Quell'adesivo che cambiò Palermo

Quell’adesivo che cambiò Palermo

Improvvisamente, cioè la mattina dopo, trovammo sulla nostra pelle un volantino urticante. Era uno schiaffo in pieno volto. Nella terra della nostra indecenza, ci raccontava la speranza della dignità, all’ombra dolce di Libero Grassi. Un pezzo di carta attaccato alla carne marmorea e indifferente di Palermo. Ci scuotemmo come Moby Dick, torturata dalla fiocina di Achab, per lasciare cadere l’ago di una rivoluzione possibile. Per fortuna, non siamo riusciti nello scopo. Palermo si infuria quando qualcuno ha il coraggio di metterle uno specchio davanti, per rammentarle quanto è brutta e quanto potrebbe essere bella. Lancia schizzi di sangue e di insulti. Si inabissa, Palermo. Si nasconde nei fondali del suo cinismo, nella fossa delle Marianne della sua abitudine a tutto, per non farsi trovare più.

In questi anni, nel periodo successivo al primo colpo di fiocina, i ragazzi di Addiopizzo sono diventati gli uomini di Addiopizzo. Hanno strutturato la loro ribellione. E qualcuno li ha guardati con sospetto. Perché? Loro avranno commesso degli sbagli, tuttavia siamo noi che osserviamo con indulgenza lo spontaneismo e diffidiamo della speranza che si organizza. Il bene si costruisce su impalcature solide, come il male. I soldi sono una via obbligata, sul cammino del servizio. Ma Palermo ha bisogno di sentirsi delusa dalla sua stessa gioia. Il peccato che non riusciamo a perdonarci è il cambiamento. E’ il motivo per cui siamo difficilmente redimibili.

Eppure, quell’adesivo sulla pelle scabra del racket e delle omissioni ha avviato una mutazione. Il dibattito pubblico è benvenuto. Se qualcuno ha qualcosa da dire su Addipizzo, lanci accuse precise con nome e cognome, come è successo per la storia di Valeria Grasso. Altrimenti taccia e rientri con il suo silenzio nella grotta di Moby Dick.


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