Referendum Giustizia 2026: Our Voice spiega perché votare NO - LiveSicilia.it

Referendum Giustizia 2026: Our Voice spiega perché votare NO

REFERENDUM
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Il 22 e 23 marzo 2026 i cittadini italiani sono chiamati a esprimersi su una riforma costituzionale che modifica sette articoli della Costituzione. Our Voice, associazione artistica e politico-sociale con sede a Palermo e presenza in Italia, Argentina, Uruguay e Paraguay, e Antimafia Duemila hanno lanciato la campagna #referendum2026votoNO per favorire una partecipazione informata e consapevole al voto.

Cos’è il Referendum Giustizia 2026 e cosa si vota

La “Riforma Nordio” è una legge costituzionale approvata dal Senato e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. Non avendo raggiunto la maggioranza dei due terzi in ciascuna Camera, è stata sottoposta a referendum confermativo ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione. La scheda contiene un unico quesito: votare Sì per confermare la riforma, No per respingerla e mantenere l’attuale sistema. Le votazioni si svolgeranno domenica 22 marzo (dalle 7 alle 23) e lunedì 23 marzo (dalle 7 alle 15).

Cosa prevede la riforma: i tre punti principali

Separazione delle carriere

La riforma introduce una distinzione strutturale e definitiva tra funzione giudicante e requirente fin dall’accesso in magistratura. Oggi, con limiti precisi, è ancora possibile transitare da un ruolo all’altro.

Due CSM al posto di uno

Nascono due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica e composti tramite sorteggio.

Alta Corte disciplinare

Le funzioni disciplinari vengono affidate a una nuova Corte autonoma, composta da 15 membri tra professori, avvocati e magistrati sorteggiati, separandole dagli organi di autogoverno.

Non è una riforma della giustizia: è una riforma della magistratura

È la distinzione su cui Our Voice e Antimafia Duemila insistono maggiormente. Dal voto referendario non dipende la riduzione dei tempi dei processi, né si interviene sulla carenza di personale o sull’organizzazione degli uffici giudiziari. La riforma non tocca nessuno dei problemi concreti che i cittadini vivono quotidianamente quando si confrontano con il sistema giudiziario. Presentarla come tale, secondo le associazioni, rischia di fuorviare chi si avvicina al voto per la prima volta.

Il sorteggio e il rischio di influenza politica sulla magistratura

Il meccanismo del sorteggio per la composizione dei nuovi CSM, pensato per ridurre il peso delle correnti interne, aprirebbe secondo i critici, tra cui Our Voice e Antimafia Duemila, nuovi margini di influenza esterna. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel gennaio 2026, alla magistratura è affidato un compito cruciale: applicare la legge e tutelare i diritti della persona.

Ma c’è un elemento della riforma che viene spesso taciuto nel dibattito pubblico. Nei due CSM e nell’Alta Corte disciplinare, il sorteggio non funziona allo stesso modo per tutti i componenti, mentre i magistrati vengono estratti a sorte tra oltre 9.000 colleghi, i componenti di nomina politica verranno sorteggiati non dalla totalità dei candidati possibili, ma da una lista di nomi preventivamente selezionata dalla maggioranza parlamentare del momento, cioè dal Governo in carica. In altri termini, il sorteggio per la componente politica parte già da una rosa ristretta e scelta dal potere esecutivo.

Il risultato concreto è che la riforma aumenta il peso del Governo all’interno degli organi che decidono sulle nomine, sui trasferimenti, sulla carriera e sulle sanzioni disciplinari dei magistrati. Una magistratura i cui organi di autogoverno sono più esposti a questo tipo di condizionamento sarà inevitabilmente più vulnerabile, i magistrati rischiano di essere intimoriti e condizionati nelle proprie decisioni, soprattutto quando si troveranno a trattare processi politicamente, economicamente e socialmente sensibili, come quelli che riguardano abusi di potere e crimini dei colletti bianchi. Per Our Voice e Antimafia Duemila, questo significa minori garanzie per il singolo cittadino davanti a un tribunale.

Una scheda bianca nelle mani di chi verrà dopo

Il testo costituzionale approvato fissa i principi, ma le conseguenze concrete dipenderanno dalle leggi attuative scritte da qualunque governo sarà in carica. Votare Sì oggi non significa approvare un sistema definito: significa delegare decisioni ancora da prendere a chi governerà in futuro, senza possibilità di tornare indietro senza un nuovo e lungo iter costituzionale. Per Our Voice e Antimafia Duemila è come consegnare una scheda bianca.

E non si tratta di un rischio astratto, esponenti dell’attuale Governo hanno già chiarito pubblicamente le proprie intenzioni sulle riforme che intendono portare avanti dopo questo referendum. Il ministro Tajani ha espressamente dichiarato la volontà di completare la riforma sottraendo la direzione delle indagini al Pubblico Ministero per affidarla alla polizia giudiziaria. Si tratta di una modifica che avrebbe conseguenze gravissime, polizia, carabinieri e guardia di finanza sono organi che rispondono al Governo, e trasferire loro il controllo delle indagini significherebbe consegnare al potere esecutivo la gestione diretta dell’attività investigativa. Una svolta apertamente autoritaria per il nostro sistema della giustizia.

Un appello trasversale: al di là degli schieramenti politici

Our Voice e Antimafia Duemila chiariscono che la campagna non è una difesa corporativa della magistratura né un atto contro il governo. L’appello è rivolto a tutti i cittadini, indipendentemente dall’orientamento politico, a partire da un principio costituzionale: la giustizia deve essere uguale per tutti. Sul fronte politico, PD, AVS e M5S si sono schierati per il No, Azione per il Sì, Italia Viva ha lasciato libertà di voto, un panorama che conferma la necessità di ragionare sui contenuti piuttosto che seguire le indicazioni di partito.

Nessun quorum: il risultato dipende da chi vota

Trattandosi di referendum costituzionale confermativo, non è previsto alcun quorum di partecipazione: l’esito è determinato dalla maggioranza dei voti validamente espressi. Secondo gli ultimi sondaggi Ipsos Doxa del 5 marzo, con un’affluenza stimata al 42%, il No sarebbe in vantaggio con il 52,4% contro il 47,6%. Solo con un’affluenza attorno al 49% l’esito si collocherebbe sul filo della parità. A pesare è anche il dato sull’informazione: solo il 10% degli italiani si dichiara molto informato sui contenuti della riforma.

È esattamente per colmare questo gap che Our Voice e Antimafia Duemila hanno costruito la propria campagna. E c’è un motivo in più per cui andare a votare è oggi un atto necessario, questo Governo ha fatto di tutto per impedire un dibattito democratico, plurale e condiviso sulla riforma. Ha azzerato la discussione parlamentare, ha tentato di anticipare il più possibile la data del referendum e, soprattutto, ha impedito il voto a oltre 5 milioni di italiani che, per motivi di studio, lavoro o cura, si trovano in un luogo diverso da quello di residenza. A queste persone è stato negato il diritto di esprimersi. A chi può farlo, il dovere di farlo è ancora più grande.

Come partecipare alla campagna

Our Voice e Antimafia Duemila mettono a disposizione materiali informativi scaricabili e stampabili sul sito www.ourvoice.it: volantini, manifesti e contenuti social pronti alla condivisione. Per informazioni: infocampagna.referendum2026@gmail.com – canali social: @referendum2026votoNO su Instagram e TikTok.

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