Redditi mai dichiarati all'Inps| Pioggia di richieste di risarcimento

Redditi mai dichiarati all’Inps| Pioggia di richieste di risarcimento

L'Istituto avverte i pensionati: chi non ha comunicato i redditi dovrà restituire migliaia di euro.

PALERMO – Una lettera che contiene una sorta di ultimatum: comunicate subito i dati dei vostri redditi o preparatevi a dover restituire migliaia di euro. I destinatari sono migliaia di pensionati in tutta Italia e il mittente è l’Inps, l’Istituto nazionale di previdenza sociale, le cui missive hanno messo in agitazione pensionati in ogni parte del Paese e quindi anche a Palermo.

La legge prevede infatti che una pensione, nel caso in cui il reddito sia molto basso, possa essere aumentata per esigenze sociali al di là dei contributi effettivamente versati. Ma dal momento che la quota in più dipende dal reddito, è necessario che il pensionato dica all’Inps cosa possiede. Peccato però che non tutti, nonostante i numerosi solleciti, lo abbiano fatto, specie in riferimento agli anni 2012 e 2013. E così dopo anni il cervellone elettronico dell’Istituto è passato alle “maniere forti” inviando in automatico una lettera con cui si chiede la comunicazione immediata dei redditi, pena dover restituire tutto.

Una cosa non da poco, se si considera che in alcuni casi le cifre sono anche molto elevate arrivando a superare quota 6 mila, 11 mila o 16 mila euro, come successo ad alcuni lettori di Livesicilia che hanno segnalato il caso alla nostra redazione. “Dal gennaio 201343 al dicembre 2014 lei ha ricevuto un pagamento superiore a quanto dovuto – si legge in una delle lettere – non essendo possibile effettuare il recupero direttamente sulla pensione, può effettuare un pagamento sul conto corrente postale”. Il malcapitato può anche decidere di rateizzare la somma o fare ricorso. Non tutto però è perduto: entro il 14 ottobre si può infatti presentare domanda di “ricostituzione completa” dei dati, cioè fare quello che non si è fatto negli ultimi anni comunicando i dati mediante patronato o su internet.

“Per poter beneficiare di prestazioni subordinate al possesso di determinati requisiti reddituali – spiega Fabrizio Innaimi, direttore provinciale Inps Palermo – i pensionati sono tenuti a comunicare all’Istituto i redditi percepiti, diversi da quelli già memorizzati nel Casellario pensionati che, come tali, sono a noi già ben noti. Questo, come ovvio, al fine di verificare il possesso dei requisiti reddituali previsti dalle norme per la concessione della prestazione”.

“I pensionati destinatari delle comunicazioni che, ricordo, vengono inviate dal sistema informativo centrale sulla base del mancato riscontro alla prima richiesta dei dati – continua Innaimi – abbiano omesso, nonostante i solleciti, di comunicare i redditi percepiti negli anni 2012 e 2013. Da qui la comunicazione con l’avvio della procedura di revoca definitiva della prestazione, prevista dall’art.13, comma 6, lettera c) della legge 122/2010. I destinatari delle comunicazioni potranno rimediare presentando, con le modalità previste, domanda di ricostituzione, con i redditi degli anni indicati nella lettera. Così come precisato nella lettera, la domanda di ricostituzione va presentata entro il 14 ottobre 2016. La comunicazione inviata ai pensionati chiarisce anche i termini e le modalità per la presentazione dell’eventuale ricorso amministrativo”.

Quante sono le lettere in questione? Difficile dirlo, visto che tutto viene gestito da Roma. “Per il fatto che le elaborazioni vengono effettuate a livello centrale, non è possibile quantificare l’esatto numero di pensionati destinatari delle comunicazioni di revoca che, comunque, per esperienza possiamo ritenere marginale rispetto all’intera platea di pensionati”, spiegano dall’Inps. Ma a chiedere immediati provvedimenti è il consigliere comunale Pd di Palermo Carlo Di Pisa: “E’ una situazione insostenibile, non si possono mandare lettere di questo tipo a persone anziane che magari rimangono di sasso nel leggere di dover restituire cifre così elevate, senza capire il resto della missiva. L’Inps dovrebbe adottare sistemi diversi, ricordandosi di avere a che fare con persone anziane e a volte cagionevoli di salute”.

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