"Rotoli, cimitero nel degrado| L'assessore spieghi che succede"

“Rotoli, cimitero nel degrado| L’assessore spieghi che succede”

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Commenti

    Ma la pulizia non la dovrebbe fare la RESET?

    Adesso la colpa ricadrà sugli operatori della Re.Se.T a cui viene fornito attrezzi e materiale con il contagocce.

    Il cimitero dei Rotoli non è soltanto non curato riguardo alla pulizia dei luoghi comuni e alla cura delle sepolture ma è anche un luogo dove non ci sono i minimi requisiti di sicurezza. Per potere accedere alle sepolture che si trovano nella parte alta del cimitero bisogna percorrere vialetti non delimitati da recinzione o appoggio alcuno e che lateralmente confinano con dislivelli di circa un metro rispetto a quelli inferiori senza alcun riparo.
    I mei partenti che si recano a curare la tomba dello zio Adriano sono ultraottantenni e una caduta in quel luogo potrebbe essere per loro pericolosissima. Si tratta di pericoli prevedibili visto lo stato dei luoghi. È inconcepibile tenere un cimitero in tali condizioni di mancanza di sicurezza. È dovere di chi li gestisce provvedere immediatamente prima che un evento prevedibile possa arrecare gravi traumi a chi si reca a versare lacrime per i propri cari

    ieri sono stato al cimitero dei rotoli, confermo la carente pulizia dei luoghi comuni specialmente nella parte alta, la parte bassa ha meno sporcizia, ho altresì notato che in alcuni gradini dove prima erano installati perpendicolarmente i tubi innocenti, ora tolti, ai due lati sono rimasti incassati due rialzi da almeno 20 cm, non segnalati, arrugginiti e pericolosi per chi sale e scende.

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Niente di nuovo, né la salsiccia, né Vladimiro portano ottimismo anche se dall'altra parte c'è un signore vicino agli 80 che vuole, sempre vuole, fortissimamente vuole essere ricandidato. Quasi quasi, speriamo che ce la faccia. Ma questi sarebbero capaci di perdere anche con Schifani.

Fare i conti senza l'oste Più che grandi manovre, sembra un meccanismo di legittimazione biunivoca: la coalizione sostiene il presidente, il presidente sostiene il sindaco, il sindaco riconosce il buon operato del presidente e, alla fine, tutti certificano che loro stessi e i propri compagni di coalizione hanno lavorato bene. Ma sulla base di quali indicatori? Una volta si diceva, provocatoriamente, “piove, governo ladro”; oggi sembra che chi governa voglia far valere il principio opposto: “guerra, governo assolto”. Le crisi internazionali esistono e pesano, ma non possono diventare l’alibi permanente per tutto ciò che non funziona. Giudicato e giudicante devono essere distinti: i politici amministrano, i cittadini giudicano. E giudicano sui risultati, non sulle attestazioni di merito che i governanti si attribuiscono. Sanità, strade, acqua, rifiuti, trasporti, lavoro, servizi, qualità della vita, corruzione e criminalità sono gli indicatori veri. Se su questi fronti i problemi restano evidenti, proclamare di avere lavorato bene rischia di apparire più come un’autocertificazione che come una valutazione fondata sui fatti. E quando questa autocertificazione è troppo distante dalla realtà vissuta dai cittadini, può essere percepita come una presa per i fondelli e produrre un effetto boomerang. Il giudizio vero arriverà con il voto: la riconferma non si autocertifica, non si concede tra alleati e non si scambia. Si conquista sui risultati. Altrimenti significa, appunto, fare i conti senza il cittadino.

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