Quanto vale il simbolo Pd? |I numeri dietro le schermaglie

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Se le Amministrative fossero accorpate alle Politiche anticipate, a Orlando la lista dem potrebbe fare comodo

Il voto a Palermo
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4 min di lettura

PALERMO – Simbolo no o simbolo sì? Al netto delle questioni di principio e dei tatticismi, nella questione aperta sul sostegno del Partito democratico a Leoluca Orlando con o senza simbolo, pesano più di tutto in realtà due numeri: 19,9 e 7,75. Cifre che potranno avere un peso determinante, ben più di qualsiasi altra cosa, nella soluzione della diatriba.

Con o senza simbolo

La questione ormai è nota. Dalle parti di Leoluca Orlando si vuole caratterizzare come civica la corsa del sindaco uscente. Possibilmente senza simboli di partito accanto al suo nome. Una strategia che ammicca all’antipolitica e che è anche quella dello sfidante Fabrizio Ferrandelli, che sulla sua corsa “solitaria” ha incentrato i claim dei primi manifesti prima che su di lui si abbattesse la notizia dell’indagine per voto di scambio politico-mafioso. Gli altri del centrosinistra ci stanno. Un partito come il Pd avrebbe qualche problema in più. Problema insormontabile secondo il segretario cittadino Carmelo Miceli. Non tanto secondo il suo capocorrente Davide Faraone, la cui apertura sull’eventualità di una corsa senza simbolo ha suscitato tanti mal di pancia nel partito.

Un’uscita tattica, con ogni probabilità, quella del sottosegretario. Fin qui era sembrato che il problema del simbolo fosse solo dei renziani, con la sua uscita Faraone ha fato venire allo scoperto altre anime del partito e se un domani l’accordo con Orlando (tutt’altro che scontato) salterà, la colpa non potrà essere addossata tutta sulla sua corrente.

Ma cosa vuole Orlando?

Simbolo sì o simbolo no, insomma? Bisognerà capire cosa verrà fuori dal confronto tra i democratici e Orlando. Che dopo essersene dette di tutti i colori in questi anni, nei prossimi giorni dovrebbero incontrarsi per capire se questo matrimonio s’ha da fare o no. Anche se in mezzo si è messa adesso la segreteria regionale del partito che ha convocato un vertice con gli alleati per ragionare sul da farsi.

Porrà davvero il veto sul simbolo il Professore? Questo è tutto da capire. E il silenzio del sindaco in questi giorni probabilmente non è casuale. Perché c’è una grossa incognita che può trasformare il simbolo del Pd da zavorra a valore aggiunto.

L’ipotesi election day

Cosa accadrà a Roma da qui a a qualche mese oggi nessuno può dirlo. Ma non è un mistero che nei piani del segretario del Pd Matteo Renzi ci sia un ritorno quanto mai rapido alle urne. Senza aspettare la scadenza naturale della legislatura che è prevista per il prossimo anno. Le resistenze al voto anticipato non mancano e oggi nessuno può essere certo che davvero ci si arriverà. Ma la possibilità c’è ed è concreta.

Se si dovesse votare per le Politiche in primavera, potrebbe esserci un grande election day che metta insieme il voto per il Parlamento nazionale e quello per i Comuni. Il più grande tra quelli chiamati al voto è proprio Palermo. E a quel punto, il simbolo del Pd a Orlando farebbe comodo eccome.

Questione di numeri

E qui arriviamo ai due numeri da cui siamo partiti. Il 7,75 è la percentuale che la lista del Pd ottenne alle ultime amministrative. E secondo tanti è quello l’ordine di grandezze a cui una lista dem oggi può ambire in uno scenario frammentato con molte liste in gioco. Diversa la musica alle ultime politiche. In quell’occasione nella città di Palermo la lista del Pd ottenne il 19,9 per cento, contro il 25,43 di media nazionale. Oggi, coi sondaggi che danno il Pd a livello nazionale sempre sopra il 30 per cento, ci si potrebbe aspettare su Palermo un dato almeno di quel tipo.

“Mia madre in cabina elettorale aprirebbe le quattro schede di Camera, Senato, Comune e circoscrizione e metterebbe quattro croci sullo stesso simbolo”, sintetizza con chiarezza un esponente dem, ragionando sulla eventualità. L’effetto traino sarebbe notevole. E con la nuova legge elettorale dei Comuni che ha reintrodotto l’effetto trascinamento (se voti solo la lista o il consigliere, il voto passa anche al sindaco collegato) questa sarebbe una manna per Orlando. Che magari potrebbe puntare all’ambizioso obiettivo del 40 per cento che assicura la vittoria a primo turno.

Non è da escludere che nella trattativa con sindaco uscente il Pd metta sul tavolo anche questo ragionamento. Che sconta però un problema di fondo: nessuno oggi può sapere con certezza se l’election day ci sarà o meno. Un altro elemento di debolezza per il Pd al tavolo della trattativa.

 

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