PALERMO – Nessun ripensamento. “Ho fatto la scelta giusta, l’unica possibile. Sono loro che se ne devono andare, non io”, dice l’imprenditore. O meglio ex imprenditore, visto che “ho perso tutto quello che avevo costruito”.
Era titolare di “un compro oro” finito nel mirino dei boss della Noce arrestati ieri dalla polizia. Paura? “Come non averne dopo quello che mi è successo”. Non solo gli chiesero tremila euro per il pizzo, lo minacciarono e gli bloccarono la serratura del negozio con l’attack, ma qualche tempo dopo, nell’estate 2015, gli bruciarono anche la casa.
Il ricordo lo turba. Dopo avere rapinato soldi e gioielli che aveva in casa, lo legarono fuori dall’abitazione e diedero fuco alla sua villa: “È stato sconvolgente. Non ho capito subito cose stesse succedendo. Poi, speravo solo che finisse subito. Che non accadesse nulla a mia moglie che era con me”.
Della casa non resta più nulla. Qualcosa si era salvato, “ma non ha potuto fare altro che abbattere la casa e vendere il terreno”. Con il ricavato ha tirato avanti. Ora però i pochi soldi racimolati sono finiti. Non si è scoraggiato, nonostante aspetti ancora di accedere al fondo riservato alle vittime di estorsione: “Ho fiducia nelle istituzioni, nel prefetto e nelle forze dell’ordine che hanno fatto un bellissimo lavoro. Diciamo che la burocrazia è un po’ lenta, ma quando ingrana funziona”. Lo dice con tono pacato alla vigilia di uno sfratto esecutivo. Non è più riuscito a pagare l’affitto della casa in cui è andato ad abitare.
Di tempo ne è passato parecchio dalla denuncia all’arresto. Le indagini hanno dovuto seguire il loro corso: “Ho chiuso l’attività, non vado alla Noce da quattro anni. Per alcuni mesi dopo la denuncia sono scappato da Palermo, poi ho deciso di tornare”. Al rientro ha trovato un clima ostile: “C’erano persone che mi incrociavano, a bordo di motociclette. Mi deridevano perché ancora non era successo nulla dopo le mie denunce. Lo scoramento c’è stato, ma me lo sono tenuto dentro e ho trovato conforto nell’associazione Addiopizzo”. Sono gli avvocati Ugo Forello e Valerio D’Antoni ad assisterlo.
Ieri è arrivato il blitz coordinato dalla Procura che ha individuato in Giovanni Musso il nuovo reggente del mandamento. “Rifarei tutto – conclude il commerciante -, tornerei subito in commissariato come ho fatto quella volta”. Come definire i boss che gli hanno distrutto la vita? “Ogni aggettivo sarebbe riduttivo, ma viviamo tutti sotto lo stesso cielo. E allora non mi resta che invitarli a pentirsi. Io spero di potere tornare a fare il mio lavoro”.

