Torna a battere il cuore rosanero | "Evviva il Palermo dei palermitani"

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Commenti

    Il fondo arabo era di gran lunga migliore in termini finanziari. Se tutto va bene andremo in A tra 7 anni.

    Palermo, rinasci.

    Mi sembra di ritornare ai tempi di Barbera, solo entusiasmo e niente più,65 enni, dimenticate per sempre le grandi platee, ne abbiamo tempo per arrivare nel calcio che conta!

    Si ci andranno allo stadio, i soliti 4 gatti come in serie B. (Forse peggio)

    Mi viene in mente il Colosseo ( in piccolo) dell’epoca romana !

    Boh io nn lo capisco….c’era la possibilità finalmente di dare una svolta concreta al Palermo affidandolo a dei gruppi dalle grandi possibilità economiche e invece si va a guardare l’aspetto sentimentale del gruppo palermitano. Per carità bello la proprietà è locale, palermitana, tifosa, vorrà il bene della città (forse), ma con tutto rispetto non credo che parliamo di De Laurentis, Della Valle o famiglia Agnelli. Tra un paio d’anni saremo punto e a capo, arriveremo in serie B e poi di nuovo in cerca di investitori che portino nuovi capitali…..vabbè dai però sono palermitani.

    Guardate anche il degrado della città e non solo la squadra di calcio…..

    Il Palermo con Mirri in 3 anni non arriverà in A , basta vedere i nomi che si fanno per la panchina e per il ruolo di ds per capire che questa società non ha l’esperienza e la capacità finanziaria per un progetto del genere.

    E allora cosa proponi, ci riprendiamo Maurizio Zamparini?

    Ritrovare l’antico solco mi pare appropriato, anche se solo il tempo potrà dare concrete risposte.

    Con tutto rispetto, io non andrò mai più allo stadio. Per anni ci siamo illusi di essere una città di serie A facendo finta di non sapere che la nostra Palermo, per quello che offre e sopratutto per come è amministrata, merita solo un miserevole campionato dilettantistico.
    Vorrei essere bergamasco caro Orlando!

    Cavoli con capre.
    Un discorso totalmente privo di senso.

    In Italia c’è troppa disoccupazione. Ai prossimi mondiali non tiferò per la nazionale LOL

    Tra qualche anno pagheremo le conseguenze di questa scelta.

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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