Paternese non si piega al pizzo, 4 arresti |I proventi della droga reinvestiti nell'usura

Paternese non si piega al pizzo, 4 arresti |I proventi della droga reinvestiti nell’usura

Di Laura Distefano - Azzerato dai Carabinieri gruppo criminale dedito a estorsioni, usura e rapine. Arrestati tra Catania e Paternò quattro soggetti, presunti appartenenti ai Clan Mazzei e Assinnata. L'operazione antimafia è stata avviata grazie al coraggio di un imprenditore stanco delle intimidazioni e delle minacce subite. IL PLAUSO DEL SINDACO MANGANO E DELLE ASSOCIAZIONI

quattro arresti
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PATERNO’ Non si è fatto soffocare dalla morsa dei suoi estortori. Si è armato di coraggio e nell’ottobre del 2008 è andato dritto dai carabinieri a denunciare chi aveva danneggiato e incendiato i mezzi della sua azienda per intimidirlo e costringerlo a pagare il pizzo. La tangente per assicurarsi la benevolenza di Cosa Nostra. Questo imprenditore paternese, invece, non è sceso a compromessi con i “picciotti” ed ha iniziato a collaborare con la giustizia. Un esempio di lotta che ha fatto aprire un’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sfociata con la decapitazione di un’organizzazione criminale che operava tra Paternò e Catania e che era dedita non solo al racket delle estorsioni, ma anche a droga, usura e rapine.

GLI ARRESTATI – Il blitz dei carabinieri è scattato all’alba, 50 i militari in campo e un elicottero. In esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Catania, su richiesta della Procura sono state arrestate 4 persone,. Luigi Ciccia, 27 anni, e Salvatore Crisafulli, 35 anni, ritenuti affiliati al Clan Mazzei di Catania e i paternesi Giuseppe Fioretto, 32 anni, e il 29enne Domenico Miano, vicini secondo gli inquirenti agli Assinnata di Paternò. Le accuse per i 4 indagati, sono di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, spaccio di sostanze stupefacenti e rapina, con l’aggravante dell’aver agito al fine di agevolare Cosa nostra catanese.

IL RUOLO DEGLI ASSINATA – L’inchiesta della Dda, condotta dai Carabinieri, ha delineato il modo di operare del gruppo mafioso. In particolare i militari hanno ricostruito, anche attraverso intercettazioni telefoniche, come i quattro arrestati erano riusciti attraverso le tipiche forme d’intimidazione a piegare la volontà di diversi imprenditori e commercianti costretti a pagare il pizzo pur di non subire più minacce e danneggiamenti. Nella città di Paternò era quasi risaputo che, essendo i boss del clan Assinata dietro le sbarre, chi aveva un’attività commerciale e imprenditoriale doveva pagare il pizzo a Giuseppe Fioretto, che aveva la mansione di esattore, e Luigi Ciccia.

I MAZZEI – I due paternesi, secondo quanto è emerso dalle indagini dei Carabinieri, erano legati a stretto giro con il Clan Mazzei di Catania, e in particolare avevano raggiunto una sorta di partnerariato con Crisafulli e Miano, quest’ultimo ben conosciuto nel paternese avendo vissuto buona parte dell’infanzia e adolescenza.

LA DROGA – E sono proprio questi due che allargano i settori illeciti in cui opera l’organizzazione criminale. I due presunti esponenti della famiglia Mazzei avevano organizzato una rete di spaccio nella fascia etnea con pusher ben piazzati che erano riusciti a costruire una buon giro di clienti. I proventi della vendita dello stupefacente (denominato capital gain) erano reinvestiti o nell’usura o nell’acquisto di droga.

L’USURA – Complice la grave crisi economica, infatti, l’altro settore di “business” che ha creato un fiorente volume di guadagni al gruppo criminale è quello dell’usura. Venivano concessi prestiti a interessi usurai del 15%, da un prestito di 10 mila euro da restituire in due mesi, la pretesa era quella di un pagamento mensile di 750 euro. Se il debitore per qualche motivo mancava il saldo periodico, hanno ricostruito gli investigatori, la conseguenza era quella di diventare vittima di estorsione. Un circolo vizioso, insomma, in cui sono caduti molti imprenditori disperati che si sono rivolti agli strozzini diventando facili bersagli di minacce e intimidazioni. Per ottenere il saldo dell’intero prestito compreso di interessi, i 4 arrestati in alcuni casi ricorrevano al sequestro dei mezzi fondamentali per l’attività commerciale. Con le spalle al muro i titolari delle ditte erano costretti per riavere indietro i beni di loro proprietà a pagare immediatamente il debito, intera, se così non facevano il mezzo veniva venduto anche smantellato come pezzi di ricambio.

LA DENUNCIA – Le vittime erano completamente assoggettate al ricatto di Fioretto, Ciccia, Miano e Crisafulli e per paura di ritorsioni personali o nei controlli dei loro cari, non si sono mai ribellati preferendo pagare e cucirsi nel silenzio. L’imprenditore di Paternò, invece, non si è piegato ed ha deciso di denunciare. E’ trascorso del tempo, ma oggi i suoi aguzzini sono in galera. Quest’uomo davanti agli occhi della sua famiglia e dell’intera comunità paternese e siciliana, anche se non si conosce il suo volto e il suo nome, è diventato un piccolo eroe. La speranza è che di questi eroi ce ne siano sempre di più, un esercito capace di rompere il muro dell’omertà e vincere, se non la guerra, almeno una battaglia nei confronti di Cosa Nostra.

 



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