GELA (CALTANISSETTA) – Rapinavano i supermercati con la complicità dei cugini che vi lavoravano alle dipendenze. Due i colpi messi a segno che hanno insospettito la polizia per le identiche modalità con cui sono avvenuti. Da qui le indagini che questa mattina hanno portato all’arresto di undici giovanissimi, tutti noti alle forze dell’ordine. Si tratta di Giovanni Rinzivillo, 27 anni, Mario Cammalleri, di 23 anni, Alessandro Di Fede, di 24 anni, Carmelo Manuel Giordano, di 22, Fabio Mirisola, di 20 anni, tutti di Gela, e Sebastiano Sardo, di 29, di Catania. Arresti domiciliari, invece, per Klisman Rinzivillo, di 21 anni, Francesco Spinello, di 24, Vincenzo Francesco Blanco, di 25 anni, di Niscemi, Ruben Antonio Licata, di 22 anni, Emilio Massimiliano Liparoti, di 21 anni, tutti gelesi. Obbligo di firma per Giovanni Rinzivillo di 23 anni, Salvatore Scordio, di 28 anni, e Gaetano Trubia, di 23 anni, tutti di Gela. Due dei ricercati, raggiunti dalla misura cautelare dell’obbligo di firma, risultano irreperibili perché nel frattempo sarebbero espatriati all’estero.
A mettere sulla pista giusta gli inquirenti, convinti che le due rapine fossero collegate tra di loro, è stato il “modus operandi” dei malviventi che agivano con le stesse armi e gli stessi abiti. Gli episodi si sono registrati nei supermercati “Maxisconto” di via Crimea e di Piazza Salandra a Gela dove i rapinatori entravano con disinvoltura e pretendendo dal commesso le chiavi della cassaforte, portavano via il contante. “Vittime” della rapine, altri non erano che i cugini dei malviventi, gli omonimi Giovanni Rinzivillo di 27 e 23 anni, entrambi incensurati e insospettabili.
Cinque, poi, i furti messi a segno nelle abitazioni. In uno di questi, ad essere stata presa di mira dall’organizzazione era stata la casa dei cugini di uno dei componenti della banda dalla quale era stata portata via una cassaforte contenente due mila euro. Venuto a conoscenza degli autori della rapina, suoi cugini, il proprietario della casa avrebbe organizzato una spedizione punitiva con una mazza da baseball. Tra i furti anche in quad che è stato restituito ai proprietari dietro pagamento. Il metodo del “cavallo di ritorno” consueto nella banda. In un altro episodio la fidanzata di uno dei componenti della banda avrebbe “ordinato” con insistenza il furto di una collana in casa del nonno.
Le indagini, realizzate con intercettazioni e riprese, hanno anche permesso di sgominare anche un ampio traffico di sostanza stupefacente che sarebbe stato gestito proprio da Giovanni Rinzivillo. Secondo gli inquirenti quest’ultimo era proprio la mente dell’organizzazione che era riuscita ad approvvigionare droga nel catanese grazie ai contatti con Sardo ritenuto “uno dei fornitori più conosciuti nell’hinterland etneo”. Numerosi gli episodi di spaccio che gli agenti hanno potuto constatare in via Carfì, nel piano terra al civico 27, nel quartiere Caposoprano, dove abitano i fratelli Giovanni e Klisman Rinzivillo e che nel corso delle indagini hanno portato al sequestro complessivo di 5 chili di hashish e circa 200 grammi di cocaina.
La tecnica dello spaccio era “collaudata”, dicono gli inquirenti. Avveniva nei quartieri di Macchitella e Caposoprano, luoghi della movida. Gli stessi spacciatori sarebbero arrivati a offrire a minorenni ‘canne’ a scopo pubblicitario, avvicinando anche minorenni di una comunità di recupero nel circondario nisseno. Tra gli acquirenti anche numerosi giovani della vicina Niscemi.
Nell’inchiesta sono coinvolte anche altre 12 persone, denunciate a piede libero. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dal gip del Tribunale Veronica Vaccaro, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica Lara Seccacini che ha sottolineato “l’ampia vivacità di questi soggetti incapaci di autolimitarsi nel compiere delitti, perspicaci e pronti colpire anche persone a loro vicine”. L’indagine è stata coordinata dal procuratore Lucia Lotti. “Non molliamo la presa – ha detto – ottimizzando l’attività come meglio possiamo, con carenza di mezzi e risorse sottodimensionate”. Le fa eco il questore di Caltanissetta, Bruno Megale, che evidenziando “l’incredibile capacità della banda di organizzarsi” ha sottolineato come “ci si impegna con poche risorse, sia umane che logistiche”. Il dirigente del Commissariato Francesco Marino ha riferito come “questa operazione fa seguito al blitz denominato ‘Affari di famiglia’ e fa emergere lo spiccato senso criminale del gruppo pronto a non fermarsi neppure di fronte alla famiglia”.

