Sanità, Province, Formazione | In Regione non ne fanno una giusta

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Dopo la bocciatura del Piano della rete ospedaliera, si fa fatica a trovare, in tre anni, un successo del governo Crocetta e del Parlamento. Fioccano infatti le impugnative e le sentenze sfavorevoli dei tribunali. Nonostante l'incessante pellegrinaggio di tecnici, esperti, politici, artisti e scienziati.

PALERMO – Il pellegrinaggio, finora, è stato continuo e incessante. Come gli errori. Dai tecnici ai politici, dalle icone alle star, dai giovani ai vecchi, cambia poco o nulla. Ad appena due settimane dal terzo compleanno del governo Crocetta, quello che resta ai siciliani è un cumulo di strafalcioni, cadute, marce indietro e figuracce. Compiute anche grazie alla nutrita assistenza di un’Assemblea regionale che si è assunta il compito di ratificare il disastro.

La bocciatura del Piano della rete ospedaliera siciliano è un esempio chiarissimo. C’era, in questo caso, la garanzia – certamente etica, morale – di un assessore come Lucia Borsellino. Che però ha finito per mettere la propria firma su un decreto “smontato” dal governo nazionale. I rilievi sono tanti e pesanti. In qualche caso persino imbarazzanti, quando, ad esempio, il Ministero della Salute sottolinea l’errore nelle “somme” dei posti letto (“Quella dei singoli presìdi non corrisponde al totale”). Un documento, quello cassato da Beatrice Lorenzin, che era stato il frutto, però, è bene dirlo, non solo dell’azione dell’assessore dimessosi dopo aver scelto di intraprendere il pellegrinaggio al fianco di Crocetta, trasformatosi in una via Crucis. A mettere la propria firma sono stati anche i deputati di Sala d’Ercole, che in quei giorni affollavano le commissioni Sanità per chiedere una deroga per quello o quel punto nascita, una “eccezione” per quello o l’altro piccolo ospedale. E soprattutto cercavano di mettere la mani persino sulla distribuzione dei posti letti, sulla valutazione dei manager, su tutto. Quasi un lavoro di supplenza al quale l’assessore non si è opposto con la necessaria decisioni, e che comunque non ha evitato il fallimento.

Uno dei tanti, a pensarci bene. Perché oggi il Consiglio dei ministri boccerà anche la legge sull’acqua pubblica. E qui entra in scena un ‘altra “Madonna pellegrina” del governo Crocetta. L’ex pm Contrafatto, lanciata al governo dai renziani rampanti, che, anche qui è bene specificarlo, a quella legge in qualche modo aveva provato a opporsi. Segnalando le quasi certe cause di illegittimità, a lei chiarissime anche grazie alla vicinanza con gli ambienti siculo-romani che sovrintendono ormai a ogni passo, scelta, decisione di Rosario Crocetta. “Ho recitato la parte di Cassandra”, disse la Contrafatto un po’ a malincuore, durante un dibattito della Festa dell’Unità. Ma di fronte alla volontà del governatore e del parlamento, che ha varato una legge che verrà mutilata nelle prossime ore, Vania Contrafatto non ha avuto la forza, la voglia o la possibilità di far passare il suo messaggio. E il risultato è quello lì. Il solito: un flop. Che verrà certificato dal Consiglio dei ministri.

E che si aggiungerà agli altri, ovviamente. Come quello, clamoroso, della “epocale” riforma della Province. E anche in questo caso si è replicato lo schema della legge sull’acqua. Anche stavolta, insomma, l’assessore al ramo – in questo caso Giovanni Pistorio – aveva parlato apertamente di rischi di illegittimità su alcuni punti come, ad esempio, quello riguardante l’assenza nella legge regionale, del voto ponderato per l’elezione dei presidenti dei Consorzi o delle Città metropolitane. Ma anche stavolta, il presidente e la maggioranza hanno deciso di tirare dritto. Verso un muro, come è apparso evidente dalla mega-impugnativa del governo Renzi. E dire che a quella riforma hanno lavorato quattro assessori, che incarnano un po’ tutti gli idealtipi del perfetto amministratore: l’esperto tecnico regionale (Patrizia Valenti), il tecnico d’altro profilo sceso da Roma (Marcella Castronovo), il grande saggio (Ettore Leotta), il politico navigato (Giovanni Pistorio). Alla fine, dopo un annuncio diffuso in tutti i continenti (“Abbiamo abolito le Province”), il governo è quasi costretto a ricopiare la legge Delrio, se vuole che Roma rinunci all’impugnativa.

