CATANIA – Sarà Claudio Consoli il maestro delle celebrazioni in occasione della ricorrenza agatina del 17 agosto. Per ora si tratta soltanto di un’ indiscrezione; mentre l’ufficializzazione dovrebbe arrivare nei prossimi giorni. L’incarico del capo vara – da quanto si apprende – sarà limitato a un solo giorno e più specificatamente ai compiti di apertura e chiusura del sacello agatino, alla gestione delle reliquie e all’organizzazione del tradizionale giro in spalla dei devoti, attorno alla basilica cattedrale, del busto antropomorfo che contiene i resti della patrona catanese.
Per Consoli si tratta dunque di una riconferma. Il suo è stato il primo mandato conferito con la formula inedita della doppia investitura, quella cioè del Comune in sinergia con la Curia. L’incarico gli era stato affidato pubblicamente a fine dicembre dello scorso anno per essere rimesso nelle mani del sindaco e dell’arcivescovo metropolita il 12 febbraio, giorno delle celebrazioni dell’ottava. Anche allora si trattava di un incarico a tempo. Un espediente utile per la messa a regime del Comitato organizzativo che per la prima volta mette allo stesso tavolo esponenti individuati dalla Curia con personalità indicate dal Comune, tutti a titolo gratuito.
La nuova entità è stata varata a luglio scorso e vede alla presidenza Francesco Marano, uno dei più stretti collaboratori del sindaco Enzo Bianco e componente della board nazionale dei liberal Pd. Lo statuto del comitato, tuttavia, deve essere ancora pubblicato. Sembra che alcune lungaggini burocratiche abbiano impedito che l’assessorato ai Beni culturali della Regione Sicilia potesse approvarlo in via definitiva entro i primi giorni di agosto.
“Positivo ci è sembrato il lavoro svolto dal nuovo capo vara”, aveva dichiarato a conclusione delle festività di febbraio Renato Camarda, portavoce del comitato per la legalità nella festa di sant’Agata. Il giovane Consoli, devoto associato al Circolo agatino fondato dal cardinale Giuseppe Dusmet, era subentrato a Claudio Baturi, il primo maestro delle celebrazione della storia recente con un mandato a tempo. In quel caso si trattava di un incarico triennale. Alfio Rao, che si era dimesso a seguito della sentenza relativa al processo per la morte del devoto Roberto Calì, è stato l’ultimo capo vara con incarico sine die.

