Il Maxiprocesso compie 40 anni, l'evento all'aula bunker

Il Maxiprocesso compie 40 anni, centinaia di studenti all’aula bunker

L'anniversario del processo a Cosa nostra con 475 imputati, scesi a 460 durante il dibattimento VIDEO

PALERMO – Centinaia di studenti e insegnanti, magistrati, esponenti delle forze dell’ordine e rappresentanti dell’avvocatura hanno partecipato a “Dentro il Maxiprocesso Memoria e tecnologia a 40 anni dall’inizio del processo alla mafia”, evento organizzato da Addiopizzo Travel, in collaborazione con il tribunale di Palermo e la Rai nell’aula bunker del carcere Ucciardone nell’ambito delle iniziative per il 40esimo anniversario della celebrazione del Maxiprocesso a Cosa nostra.

Il Maxiprocesso prese inizio il 10 febbraio 1986 a Palermo con 475 imputati, divenuti 460 durante il dibattimento. Il procedimento si concluse il 30 gennaio 1992 con la sentenza definitiva della Corte di Cassazione: 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2.665 anni di reclusione.

Durante l’evento è stata presentata la nuova esperienza di MuST23, un progetto in realtà virtuale realizzato dalla cooperativa sociale Addiopizzo Travel per il MuST23 – Museo Stazione 23 Maggio di Capaci. Il progetto dedicato alla memoria del maxi processo ha ‘come obiettivo quello di valorizzare, preservare e rendere accessibile un patrimonio storico, civile e documentale di straordinaria importanza, attraverso l’impiego di linguaggi digitali innovativi e tecnologie avanzate.

Il processo fu istruito dal pool antimafia coordinato dal giudice Antonino Caponnetto e composto, tra gli altri, da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Il dibattimento fu presieduto dal giudice Alfonso Giordano.

Per preparare l’impianto accusatorio, Falcone e Borsellino si recarono più volte all’Asinara, dove, in condizioni di massima sicurezza, studiarono migliaia di atti e analizzarono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.

Il Maxiprocesso segnò una svolta storica nella lotta alla mafia, poiché per la prima volta lo Stato riconobbe giudiziariamente l’esistenza di Cosa Nostra come organizzazione unitaria e verticistica, grazie anche alle rivelazioni del pentito Tommaso Buscetta. Il Maxiprocesso, grazie ad un progetto culturale portato avanti dalla cooperativa sociale Addiopizzo Travel, sarà accessibile a tutti. Parte degli atti processuali, grazie alla transizione digitale del Pnrr, saranno disponibili in un grande archivio digitale consultabile e interrogabile, con sistemi di ricerca avanzata che consentono di esplorare contenuti complessi in modo immediato.

Dal 10 febbraio, collegandosi al sito maxiprocessoai.must23.it, sarà possibile consultare gratuitamente 84 documenti, pari a oltre 16 mila pagine, del più grande processo alla mafia mai celebrato. Il museo di Capaci, il MuST23, sorto nell’ex stazione dei treni, propone anche un’esperienza immersiva unica con la realtà virtuale che ricostruisce fedelmente l’Aula Bunker di Palermo, consentendo ai visitatori di entrare in maniera virtuale all’interno di uno spazio unico.

Morosini: “Quello fu un momento di autocoscienza nazionale”

“Il primo Maxiprocesso a cosa nostra, celebrato in quest’aula, è un momento di autocoscienza nazionale. In quel momento tutti gli italiani hanno conosciuto davvero il fenomeno di cosa nostra che nega libertà fondamentali a tante donne e tanti uomini ha detto Perigiorgio Morosini, presidente del tribunale di Palermo -. Il Maxiprocesso fu il risultato di una svolta culturale per il lavoro della magistratura e delle forse polizia giudiziaria. Il maxi processo è stata la rappresentazione plastica che fenomeni del genere vengono contrastati con le leggi. Questa è una testimonianza di democrazia di cui noi dobbiamo essere orgogliosi e l’esperienza del primo Maxiprocesso è stata l’inizio di un lungo percorso. Davanti ad un fenomeno così mostruoso noi abbiamo guardato negli occhi il mostro e non siamo diventati come il mostro, abbiamo risposto con le regole democratiche e con la costituzione. Questo – ha concluso Morosini – è stato possibile anche perché i magistrati che hanno sintetizzato quel lavoro hanno potuto operare in piena autonomia e indipendenza, con passione civile e con qualità professionale”.

