Sea Watch, parla il comandante: | "Rifarei tutto quello che ho fatto" - Live Sicilia

Sea Watch, parla il comandante: | “Rifarei tutto quello che ho fatto”

(Foto Facebook)

Centore è stato interrogato per circa sei ore dai pm di Agrigento.

L'INCHIESTA
di
4 Commenti Condividi

“Rifarei tutto quello che ho fatto, per salvare vite umane in mare rifarei tutto”. L’ha detto Arturo Centore, comandante della “Sea Watch 3”, all’uscita dal palazzo di giustizia di Agrigento dove per oltre 6 ore è stato incalzato dalle domande dei Pm. “Sono state salvate delle vite umane. Non è un problema ideologico. Anche dopo lo sbarco dei primi migranti, per i 47 che restavano sulla nave non c’era altra scelta che portarli nel porto di Lampedusa, sbarcarli in Italia – ha detto uno dei legali di Centore, l’avvocato Alessandro Barberini -. A quel punto, qualsiasi altra scelta sarebbe stata impraticabile”.

Il legale del comandante della Sea Watch 3, l’avvocato Alessandro Gamberini, ha reso noto, all’uscita dal tribunale di Agrigento, che “la vicenda è filmata. C’erano sulla nave dei giornalisti del New York Times e un free lance tedesco che hanno documentato con foto e video le testimonianze dei migranti. Tutte queste cose verranno recuperate dalla Procura di Agrigento e daranno conferma delle cose che abbiamo detto. E’ una vicenda alla luce del sole, nulla da strumentalizzare”. “Non si comprende – ha aggiunto – come mai una nave che compie un’operazione di questo tipo possa essere trattata, dallo Stato italiano, come una nave offensiva quando entra nelle acque territoriali”.

Articoli Correlati


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

4 Commenti Condividi

Commenti

    Ne porterei un paio a caso dell’avvocato della see watch….vorrei vedere se razzola così bene come predica

    Caro Comandante, L’ art. 21 comma 1 punto H della Legge 689/94 ratifica della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare prevede che entro le 12 miglia nautiche è vietato il transito a chiunque – tra le 12 e 24 miglia è permesso il transito tranne in alcuni casi, tra i quali il punto H

    h) prevenzione di violazioni delle leggi e regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione dello Stato costiero.

    Va bene il “salvataggio in mare” di navigli che sono in difficoltà, ma questa ormai è diventata la consuetudine di una violazione delle Leggi internazionali per “costringere” uno Stato ad accoglie immigrati clandestini.

    Le Norme Internazionali sono chiare ed il Comandante della nave le ha violate.

    Il principio non è l’accoglienza, ma il rispetto delle Leggi, se si vuole l’accoglienza, eliminiamo la procedura di Visto per gli ingressi degli stranieri e permettiamo a chiunque di venire.

    A chi fa le attinenze con le emigrazioni degli Italiani in svariate parti del mondo voglio ricordare che nessuno Stato ha mai dato cibo, assistenza sanitaria, alloggio e chissà cos’altro, i nostri Nonni e Padri si sono spaccati la schiena contando solo sulle proprie forze ed abilità lavorative, nessuno gli ha mai dato nulla.

    Basta guardarsi in giro per vedere tutti questi immigrati clandestini bighellonare in giro tranquilli e sorridenti, parlare con telefonini di ultima generazione, che molti di noi non possono permettersi ne per se ne per i propri figli, mangiano e bevono a spese nostre (solo Italiane) e poi ci dicono dall’Europa che dobbiamo rispettare i parametri dei bilanci.

    Infine, queste ONG da chi sono finanziate, chi paga le spese e gli stipendi, perchè la Guardia di Finanza non verifica la provenienza dei soldi applicando il protocollo “molecola” tanto sbandierato in Europa.

    Perfino Salvini, marinaio d’acqua dolce, addirittura Capitano, sa che nel mare, quello vero, solo se non ci sei non puoi salvare nessuno. Ma se sei lì hai il dovere di portare aiuto a chi sta per andare a fondo in forza di leggi scritte e non, e per obblighi di umanità. Figurarsi, poi, se la Sea Watch, lì c’era proprio andata, come 40 anni fa quando il governo d’allora inviò navi della nostra flotta a 11 mila miglia dalle coste italiane per strappare da morte certa il maggior numero possibile di quei vietnamiti persi per mare in fuga dal loro paese.
    Ma così non vanno più le cose, perché oggi con la fine di Mare nostrum, di Sophia e le altre, nel Mediterraneo centrale non ci sono più unità navali. Se non le poche navi delle Ong. Contro le quali da quell’interno vista mare, cioè dal ministero di Salvini, è stata schierata la forza armata delle direttive che fingono di non sapere che non c’è un porto sicuro in quel pezzo d’Africa e che nessun reato infamante è stato commesso da quell’equipaggio e dal suo capitano.
    Certo, c’è Capitano e capitano. Meglio il secondo, con la c minuscola.

    Propongo di fare santo subito il capitano, lasciarlo libero affinche in maniera gratuita (?) possa traslocare i cittadini africani in Sicilia, e perchè no, una buona quantità nella propria residenza e un’latra buona quantità da Mogavero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *