PALERMO – C’è l’archiviazione. Il giudice per le indagini preliminari chiude il caso. Resta irrisolto il giallo e tramonta la speranza di conoscere il destino di Santina Renda, la bambina scomparsa quando doveva compiere sei anni, e di trovare il colpevole.
Era il 23 marzo 1990, della piccola si persero le tracce nel quartiere Cep di Palermo. L’avvocato Luigi Ferrandino, punto di riferimento in Italia della Manisco World, un’associazione internazionale che si occupa di persone scomparse, ritiene che ci siano percorsi investigativi che andavano sviluppati meglio. Sulla tragica vicenda non deve cadere il silenzio.
Santina Renda e l’uomo che le offrì la caramella
Santina sta giocando sotto casa in via Pietro dell’Aquila, insieme alla sorella Francesca, più piccola di un anno. Francesca corre dalla madre e le riferisce che Santina è salita in macchina, una station wagon di colore bianco, guidata da un uomo con la barba che indossava occhiali da sole. Le ha offerto una caramella e l’ha portata via. Dal suo racconto viene fiori anche un identikit.
Il 9 giugno una donna straniera contatta la famiglia. Sostiene di aver rapito Santina. È uno squallido sciacallaggio.
Il cugino ucciso e la ritrattazione
Ad un certo punto entra in scena Vincenzo Campanella, un giovane del quartiere soprannominato “lo scemo” per via dei suoi problemi mentali. Riferisce che Santina è morta cadendo dal suo motorino. Il racconto è confuso e non sa indicare dove cercare e trovare il corpo. “… è caduta sbattendo la testa, cosi ho caricato il corpicino su un motofurgone e l’ho gettato in un cassonetto”, disse.
Due anni dopo lo stesso Campanella fu dichiarato colpevole di avere ucciso un cuginetto di Santina, Maurizio Nunzio Renda, 8 anni, a colpi di bastone. L’aveva rapito per violentarlo. Il suo corpo fu ritrovato fra le sterpaglie. Campanella è stato condannato a 29 anni di carcere.
Aveva confessato anche nel caso di Santina Renda, salvo poi ritrattare. In occasione della prima richiesta di archiviazione, a cui i parenti si santina si oppongono, nel 2024 i pm vanno ad interrogarlo di nuovo. Poco prima ha risposto alla disperata lettera della madre di Santina, ammettendo di non avere detto tutta la verità.
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Il nuovo interrogatorio
Gli investigatori lo incontrano nella clinica psichiatrica dove è ricoverato. Racconta che la mattina della scomparsa, intorno alle 9:30, le fece fare un giro col suo motorino, poi la riportò a casa e andò dal fratello allo Zen. Qui fu rintracciato dai poliziotti. Anche lui notò una macchina grande e un uomo con la barba.
Perché confessò che la bambina era morta cadendo dal suo motorino? I poliziotti lo avevano fatto confessare, prendendolo a botte. Così dice, in un racconto ancora una volta confuso, pieno di contraddizioni e dunque ritenuto non credibile. Secondo l’avvocato Ferrandino, la nuova audizione avrebbe ricalcato quella precedente, mantenendo inesplorati dei vuoti da colmare. “Su Santina non deve cadere il silenzio”, spiega. Poi, un appello: se qualcuno sa qualcosa si faccia avanti.




