Caso chiuso al quinto tentativo | Pitruzzella, inchiesta archiviata - Live Sicilia

Caso chiuso al quinto tentativo | Pitruzzella, inchiesta archiviata

Giovanni Pitruzzella

Il presidente dell'Antitrust era indagato con altre persone per corruzione in atti giudiziari.

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PALERMO – Il caso è chiuso, ma ci sono volute cinque richieste di archiviazione e otto anni di indagini. Alla fine è stato il giudice per l’udienza preliminare di Messina, Daniela Urbani, ad archiviare l’inchiesta per corruzione in atti giudiziari che vedeva fra gli indagati il presidente dell’Antitrust, l’avvocato e docente universitario Giovanni Pitruzzella, Giuseppe Di Gesu, Giuseppe Petralia e Carlo Comandè.

Il processo era stato trasferito per competenza da Catania a Messina per il presunto coinvolgimento della figlia di Di Gesu, magistrato in servizio al Tribunale etneo, e ultima a finire nel registro degli indagati. Il pm messinese Federica Rende ha chiesto e ottenuto l’archiviazione dopo avere completato il supplemento di indagini voluto dal presidente dei Gip di Catania, Nunzio Sarpietro, lo stesso che si era più volte opposto alla chiusura del caso.

Al centro dell’indagine un’ipotesi di corruzione in atti giudiziari nell’ambito di un lodo arbitrale del 2007 tra l’Università del capoluogo etneo e il “Consorzio ennese universitario”. L’Ateneo di Catania sosteneva di vantare un credito di 25 milioni di euro e fece ricorso a un lodo arbitrale: il collegio deliberò un risarcimento simbolico di 100 mila euro. A votare a favore furono Pitruzzella, arbitro scelto dal Consorzio, i cui corsi di laurea sarebbero poi confluiti nella Kore, il presidente del collegio e allora avvocato dello Stato Giuseppe Di Gesu, e il terzo arbitro scelto dall’Università di Catania, Giuseppe Barone.

Qualche tempo dopo alla Procura di Catania arrivò un esposto nel quale si segnalava che la Kore aveva dato alla figlia di Di Gesu, magistrato, un importante incarico come docente. Solo che l’esposto “apparentemente sottoscritto dal prof Recca Antonino” nell’agosto 2010 fu disconosciuto dall’ex rettore di Catania. In realtà si trattava di “incarichi a tempo”, con “compensi esigui” per “incarichi a tempo” e senza la “prova che le docenze non siano state conferite legittimamente”.

Nell’inchiesta finirono coinvolti l’allora presidente del Consorzio ennese Petralia e l’avvocato Comandè, che nel lodo arbitrale rappresentava la Kore. All’inizio di gennaio 2016 il pm Valentina Grosso concluse che il lodo si era svolto correttamente e chiese l’archiviazione. Alla richiesta si associarono l’avvocato di Pitruzzella, Nino Caleca, di Comandè, Marcello Montalbano, e i legali di Di Gesu, Enzo Musco e Domenico Pogliese. Il presidente dei Gip Sarpietro, invece, sottolineò che Barone aveva “espresso riserve” sul lodo e così archiviò la posizione del docente, obbligando il pm a proseguire le indagini. Parlava di “circostanze poco chiare, foriere di dubbi in merito al regolare svolgimento del lodo”, sollevando l’ipotesi che un patto corruttivo ne avesse orientato il risultato.

Le indagini riguardavano anche una parcella pagata dal Consorzio ennese all’avvocato Comandè che, però, ha dimostrato che si trattava degli onorari per una quindicina di cause e non per il solo lodo.Infine, sempre secondo il pm, se davvero l’Università di Catania si fosse ritenuta vittima del lodo, per altro confermato dalla Corte d’appello, non avrebbe fatto una transazione con l’ateneo di Enna rinunciando a una parte dei crediti vantati.

E così, secondo la Procura, vista la “infondatezza della notizia di reato in quanto gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non appaiono idonei a sostenere l’accusa in giudizio”, chiese per la quinta volta l’archiviazione. Il presunto coinvolgimento della figlia di Di Gesu, però, rese necessario il trasferimento dell’inchiesta a Messina dove è stata archiviata.

Pitruzzella è stato di recente nominato giudice della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con sede a Strasburgo. Si tratta del più alto organo giurisdizionale europeo. Si insedierà nei prossimi mesi alla scadenza dell’incarico all’Antitrust. “La correttezza del professore Pitruzzella – spiega l’avvocato Caleca – è emersa fin dal primo atto processuale. Ma quando i procedimenti durano così a lungo il prezzo umano e professionale che paga il cittadino è incalcolabile”.

 

 


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4 Commenti Condividi

Commenti

    A Palermo non si puó essere bravi. Il successo professionale viene considerato un grave reato ai danni della collettivitá. I processi ai colletti bianchi generano consensi facili e clamore mediatico. Il prezzo da pagare per gli imputati é, come dice Caleca, altissimo.
    Ció dovrebbe suggerire maggiore prudenza.

    In pratica queste persone sn state sottoposte al linciaggio mediatico e ora il caso archiviato. Santo cielo, questi sn i danni di anni di inchieste nate per azzoppare le persone e non per perseguire veri reati.

    Burocrati, gente di sistema

    Quindi non ci fu niente…a posto…

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