Riceviamo e pubblichiamo la lettera, indirizzata al presidente della Regione Rosario Crocetta, di un gruppo di lavoratori ex Pip esclusi dal bacino perché il loro reddito familiare Isee era superiore a 20.000 euro l’anno.
“Le parole, a seconda di chi le pronuncia, diventano pesantissime per chi le ascolta o le legge. Constatiamo e subiamo quotidianamente il suo pressante attacco mediatico, che si ripercuote negativamente sulle nostre famiglie. La campagna di ‘legalizzazione’ avviata sul bacino degli ex-Pip ci ha dipinto come dei milionari e truffatori, dei disonesti parassiti che come tali vanno subito estirpati.
Non siamo noi i milionari e i truffatori. Gli esclusi dalla lista del bacino per avere sforato il tetto Isee familiare di 20.000 euro, sono onesti lavoratori che hanno correttamente dichiarato ciò che gli è stato richiesto: non sono state fornite false o mendaci dichiarazioni. Abbiamo sempre adempiuto ai nostri doveri di cittadini senza avere mai dichiarato il falso, senza avere mai omesso dati richiesti, senza avere mai omesso di pagare le tasse.
Nonostante tutto siamo stati messi alla gogna mediatica, siamo stati equiparati ad evasori fiscali che destabilizzano le casse della Regione solo perché abbiamo scelto di non fare facili giochetti che ci avrebbero agevolato. La norma di applicazione del tetto Isee è stata introdotta nel 2014, nessuna norma ha mai definito o quantificato paletti di accessibilità alla retribuzione. Fino all’applicazione di quella norma che, è evidente, dà luogo ad una ingiustificata compressione e mortificazione del diritto di uguaglianza. Tutti noi ingiustamente esclusi, siamo stati sempre idonei è questo ai siciliani non è mai stato comunicato. La stessa norma di esclusione lede il diritto individuale di ogni singolo, in quanto ci vengono addebitati parametri di valutazione di un nucleo familiare vario e variabile nel tempo, come se fossero indici riconducibili esclusivamente al singolo Pip.
Con l’azione di decadenza dal bacino non ci è stato negato solo un sussidio, che per legge può essere concesso anche in base all’Isee familiare, ma ci è stato sottratto un diritto individuale che correttamente e onestamente avevamo acquisito e di cui eravamo in possesso fino all’introduzione della nuova norma. Un diritto che ci permette di vedere riconosciuti i nostri 14 anni di attività lavorativa, cancellati come se non fossimo mai legalmente esistiti.
Signor Presidente, non siamo numeri, siamo persone, individui che alla data del 31 dicembre 2013 continuavano a vedere riconosciuto il diritto di essere inseriti all’interno di un percorso di stabilizzazione, estromessi per una norma profondamente iniqua e discriminatoria. Chiediamo di essere giudicati e valutati in base a ciò che abbiamo prodotto in tutti questi anni, lavorando con serietà e professionalità. Chiediamo che vengano introdotti criteri di valutazione individuali di merito, di essere valutati in base ad essi premiando chi rispetta le leggi, chi lavora, chi produce per il bene della collettività.
In questo periodo di difficoltà economica, di tagli e di razionalizzazione della spesa, eliminare lavoratori che hanno acquisito non indifferenti professionalità, senza averli preventivamente valutati, se siano stati produttivi o no per la collettività, equivarrebbe ad un ulteriore spreco delle somme finora investite su di essi.
Pertanto Le chiediamo di riconsiderare le nostre posizioni di lavoratori, già compromesse davanti all’opinione pubblica, non danneggiandoci ulteriormente con l’estromissione dal bacino, facendoci reintegrare in base alle leggi individualmente applicabili. Le chiediamo di intervenire in autotutela per il bene nostro e della collettività.
Un gruppo di lavoratori ex pip decaduti.

