Prendeva il via, il 10 febbraio di quarant’anni fa, il Maxiprocesso nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. Quello è ricordato come il più grande processo nei confronti di Cosa nostra.
Meloni: “Maxiprocesso passaggio decisivo contro lotta alla mafia”
“Quarant’anni fa iniziava il Maxiprocesso contro Cosa Nostra. In un’aula bunker con centinaia di imputati, divenuta un pilastro della storia perché ha mostrato che la mafia poteva essere combattuta con la forza della legge e della giustizia”, a scriverlo su X la premier Giorgia Meloni.
“Fu un passaggio decisivo nella lotta alla mafia, costruito sul lavoro rigoroso di magistrati e forze dell’ordine, sul coraggio e la determinazione di tanti servitori dello Stato, che agirono con discrezione e fermezza, rettitudine e tenacia. Di Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutti coloro che hanno reso possibile quel processo, anche a costo di sacrificare la propria vita”.
“Il loro lascito ci insegna che la mafia si combatte con istituzioni forti, credibili e unite. La lotta alla criminalità organizzata richiede – più di ogni altra cosa – uno Stato autorevole, coerente e presente, che non arretra. Ricordare il Maxiprocesso è più di un dovere della memoria: è un impegno sempre attuale a continuare a difendere la Legalità e perseguire la Giustizia”.
Russo (FdI): “Memoria e impegno per lo Stato di diritto”
“Ricorre, in questi giorni, il quarantesimo anniversario dell’inizio del Maxiprocesso a Palermo, il più grande procedimento giudiziario contro Cosa Nostra nella storia d’Italia. Quel momento segnò un punto di svolta nella lotta alla criminalità organizzata, grazie al coraggio dei magistrati, delle forze dell’ordine e dei testimoni di giustizia che sfidarono minacce, intimidazioni e violenze”, a dichiararlo il senatore di Fratelli d’Italia e componente della commissione bicamerale antimafia Raoul Russo.
“Il 40ennale – ha aggiunto Russo – è un’occasione per ricordare il passato, ma anche un monito per il presente e per il futuro: la legalità non è mai scontata e richiede impegno quotidiano da parte delle istituzioni e dei cittadini. La politica deve continuare a sostenere la giustizia, garantire la protezione di chi lotta contro le mafie e investire nella cultura della legalità, perché solo così possiamo onorare il sacrificio di chi ha reso possibile quel processo che cambiò la storia”.
“Ricordare il Maxiprocesso significa riaffermare la centralità dello Stato di diritto, la necessità di un impegno collettivo per costruire una società libera dalla violenza e dall’illegalità e un monito a non abbassare mai la guardia e a continuare a costruire una società libera da ogni forma di violenza e intimidazione”, ha concluso.
Lagalla: “Passaggio epocale nella storia”
“Ricorrono in questi giorni i quarant’anni dall’avvio del Maxirocesso alla mafia, un passaggio che ha segnato una svolta epocale nella storia di Palermo, della Sicilia e dell’intero Paese. Fu un processo che dimostrò, per la prima volta in modo chiaro e inequivocabile, che Cosa nostra poteva essere indagata, compresa e colpita come un’organizzazione criminale unitaria. Tutto questo fu possibile grazie alla straordinaria capacità investigativa, al rigore giuridico e al coraggio civile di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme a tanti magistrati, forze dell’ordine, collaboratori e servitori dello Stato che hanno pagato anche con la vita il loro impegno nella lotta alla mafia”, a dichiararlo il sindaco di Palermo Roberto Lagalla.
“Il Maxiprocesso non fu solo un evento giudiziario, ma un atto di riscatto collettivo. Rappresentò la risposta dello Stato a chi pensava che la violenza e l’intimidazione potessero soffocare per sempre la libertà e la dignità di questa città. Da quel momento Palermo ha iniziato un lento ma profondo cambiamento culturale, fondato sulla legalità, sulla partecipazione e sulla responsabilità civile. Ricordare oggi quel passaggio storico significa rinnovare un impegno: custodire la memoria di chi ha sacrificato tutto per la giustizia e continuare, ogni giorno, a costruire una città libera dalle mafie, più giusta e più consapevole del proprio futuro”.
Anci: “Simbolo dell’Italia che ha reagito”
“Il Maxiprocesso rappresenta una pagina fondamentale della storia democratica del nostro Paese e della Sicilia – dichiarano il presidente e il segretario generale di Anci Sicilia, Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano – È il simbolo di uno Stato che ha saputo reagire con coraggio e determinazione alla mafia. Oggi, a distanza di quarant’anni, quella lezione è più attuale che mai: la lotta alla criminalità passa anche dalla qualità dell’azione amministrativa e politica”.
Secondo Anci Sicilia, la promozione della legalità deve tradursi in politiche pubbliche fondate sull’efficienza e, soprattutto, sull’efficacia degli interventi, capaci di incidere realmente sulla vita delle comunità. “Non basta proclamare principi – sottolineano –. È necessario costruire risposte serie, strutturate e durature per cittadini e imprese. La buona amministrazione, la trasparenza, la rapidità dei servizi e la capacità di programmazione sono strumenti fondamentali per contrastare i fenomeni mafiosi e rafforzare la fiducia nello Stato”.
Anci Sicilia ribadisce il ruolo centrale dei Comuni nella diffusione della cultura della legalità, attraverso politiche inclusive, investimenti mirati e sostegno allo sviluppo economico sano.
“La vera sfida di oggi – conclude Amenta – è rendere la legalità una pratica quotidiana, fatta di scelte responsabili, di rispetto delle regole e di attenzione concreta ai bisogni dei territori. Solo così possiamo onorare il sacrificio di chi ha combattuto la mafia e costruire un futuro più giusto per le nuove generazioni”.

