PALERM0 – Regge l’accusa di riciclaggio ma senza l’aggravante mafiosa. Fabio Petruzzella, uno dei più noti commercialisti palermitani, è stato condannato a 6 anni. Il pubblico ministero Giorgia Righi ne aveva chiesto 9.
Arrestato nel 2021, Petruzzella condannato
Il commercialista era stato arrestato nel 2021 insieme a Francesco Zummo, oggi deceduto, allora 90enne imprenditore plurindagato e socio dell’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino.
L’accusa è che Petruzzella, difeso dagli avvocati Roberto Tricoli e Luigi Miceli, fosse diventato la longa manus del costruttore. Lo avrebbe aiutato a far sparire, sottraendoli alla confisca, 19 milioni spostati dalla Svizzera sul conto di una banca a Tirana, in Albania.
Manovre per salvare il patrimonio del costruttore – stimato in 150 milioni di euro – sequestrato, dissequestrato in primo e secondo grado, e infine confiscato dopo un annullamento con rinvio del processo da parte della Cassazione.
I milioni del sacco di Palermo
Una storia, quella di Zummo, che riporta indietro nel tempo, fino agli anni del sacco di Palermo, alla Cosa Nostra di Totò Riina e Bernardo Provenzano. Fra il 2006 e il 2009 il costruttore era stato processato per concorso esterno in associazione mafiosa, ma la vicenda si concluse in parte con l’assoluzione e in parte con la prescrizione.
Gli investigatori si sono imbattuti per la prima volta nel nome di Zummo grazie a un appunto scoperto nella macchina di Michael Pozza, uomo della mafia canadese trovato ucciso nel 1979 a Toronto. Poi fu Giovanni Falcone, negli anni Ottanta, nell’inchiesta denominata “Pizza connection”, a scoprire che alcuni conti correnti di Zummo erano stati utilizzati per operazioni legate al traffico di stupefacenti.
Tutto questo portò al sequestro di appartamenti, ville, auto, conti correnti bancari in Italia, Canada e nelle Isole Vergini, prima restituiti e infine confiscati. Del patrimonio faceva parte anche il fondo Pluto, riferibile a Francesco e Ignazio Zummo, padre e figlio. Si trattava di un deposito in una banca svizzera contenente 12 milioni di euro.
Una scalata vertiginosa
La sua è stata una scalata vertiginosa a partire dalla fine degli anni Sessanta, quando con il consuocero Vincenzo Piazza (consigliere della famiglia mafiosa di Palermo-Uditore) e il socio Francesco Civello, divennero il braccio operativo della speculazione edilizia targata Vito Ciancimino con la costruzione di 2.700 immobili.
L’imprenditore, nonostante fosse vicino alle famiglie mafiose della Noce prima e dell’Uditore poi, aveva avuto un ruolo trasversale. I giudici ne descrissero le “collusioni” con Ciancimino, don Tano Badalamenti, i Gambino poi scappati in America durante la guerra di mafia, Leonardo Greco e Michelangelo Aiello.
I reati satellite, come il trasferimento fraudolento di beni, sono stati assorbiti dal riciclaggio, mentre è arrivata l’assoluzione per il traffico di influenze. A Petruzzella sono state concesse le attenuanti generiche. Il tribunale non ha riconosciuto le statuizioni civili.
Le intercettazioni
il commercialista parlava con la compagna a cui diceva “faccio sparire i soldi… non sono dei coglioni”.
La compagna era preoccupata: “Spero che tu non vada a farti arrestare domani per riciclaggio del denaro di Zummo”. Petruzzella prova a tranquillizzarla: “… io che ho riciclato… io faccio dei prelievi porto la carta con la firma di Zummo”.
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La donna sembrava incalzarlo: “… ma non c’è associazione a delinquere?”. Ed ecco le nuove rassicurazioni del compagno: “… no sono andato in banca ho visto i soldini… mi sono portato fuori il direttore mi ha detto Fabio tecnicamente noi bonifico lo possiamo fare anche adesso… cioè ho portato 20 milioni di euro Albania e costruisco cazzate”.
Adesso quei soldi dovranno essere restituito all’agenzia per i beni confiscati. Così ha deciso la quinta sezione sel Tribunale, presieduta da Fabrizio La Cascia, che ha condannato il commercialista Petruzzella.




