Enna, rivolta dei detenuti carcere

Rivolta terminata nel carcere di Enna, otto arresti e trasferimenti

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Disordini cominciati dopo l'intercettazione di pacchi contenenti cellulari e droga
POLIZIA
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4 min di lettura

ENNA – Un centinaio di detenuti del carcere di Enna si è impossessato delle sezioni del vecchio padiglione, rompendo le telecamere di sorveglianza e mettendo a ferro e fuoco l’istituto.

La rivolta dei detenuti al carcere di Enna è scoppiata dopo che nei giorni scorsi un fulmine aveva fatto saltare le centraline telefoniche e, dunque, i ristretti non avevano potuto effettuare le chiamate alle famiglie.

Da stamane il disservizio era stato risolto ma i detenuti hanno cominciato la rivolta. Poco prima che scoppiasse, gli agenti di polizia penitenziaria avevano sequestrato diversi cellulari, introdotti nell’istituto di pena illegalmente e fatti avere ai detenuti, e dosi di sostanze stupefacenti.

Carcere Enna circondato da forze dell’ordine

Il carcere di Enna è stato circondato da carabinieri, polizia e guardia di finanza. La polizia penitenziaria ha chiesto aiuto ai colleghi di altre carceri che dovrebbero arrivare a breve. Sul luogo stanno per arrivare da Catania agenti del Gio (Gruppo Intervento Operativo). Non è un caso che la rivolta sia scoppiata proprio oggi, sabato 4 luglio, ed in piena estate con il piano ferie che decima ulteriormente la presenza degli agenti. Il carcere ha infatti l’organico del personale ridotto al lumicino.

Oggi a fronte di 200 detenuti reclusi ci sarebbero 6 o 7 agenti in servizio. Un mese fa circa, poco prima di un tentativo doppio di evasione dal carcere, le telecamera dell’aria passeggi, erano state distrutte probabilmente per permettere ai due, poi denunciati per evasione, di recuperare una partita di droga depositata al di là del muro che separa l’area dal muro di cinta.

“Da mesi denunciamo la carenza di personale”

Mimmo Nicotra, presidente nazionale della Confederazione sindacati polizia penitenziaria dice: “Da mesi denunciamo la grave carenza di personale nella casa circondariale luigi Bodenzad di Enna. Avevamo chiesto che i detenuti fossero sfollati per permettere la ristrutturazione del carcere che è vetusto. La propaganda del governo e del ministro Carlo Nordio si infrange con la realtà delle carceri italiane. 65 mila detenuti stoccati dentro istituti che sono vere e proprie polveriere. Ad Enna i detenuti, invece di essere sfollati, sono stati trasferiti in altre sezioni dello stesso istituto Ora la situazione è gravissima”.

Sappe: “Scontiamo anni di inerzia”

“Quanto sta accadendo nella Casa circondariale ‘Luigi Bodenza’ di Enna è di una gravità assoluta ed è la conseguenza diretta di anni di inerzia, ritardi e incapacità decisionale da parte di chi avrebbe dovuto intervenire per tempo. Si tratta di una rivolta che, purtroppo, era stata ampiamente annunciata”. Lo dice il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, e Giuseppe Cicero, segretario provinciale del Sappe di Enna, quanto sta avvenendo rappresenta “l’inevitabile conseguenza di una serie di criticità che da giorni interessano il carcere e che erano state puntualmente segnalate senza che alcuno assumesse le necessarie iniziative”.

“Il violento temporale dei giorni scorsi, con un fulmine che ha colpito l’istituto, ha provocato pesanti disservizi ai detenuti, interrompendo le comunicazioni con i familiari e compromettendo il servizio di riscaldamento dell’acqua – spiegano – Ma il problema più grave riguarda un intero padiglione detentivo, ormai in condizioni strutturali inaccettabili, per il quale da tempo chiediamo la chiusura e ristrutturazione”.

“I finanziamenti risultano già stanziati – continuano – ma è incomprensibile perché i lavori non siano ancora partiti. Questa è la dimostrazione plastica di una macchina amministrativa incapace di trasformare gli annunci in fatti“.

“Si può parlare di rivolta annunciata”

Per il Sappe, “si può parlare di una rivolta annunciata. Ancora una volta il prezzo dell’immobilismo viene pagato esclusivamente dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria, costretti ad operare ogni giorno in prima linea, con straordinaria professionalità e senso dello Stato, all’interno di strutture sempre più degradate e prive delle condizioni di sicurezza”.

Capece e Cicero puntano il dito contro “quei burocrati che continuano ad osservare passivamente il deteriorarsi della situazione senza assumere tempestivamente i provvedimenti indispensabili”. Le continue richieste di intervento sulle sezioni e sui padiglioni fatiscenti rimangono lettera morta, mentre il personale continua a lavorare in condizioni sempre più difficili e rischiose”, concludono.

Concluso l’intervento delle forze dell’ordine

Nella serata di sabato 4 luglio si è concluso l’intervento delle forze dell’ordine all’interno del carcere di Enna. I detenuti sono stati riaccompagnati nelle celle mentre – a seguito di perquisizioni – i promotori della rivolta nell’istituto, otto persone, sono stati arrestati e trasferiti dei promotori delle rivolte. Secondo le prime indagini, i disordini sarebbero cominciati a seguito dell’intercettazione di quattro pacchi, lanciati dall’esterno nel carcere, contenenti droga e cellulari.

“La rivolta al carcere di Enna è stata sedata grazie al grande lavoro degli agenti penitenziari. Tutti i detenuti sono stati riportati nelle camere di pernottamento e sono in corso le perquisizioni e gli arresti dei promotori, che verranno trasferiti in altri istituti. Il motivo dei disordini, iniziati alle 11, è stata l’intercettazione tra le 10 e le 10.30 di quattro pacchi lanciati dall’esterno e contenenti materiale illecito diretto ai detenuti. L’impianto telefonico ha infatti sempre funzionato. Anche oggi la Polizia penitenziaria ha evitato conseguenze tragiche, per questo rivolgo agli agenti il mio plauso per lo straordinario sforzo compiuto”. Così il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni.
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