Paternò sciolto per mafia, la presa di posizione della Chiesa

Paternò sciolto per mafia, la presa di posizione della Chiesa

Nominati, intanto, i tre commissari che guideranno il Comune per i prossimi mesi

PATERNÒ (CATANIA) – Dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, al Comune di Paternò sono stati nominati i tre commissari prefettizi che guideranno l’ente per i prossimi 18 mesi. Si tratta di Santi Giuffrè prefetto a riposo, Rosanna Mallemi, vice Prefetto di Ragusa e Gaetano D’Erba, dirigente della Prefettura di Siracusa.

Intanto dal clero paternese, in un documento firmato dal vicario foraneo don Salvatore Alì, arriva una presa di posizione chiara ed inequivocabile. Eccola, di seguito.

“Scioglimento macchia indelebile”

“La notizia dello scioglimento del Consiglio Comunale e dell’intera Amministrazione ci rattrista molto, perché getta una macchia indelebile sulla nostra amata Città. Il fatto stesso di essere arrivata nei giorni in cui ci si prepara alle festività della nostra Santa Patrona è un’ulteriore umiliazione per questa Città che non meritava di arrivare a questo.

La preparaIone della festa è ormai avviata e non si può non farla, ma certamente non potrà esserci un clima di festa come gli altri anni. Sarà l’occasione per affidare l’intera comunità civile ed ecclesiale di Paternò alla protezione della nostra Santa Barbara e chiedere a lei di ottenere dal Signore quella luce e quel discernimento necessari per guardare a ciò che ci attende con fiducia e speranza.

Desideriamo ribadire il desiderio della Chiesa di mettersi a servizio della società civile incoraggiando l’impegno e la partecipazione da un lato, dall’altro richiamando una visione alta della politica a servizio del bene comune, di cui c’è tanto bisogno.

“Malessere radicato”

Invitiamo a riflettere sulle cause profonde della crisi che ha portato allo scioglimento anticipato del Consiglio comunale. Al di là delle responsabilità delle persone e dei gruppi politici che hanno amministrato la città – che pure vanno evidenziate – vi è, a nostro avviso, una dimensione più profonda, che tocca l’intero tessuto sociale. Il fatto che per la prima volta il consiglio comunale non riesca a concludere il suo mandato è sintomo di un malessere radicato, che si esprime nella frammentazione dei gruppi sociali, nell’incapacità di “fare rete” e in una politica litigiosa e autoreferenziale, incapace di elaborare progetti di ampio respiro attorno ai quali aggregare un consenso significativo.

“Urge una presa di coscienza”

Urge una presa di coscienza da parte dell’intera cittadinanza della necessità di una partecipazione e di un dibattito aperto sul futuro della città. Il tempo lungo che ci separa dalle prossime elezioni, sia tempo opportuno e fruttuoso per costruire aggregazioni ampie capaci di dialogo e confronto, per indicare proposte complessive, tra le quali i cittadini possano scegliere con chiarezza a chi affidare il governo della città per gli anni a venire”.

“Ci auguriamo che si mettano da parte le ambizioni e i protagonismi personali e di gruppo, per cercare insieme il bene di Paternò attraverso un coinvolgimento veramente “popolare”. Auspichiamo che tutti lavorino per una città aperta e solidale, attenta alle persone più povere e fragili, capace di essere guida e riferimento nel nostro comprensorio etneo. Alla comunità cristiana chiediamo di essere “lievito”, per far crescere la sensibilità verso il bene comune e stimolo per la convergenza delle molte risorse presenti in città verso obiettivi condivisi”.


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