Egregio Presidente Giorgio Napolitano,
mi chiamo Marina Noè e ho deciso di scriverLe, dopo aver letto la lettera pubblicata su Live Sicilia.
Anch’io, come chi scrive, conosco Totò da una vita ed anch’io sono assolutamente certe che egli non è ne mafioso né abbia mai voluto aiutare in alcun modo quell’organizzazione.
Mafioso è l’atteggiamento, a mio parere, di coloro che attraverso l’abuso delle proprie funzioni e senza alcuna remora ne verso il condannato ne verso il paese, costringono un uomo che non aveva chiesto la grazia, ma solo di potere scontare gli ultimi anni della pena inflittagli, a servizio dei più deboli e bisognosi, ancora in carcere e si badi bene, nessuno più crede alle favole.
Non c’è chi non veda che non è un problema di tecniche giudiziarie, non vi è dubbio che in questi anni e sin dal momento in cui si è costituito, ha dato lezioni di vita, di stile e di civiltà.
Non ha certamente necessità di essere rieducato il detenuto modello Totò Cuffaro, non c’è pericolo di fuga, non si sarebbe costituito, non c’è pericolo di reiterazione del reato, perché nessun reato è stato compiuto, non possiamo dimenticare che Cuffaro si è sempre dichiarato innocente!!!!!
Che segnale è quello che lo stato ha deciso di dare????
Vi è la procura generale dello stato che ritiene di poter accogliere la richiesta formulata dal detenuto! vi è un uomo come il magistrato Spampinato che certo non può essere tacciato di essere di parte e che ha ritenuto potersi procedere. Vi è invece qualcun altro che ha deciso di utilizzare un metodo che certo tanto civile non è, imponendogli un “out out” e cercando di far apparire Cuffaro come un uomo che non ha voluto collaborare.
Signor Presidente ci sono stati ben tre gradi di giudizio in cui il nostro amatissimo Totò ha collaborato con la giustizia e ne ha accettato le conclusioni, anche se mai condivise.
Vorrei esortare la Sua persona a compiere ogni utile atto al fine di ricondurre l’uso delle regole nell’alveo della legge.
Se non si fosse chiamato Totò Cuffaro, se non fosse stato amato per come invece è, se non fosse stato il politico da milioni di voti, sarebbe ancora in carcere? o meglio ci sarebbe mai entrato?
Gentile Presidente, la sofferenza maggiore di Totò, in questo momento, non è dover rimanere ancora in carcere, ma è la sofferenza di un uomo che vede il dolore della sua famiglia a cui era stata data una forte illusione ed una grande speranza.
Cerchi con tutta la sua autorevolezza, di prendere in considerazione il grido di dolore di quanti di noi Le scriveremo, concedendo a Totò Cuffaro di riabbracciare i suoi cari.
Con stima Marina Noè
Dopo la lettera di Giusy Savarino pubblicata da LiveSicilia l'ex assessore regionale si rivolge al presidente della Repubblica: "Cerchi di prendere in considerazione il grido di dolore di quanti di noi Le scriveremo concedendo a Totò Cuffaro di riabbracciare i suoi cari"
Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