Ayala: “Dopo la requisitoria ebbi difficoltà ad alzarmi”

“Quando terminai la requisitoria, che durò 8 giorni, non riuscii ad alzarmi dalla sedia. Aspettai che l’aula si svuotasse e poi due carabinieri mi sorressero e mi fecero camminare: questo per dire che sforzo anche fisico fu”. Lo ha raccontato l’ex pm che rappresentò l’accusa al Maxiprocesso alla mafia Giuseppe Ayala.

“Eravamo nel pieno della guerra che la mafia aveva dichiarato allo Stato uccidendo decine di magistrati e uomini delle istituzioni e Giovanni Falcone ebbe l’intuizione che si dovesse avere un approccio unitario nella lotta ai clan – ha proseguito – Poi arrivarono i primi pentiti: Buscetta, Contorno… E avemmo la sensazione che stava cambiando tutto. Per la prima volta si capì che lo Stato quando davvero vuole i risultati li ottiene”.

“Il Maxiprocesso mi suscita una grande emozione, mi fa rivivere una delle pagine più significative della storia giudiziaria italiana. Il Maxiprocesso è stato un evento storico in cui per la prima volta lo Stato ha risposto come andava fatto alla mafia, che invece aveva goduto in passato di lunghi anni di impunità”.

Ayala, colui che era pm al Maxiprocesso, ha un ricordo per due amici come Falcone e Borsellino: “Sono stati a parte due colleghi straordinari, ma due amici, i nostri rapporti di amicizia sono difficili da descrivere, il legame era fortissimo e la tristezza infinita che provo ogni volta che si parla di loro, è normale che sia così, sono due ferite insanabili”.

Alfonso Giordano, scomparso il 12 luglio del 2021, presiedeva la corte, ed il figlio Stefano ha inviato una lettera per ricordare quei momenti: “Il Maxiprocesso non fu la condanna di Cosa nostra ma qualcosa di più importante, la vittoria della giurisdizione. Si può vincere contro la mafia rimanendo uno Stato di diritto. Mio padre – ha scritto nella lettera – fu presidente del tribunale e nei 35 giorni di camera di consiglio ci fu un lungo dibattimento, ci furono divergenze e momenti di tensione, ma il conforto obbliga a motivare e decidere meglio. Il contraddittorio fu garantito, ogni imputato ebbe il diritto di difendersi. In quegli anni l’Italia gridava vendetta, mio padre e gli altri magistrati del maxi processo scelsero l’applicazione della legge e questa fu la loro grandezza. La giustizia non è vendetta, è ragione applicata al caso concreto. Le ottomila pagine di motivazioni sono un momento di cultura giuridica”.

Frasca: “Il Maxiprocesso una vera svolta”

“Una vera e propria svolta – lo definisce così Matteo Frasca Presidente Corte d’Appello di Palermo il Maxiprocesso – grazie al lavoro di tanti componenti dello Stato, a cominciare dai colleghi del pull antimafia, guidati da Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, un modo nuovo per acquisire una consapevolezza diversa di Cosa Nostra, che sino alla dichiarazione di Buscetta non sapevamo neanche che si chiamasse Cosa Nostra”.

“La mafia non è forte come allora è perché è stata disarticolata gran parte della sua struttura militare. Cosa Nostra ha una storia, è un fenomeno che risale a oltre 170 anni, per cui Giovanni Falcone diceva che parlare di mafia come fenomeno emergenziale è una contraddizione, non ha senso, è un fenomeno endemico che via via deve essere scardinato con la consapevolezza che non bisogna mai abbassare la guardia e serve avere anche l’ottimismo di Giovanni Falcone, cioè la consapevolezza che essendo un fenomeno umano ha avuto un inizio e prima o poi avrà una fine”.

Riccobono: “Ricostruito gli atti del Maxiprocesso”

“Abbiamo ricostruito, con la realtà virtuale, quest’Aula e chi indossa i visori, chi fa la vista al Must23 a Capaci avrà la possibilità di trovarsi in quest’Aula durante il Maxiprocesso, quindi rivivere i fatti salienti di quel processo che è stata la prima grande vittoria dello Stato su Cosa Nostra” a spiegarlo Dario Riccobono, responsabile Must23.

“Ma abbiamo fatto di più – aggiunge -, abbiamo digitalizzato oltre 16 mila pagine degli atti del Maxiprocesso, quindi chiunque da casa col proprio computer collegandosi a maxiprocesso.ai.must23.it avrà la possibilità di fare delle domande agli atti. Un’intelligenza artificiale applicata a quegli atti, ai documenti ufficiali e quindi togliamo la polvere dagli archivi in cui erano postati questi faldoni per mettere a disposizione soprattutto delle nuove generazioni, chi 40 anni fa non era nato”.


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