 210 della precedente esperienza, ma con un aumento delle ore d’aula: 588 contro 573. In aumento anche la media delle ore di seduta: 3,1 contro 2,43.
Oltre mille gli articoli di legge approvati al 24 luglio 2025, a fronte degli 814 conteggiati ad agosto del 2020. Migliorano, in proporzione, anche i numeri delle interrogazioni con risposta scritta: su 642 presentate, 340 sono state concluse (il 53%). Nella passata legislatura le richieste erano state 1.079, con appena 377 risposte portate a termine (il 35%). In totale sono 2.052 le interrogazioni presentate, di cui 768 concluse (il 37%), contro le 1.918 del periodo dicembre 2017-dicembre 2020 che videro una percentuale di copertura del 32%.
In calo, per quanto riguarda l’attività ispettiva svolta nel Parlamento siciliano, il numero delle interpellanze ma con un aumento del tasso di svolgimento. Ad oggi, nella 18esima legislatura, le interpellanze sono state 241, di cui 153 (il 63%) concluse. I numeri della diciassettesima legislatura parlavano di 366 atti presentati e di 183 (il 50%) conclusi. Giù anche le mozioni (282 contro 484) e gli ordini del giorno (340 contro 368).
Galvagno: “Numeri dell’Ars in miglioramento”
“Vorrei che le sedute dell’Ars fossero più brevi e produttive – disse il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno presentando il bilancio dell’attività legislativa di Palazzo dei Normanni in occasione della cerimonia del ventaglio con la stampa parlamentare -, tuttavia credo che questi numeri parlino di un miglioramento dell’attività dei deputati”.
Calenda, che ha attaccato le varie Regioni (“alcune vanno proprio sciolte e commissariate con un prefetto”), si è poi concentrato direttamente sull’Ars. “La Sicilia non deve mai più avere un Parlamento regionale”, le sue parole.

Gli attacchi di Calenda alla Sicilia
Non è la prima volta che il fondatore di Azione attacca a testa basse le istituzioni e il Parlamento siciliano. L’ultima in occasione dei disagi registrati a Randazzo, in provincia di Catania, dove un nubifragio ha danneggiato il ponte San Giuliano. Calenda, postando le immagini del ponte sui social il 18 agosto e dimenticando che la competenza è dell’Anas, ha scritto: “Situazione a Randazzo, in Sicilia. Dove sono pieni di soldi europei che sperperano per mantenere voti clientelari ma non riescono a rimettere a posto un ponte”. Da qui le conclusioni decisamente sui generis: “Il consiglio regionale siciliano va sciolto e possibilmente esiliato”; “La Sicilia va affidata ad un prefetto con pieni poteri”.
Stesso ritornello a dicembre 2024, con un post sull’emergenza idrica nell’Isola. “In Sicilia l’acqua, e quasi tutto il resto, va sottratto alla gestione regionale – le parole dell’ex ministro -. Vanno chiuse le 50 società che si occupano della rete idrica e accorpate in una sola gestita dallo Stato centrale”.