Impugnativa che non è stata l’unica e non sarà l’ultima. Perché oggi il Consiglio dei Ministri quasi certamente, come detto, boccerà la legge sul sistema idrico. Ma potrebbe non essere, questa, l’unica brutta notizia per la Sicilia proveniente da Palazzo Chigi. A proposito di acqua, intanto, una settimana fa è arrivata una durissima nota dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. In quelle pagine, molto tecniche, l’organismo che da anni gestisce anche nel resto d’Italia le tariffe del sistema idrico, ha sostanzialmente detto alla Sicilia: “Con la nuova legge avete spostato in capo alla Regione le nostre funzioni. Da adesso in poi sbrigatevela voi”. E tra le azioni portate avanti dall’Autorità c’era quella di una sorta di verifica delle anomalie e degli arretrati. “I procedimenti tariffari sinora gestiti, – si legge nella delibera dell’organismo nazionale – relativi agli anni 2012, 2013, 2014, 2015, si sono conclusi, in gran parte, con provvedimenti di determinazione delle tariffe d’ufficio per carenze documentali o istruttorie ovvero per altri inadempimenti, ovvero con deliberazioni che richiedono in ogni caso ulteriori verifiche, approfondimenti e seguiti provvedimentali da parte dell’Autorità. Il nuovo intervento legislativo della Regione Siciliana – si leggeva sempre nella nota – preclude tuttavia la possibilità che un tale percorso, con particolare riferimento all’attività di gestione dei richiamati procedimenti di revisione delle tariffe, si dispieghi ora in modo pieno ed efficiente”. Insomma, la nuova legge “neutralizza” l’azione dell’Autorità anche in riferimento agli anni passati. Con ricadute ancora tutte da verificare. Anche questo passaggio, però, potrebbe essere oggetto dell’imminente impugnativa. Che si aggiungerà a quella che ha riguardato la legge sugli appalti. Una norma che, stando anche alle parole dell’assessore al ramo in quota Udc, cioè Giovanni Pizzo, alla fine di una interlocuzione con gli uffici romani, non sarebbe stata “sfiorata” dal governo nazionale ed è stata invece stata cassata da Palazzo Chigi.

E dire che la decisione di abolire il controllo da parte del Commissario dello Stato sembrava aprire a un luminoso futuro per le scelte legislative di una Regione fino ad allora “bacchettata” in maniera costante e durissima. Come nel caso della prima legge di stabilità di Rosario Crocetta, messa su insieme all’assessore all’Economia voluto da Roma, cioè Luca Bianchi. Due terzi di quella Finanziaria saltò in aria a causa della mega impugnativa del Prefetto Aronica. Un disastro amministrativo condiviso, ovviamente, con i deputati regionali. Molti dei quali hanno, negli anni, preferito spingere per l’inserimento nelle manovre finanziarie norme chiaramente illegittime. Per poter, così, spostare su altri soggetti (il Commissario dello Stato, in quel caso), la responsabilità della bocciatura. Ma dovunque ti giri, in questi anni davvero si fa fatica a trovare una cosa fatta bene. In tutti i settori. La Sanità, infatti, oltre al Piano delle rete ospedaliera ha subito altri colpi, ad esempio, sulla vicenda che ha riguardato i manager catanesi Cantaro e Pellicanò inizialmente tenuti fuori dalle aziende per una decisione illegittima. Mentre nella vicenda Humanitas, addirittura un errore nella “notifica” ha comportato lo sblocco di un finanziamento milionario per la società privata. E ancora, nella Formazione professionale altro strafalcione, tra tanti. Un errore formale (c’era la firma dell’assessore Scilabra e non quella di Crocetta) nel regolamento per l’accreditamento degli enti ha bloccato tutto il settore, con pesanti ricadute per i lavoratori. Mentre dal Tar fioccano le sentenze che danno torto al governo sia sulle revoche delle autorizzazioni agli enti, sia sulla gestione del cosiddetto “albo unico” dei dipendenti. Dovunque ti volti, è un disastro. Governatore e assessori, deputati, artisti e tecnici, in tre anni non ne hanno indovinata una.

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