"Si chiude una pagina dolorosa | L'indagine gravò sulle elezioni"

“Si chiude una pagina dolorosa | L’indagine gravò sulle elezioni”

Il video di Ferrandelli su Facebook

Un video per commentare l'archiviazione dell'inchiesta a suo carico: "Continuo a fare il mio dovere"

Parla Ferrandelli
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PALERMO – Di quell’inchiesta si era appreso proprio nei giorni in cui in città erano apparsi i suoi primi manifesti elettorali che lanciavano la sua corsa a sindaco di Palermo. Fabrizio Ferrandelli finì nel tritacarne indagato per un’ipotesi di reato grave come il voto di scambio politico-mafioso. Un’ombra che accompagnò l’ex deputato regionale per tutta la campagna elettorale, fino alla vittoria dell’uscente Leoluca Orlando. Ora quell’inchiesta, scaturita dalle dichiarazioni di un pentito che non hanno trovato riscontro, è stata archiviata. “Una pagina brutta e dolorosa”, commenta il politico palermitano in una videodiretta su Facebook, manifestando “amarezza” per il dubbio su “come sarebbe andata quella campagna elettorale senza questa indagine”.

“Voglio ringraziare i tanti di voi che mi sono stati accanto in questi mesi difficili – dice Ferrandelli nel video registrato davanti a Palazzo delle Aquile, sede del Comune -. Finalmente mettiamo il punto a una pagina brutta e dolorosa. Non è bello sentirsi citofonare dai carabinieri, raccontarlo a tua figlia e soprattutto per chi come me ha una storia nel volontariato e nell’impegno antimafia”.

Con l’archiviazione, Ferrandelli rompe il silenzio sulla vicenda. “Sono stato in silenzio per rispetto nei confronti della magistratura e per fiducia negli inquirenti. Sono stato molto fortunato nel trovare persone molto equilibrate, concentrate solo ad accertare la verità”, dice.

L’ex deputato regionale ripercorre anche le sue scelte nella fase delle indagini: “Rifarei quello che ho fatto. Di nuovo sarei io a dare la notizia dell’indagine come ho fatto allora. È giusto che un politico lo faccia. E di nuovo non mi avvarrei della facoltà di non rispondere, come spesso consigliano i legali quando c’è un interrogatorio al buio. Io ho collaborato subito con gli inquirenti perché non ho niente da nascondere e ho portato tutte le carte. Ringrazio gli avvocati che oltre il grande supporto legale mi hanno dato un grande supporto psicologico. Io nella mia vita non avrei mai potuto mettere in conto di avere contestato questo reato, proprio io che nel quartiere di Borgo Vecchio facevo i progetti con i bambini per la legalità, raccontando la vicenda del piccolo Di Matteo. E questo ti destabilizza”.

Un passaggio anche sull’antimafia, tra facciata e sostanza: “Io ero innocente e oggi rispetto a tanti che si dichiarano antimafiosi ma i cui comportamenti non sono sempre lineari, io posso offrire ai palermitani un’attestazione vera di antimafia. Sono stato frugato come un calzino con indagini, intercettazioni: potere mandare in soffitta questa stagione è un’attestazione della mia condotta. Continuo il mio lavoro, sono di nuovo al Comune, a fare il mio dovere. Devo dire che resta sempre il dubbio e l’amarezza di come sarebbe andata quella campagna elettorale senza questa indagine. Che certamente ha gravato pesantemente”.

A proposito di quei giorni, Ferrandelli ricorda: “Chi mi conosceva mi ha difeso pubblicamente. Lo ringrazio per essersi caricato questa carriola di fango. Ringrazio i miei amici, che non mi hanno mollato nemmeno un secondo e mia moglie e la mia famiglia. Ma è difficile per un candidato sindaco partire così screditato e dover passare tempo a difendersi da accuse ingiuste. Soprattutto se sei legato dal segreto istruttorio”.

“Non c’è rancore, non c’è risentimento – conclude Ferrandelli -, continuo a dedicarmi alla politica sempre con la schiena dritta e la testa alta, sapendo che quando non hai nulla da nascondere devi solamente pazientare. Ho pagato un prezzo con umiltà, dignità e con onore ma lo pagherei ancora per essere al servizio dei palermitani e delle mie figlie”.


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