CATANIA – Venerdì sciopero generale di Cgil e Uil. Fa ancora male lo schiaffo del Presidente del Consiglio che rottamando il protocollo classico e mettendo simbolicamente in soffitta il metodo della concertazione non ha incontrato i rappresentanti sindacali catanesi durante la sua recente visita mordi e fuggi. Eppure l’amministrazione aveva previsto e proposto un tavolo con le forze produttive (dai sindacati alla Confindustria). “Non c’è il tempo”. Questa la risposta di Palazzo Chigi. “Renzi ha poi trovato il tempo di incontrare altri interlocutori come gli imprenditori presenti all’incubatore di start up Telecom”, fa notare il segretario provinciale della Cgil, Giacomo Rota. “Rileviamo, invece, che Renzi incontra i lavoratori nei contesti che sceglie lui: dentro un’azienda davanti ai datori di lavoro o quando li incontra per strada, ci piacerebbe che li incontrasse insieme ai loro rappresentanti per entrare nel merito delle questioni”. Gli fa eco il segretario generale della Uil, Fortunato Parisi. “Renzi non può non ascoltare le forze sociali soprattutto in una città come Catania dove ci sono vertenze aperte che non trovano ancora una piena soluzione”. Una delle vertenze in questione è quella Micron che, a dispetto delle affermazioni del premier: “E’ ancora aperta”. E lo sarà finché resteranno fuori gli ultimi sette dipendenti rimasti al palo. Di questa e di altre vertenze si parlerà venerdì in Piazza Manganelli, dove approderà da piazza Roma lo spezzone del corteo di Cgil e Uil.
Sulla tempistica dello sciopero, che arriva dopo l’approvazione del Jobs Act, Parisi getta acqua sul fuoco. “Non è tardi perché c’è da chiedere al governo Renzi di avviare subito il tavolo della concertazione per l’applicazione dei decreti delegati: è lì che metteremo alla prova questo governo”. Neanche l’assenza della Cisl impensierisce Parisi. L’obiettivo è ricostruire l’unità sindacale. “All’indomani dello sciopero va ricostituito il tavolo unitario nonostante questa divergenza di opinioni”, afferma il sindacalista. Riforma della Pubblica Amministrazione, Jobs Act e Legge di Stabilità saranno al centro della protesta dei sindacati che scenderanno in piazza venerdì in tutta Italia. “Manca una progettualità d’insieme”, dice Rota analizzando i singoli provvedimenti e le relative ricadute sulla regione siciliana e la città etnea. L’intera struttura del Jobs Act è sbagliata: non elimina la precarietà, aumenta l’insicurezza dei lavoratori, non riforma gli ammortizzatori sociali e non ha una visione strategica per risolvere i problemi del mercato del lavoro”. Ma è soprattutto la legge di stabilità a impensierire i sindacalisti. “Si tratta di una legge che non ha una visione anticiclica, taglia sugli enti locali e non ha il coraggio di rinegoziare con L’Europa un patto di stabilità sbagliato”.
I dieci milioni di tagli al Comune di Catania, previsti dalla legge di stabilità, vanno assolutamente scongiurati. ”Se tagliamo sui servizi aumentando le tasse si impoverisce il territorio, gli 80 euro di Renzi serviranno per pagare le tasse dei primi quattro mesi dell’anno”, spiega Rota. Anche l’estensione della legge 407 a tutte le regioni rischia di avere pesanti ricadute sul territorio isolano. “Parliamo di sgravi contributivi alle imprese senza un incentivo speciale per la Sicilia, chi dovrebbe venire a investire qui?”. Con settori in grave difficoltà, come il commercio e l’artigianato, e un’economia che non riparte la richiesta di Uil e Cgil è di attenzione da parte del governo alla città di Catania. Una domanda che verrà rinnovata venerdì quando scenderanno in piazza sindacati, pensionati e lavoratori (non solo garantiti, assicurano i sindacati, come sottolinea l’hashtag twitter della manifestazione: #Xtutti).

